diritti

Giusto il tempo di un concerto

Mi metto comodo e invece di aprire il libro che devo finire di leggere decido di guardare un film. Uno che mi ero perso sapendo che mi sarebbe piaciuto. E infatti mi è piaciuto. Le Concert di Radu Mihaileanu racconta di Andrei Filipov, un direttore d’orchestra (Maestro del Bolshoi), allontanato dal suo mestiere di artista per aver respinto, trenta anni prima, l’ordine di espellere musicisti ebrei dal suo ensemble. 

Diari di campo: Resilienze: percorsi femminili ...

Capita a volte che io vada in qualche scuola media superiore per partecipare ad incontri sui temi del diritto d’asilo e dei rifugiati. I ragazzi mi dicono che per loro un rifugiato è una persona che scappa dalla guerra, o un uomo che è stato perseguitato per le sue idee politiche. La persona che di solito mi accompagna e porta la sua testimonianza di rifugiato è il più delle volte un ragazzo che, appunto, è scappato da una guerra o da una persecuzione dovuta alle sue idee politiche. Raramente ho una donna a fianco, e raramente i ragazzi mi citano esempi di donne fuggite per matrimoni forzati o perché attiviste in movimenti politici. Anche i media hanno questa tendenza a considerare il rifugiato come uomo: l’immaginario comune vuole e pretende che la persona in fuga e bisognosa di protezione sia esclusivamente di sesso maschile. Sebbene la percentuale di donne rifugiate presenti in Italia sia inferiore rispetto a quella degli uomini (circa il 10% del totale nell’ultimo trimestre del 2011), ciò non toglie che questa percentuale nasconda un valore assoluto ben preciso di donne che fuggono dal loro paese, con problematiche molto differenti da quelle degli uomini. E non dobbiamo dimenticare […]

Diari di campo: Terre di Siena

di Umberto Pellecchia Svoltando a destra, a un certo punto della SS Cassia in direzione Sud, si entra nelle colline. Siamo a una ventina di chilometri da Siena, paesaggi incredibili nelle terre degli Etruschi ospitano campi incolti, radi greggi di pecore e casali per la maggior parte abbandonati o in via di abbandono. Qualche orto, pochi ulivi, e una lenta ma inesorabile superstrada in via di costruzione che si infila cementizia tra i pendii per snellire il traffico della statale. È terra di passaggio, quella, tra le crete e un bosco mediterraneo che fa intuire la direzione verso il mare. In quella terra di Siena si sviluppa la tenuta di Suvignano: 700 ettari che hanno una storia, una storia che fa parte della storia dell’Italia contemporanea. Proprietà della mafia fino al 1996, poi espropriata nel 2007, ora in amministrazione giudiziaria, in attesa di decisioni che piovono dall’alto – nel rischio di una compravendita bizzarra decisa dal passato Governo che potrebbe riportare quel patrimonio di ettari nelle mani di acquirenti privati di dubbia legalità. Intanto, nell’incertezza di cosa sarà, Suvignano galleggia con strenui tentativi di turismo agrituristico e faticose produzioni di prodotti agricoli. E con l’affitto di qualcuno dei casali ancora […]

Il guardaroba per la Val di Susa: “pecore...

Umberto Pellecchia «Voglio cento pecore, cento pecore e un montone, per poter vivere cento giorni da leone» cantavano nel 1991 gli Üstmamò cercando musicalmente di sintetizzare la necessità di una resistenza ad un mondo che sembrava cambiare troppo velocemente nel delirio post-caduta del Muro. Oggi, che quel mondo pare davvero cambiato, le pecore sono diventate gli agenti antisommossa schierati nelle piazze e stazioni italiane, negli svincoli autostradali e nelle valli piemontesi. E di pecore si parla…mentre il mondo continua a cambiare mettendo sù muri di varia natura, il primo dei quali quello tra cittadini e organismi di delega del potere. L’antisommossa – più che pecore direi montoni, per la bardatura sui loro corpi – stanno a rappresentare uno di quei muri che non sono ancora caduti, quello ad esempio di uno Stato che impone sulla base di discutibili motivazioni economiche opere faraoniche che non apportano nessun beneficio diretto alla popolazione. La polizia in tenuta antisommossa nei luoghi pubblici dove ancora si esprime la contestazione a questi “muri” di ottusità politica non dovrebbe essere interpretato semplicemente come un meccanismo di ripristino delle legalità. Essa è segnale visibile di una crisi della rappresentanza, di uno scollamento tra istituzioni e cittadini, di una […]

A due anni dalle arance macchiate di sangue di ...

Torniamo  all’inizio del 2010 quando dopo 3 giorni di violenti riots, la situazione di sfruttamento lavorativo ed abitativo dei 2000 lavoratori immigrati residenti a Rosarno, nel sud dell’Italia, ha conquistato l’attenzione dei maggiori canali dell’opinione pubblica nazionale ed europea, per offrire una riflessione sistematica di come il diritto di asilo sia limitato, su scala nazionale, non soltanto da leggi e procedure, ma anche dai reticoli dell’illegalità nel mondo del lavoro.

L’aritmetica del sistema accoglienza Italia

Il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati (SPRAR) è strutturalmente sottodimensionato: i 3.000 posti in accoglienza ogni 6 mesi, sparsi in tutta Italia, sono infatti assolutamente insufficienti a far fronte alle necessità reali.

Assedio alla toga di Loris Mazzetti e Nino Di M...

Se non vogliamo che tutto rimanga com’è Pubblichiamo di seguito, in anteprima nazionale, un estratto del libro-intervista (uscito per i tipi di Aliberti editore) di Loris Mazzetti, giornalista, regista e dirigente di Raitre, a Nino Di Matteo, magistrato antimafia da anni impegnato nelle indagini sulla presunta trattativa tra Stato e mafia e presidente dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo. Un libro per molti aspetti illuminante, per la sua chiarezza e lucidità, in cui Di Matteo parla – e lo fa perché sa: cosa non comune, di questi tempi – di mafia, politica, istituzioni, P2, Riforma della giustizia, dipanando il filo che intreccia le une alle altre. È tutto davanti ai nostri occhi: come abbiamo fatto a non accorgercene prima? LORIS MAZZETTI: All’inizio di questo nostro dialogo hai introdotto il rapporto tra mafia e politica. Mi ricordo quello che disse il pentito Buscetta a Falcone quando questi aveva iniziato a indagare sul rapporto tra Cosa nostra e politici: «Decidiamo chi di noi deve morire per primo». Questa frase il boss l’ha così motivata: «Se già è un problema parlare di Cosa nostra perché non ci sono prove, perché non esistono tessere, perché non esistono atti di notaio, se già è una difficoltà […]

Pisa città aperta? Da Ikea a Rebeldía passando ...

Insurrezioni (2) di Mariangela Priarolo «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». I. Calvino, Le città invisibili Pisa, domenica, dicembre, pioggia. La città dormicchia, assopita e silenziosa come solo le città studentesche riescono a essere la domenica pomeriggio. Sì perché a Pisa, una città che ha circa ottantamila abitanti, vivono più di ventimila studenti. Senza di loro in giro per le strade la città appare deserta, abbandonata e triste, in balia dei ricordi e della malinconia. Sotto a un portone spunta ad un tratto un ambulante: è giovane, avrà vent’anni, ha la pelle scura e un mazzo di ombrelli in mano. Poco più in là un ragazzo cingalese, la stessa età e gli stessi ombrelli offerti ai radi passanti, che tirano dritti senza degnarlo di […]

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