Progetto Bianciardi

Ciclo di approfondimenti dedicati ai riflessi di Luciano Bianciardi nel mondo dell’editoria, del precariato intellettuale, della letteratura e nella cultura visiva, tra cinema e documenti video.

telescuola

Antichi Maestri #2. Bianciardi, il precettore d...

Continuiamo il percorso nella galleria degli Antichi Maestri, frammenti di voci che osarono pensare e scrivere anche di scuola e istruzione, tralasciando impudentemente gli anglismi, la valutazione, le competenze-chiave, la progettazione. Pubblichiamo questa settimana due frammenti di Luciano Bianciardi entrambi tratti da L’antimeridiano ( II voll., a cura di Luciana Bianciardi, Massimo Coppola e Alberto Piccinini, Isbn Edizioni, Milano 2008). Il primo frammento (vol. II, pp. 891-893) è tratto da un articolo sul programma televisivo Telescuola, pubblicato da «Le Ore» il 14 marzo 1963.

Il lavoro culturale in provincia. Gli anni di f...

L’articolo segue la documentazione fornita dal primo capitolo dell’eccellente libro di Silvia Trovato e Tiziano Arrigoni “Una vita per il cinema. L’avventurosa vita di Umberto Lenzi, regista“, La Bancarella Editrice, Piombino 2016, di cui raccomandiamo la lettura.

Progetto Bianciardi on Pinterest

Gli approfondimenti di lavoro culturale si fanno quadri per l’estate Perché Bianciardi è attuale? Perché è un punto di riferimento per chi cerca di ripensare la categoria del precariato cognitivo? Cosa ci insegna a proposito dell’intellettuale e dei cliché che lo caratterizzano? Forse questo “antieroe” ci appassiona troppo? Forse ci dispensa da quel ritorno all’impegno che si sente spesso ripetere? Districandoci tra saggi, romanzi, post, spettacoli teatrali, documentari e interviste siamo ritornati a rileggere l’autore de Il lavoro culturale. Qui sotto trovate una board di Pinterest (basta un clic sull’immagine) che raccoglie, ri-organizza e compara tutto il materiale pubblicato da noi e da Critica Impura, Il Quinto Stato, La Furia dei cervelli, minima & moralia e dal progetto bianciardi. Source: pinterest.com via lavoro on Pinterest

Luciano Bianciardi, Il lavoro culturale

di Alessandra Reccia [pubblicato in «Il Ponte» n. 7-8 luglio-agosto 2010] Nel 1957 esce nell’Universale Economica Feltrinelli Il lavoro culturale, l’ironica storia di un intellettuale di provincia che, convinto della forza emancipatrice della cultura, con l’aiuto del fratello minore e il sostegno di un manipolo di intellettuali anarcoidi, sperimenta le forme dell’organizzazione culturale tipiche del decennio immediatamente successivo al dopoguerra [1]. L’autore, Luciano Bianciardi, era già noto all’intellighenzia militante di quegli anni per aver scritto, insieme a Carlo Cassola, il saggio-inchiestaI minatori della Maremma, certamente una delle più interessanti e toccanti opere di denuncia degli anni Cinquanta. Proprio come intellettuale engagé era stato presentato nel 1954 dal direttore della rivista romana «Il Contemporaneo» al giovane Gian Giacomo Feltrinelli, a quel tempo alla ricerca di nuovi talenti da convogliare intorno alla «grande impresa culturale», che nasceva sotto la sua guida a Milano. La proposta di trasferirsi nella «capitale del Nord» arrivò inaspettata in un periodo di importanti ripensamenti sulla propria attività politico-culturale, maturati in seguito a un grave incidente accaduto in quello stesso 1954 al pozzo di Ribolla, dove in un’esplosione persero la vita quarantatré minatori. La morte violenta di questi operai, annunciata tra l’altro nelle pagine della sua inchiesta, portò lo scrittore grossetano […]

Fatti, rifatti, contraffatti

Ancora oggi a parlare di Bianciardi di Stefano Jacoviello Film, libri, documentari, canzoni, articoli, convegni, e ora anchespettacoli teatrali. Il pensiero di un uomo sopravvive, anche a lui stesso, nella serie di interpretazioni che lo seguono. Così si ha l’impressione di un dialogo che attraversi il tempo. Così si costruiscono le tradizioni. Fedeltà o infedeltà, al pensiero o alla persona: sono atteggiamenti interpretativi che alimentano quesiti per i filologi, i critici, i familiari, talvolta anche per i semplici passanti, acquirenti o spettatori chiamati a dar “da posteri” una sentenza qualsiasi. Nel discutere sull’attualità di Bianciardi sarebbe interessante capire quanto possa contare oggi il suo pensiero, quale sia e cosa ne resta, e quanto invece sia importante, o invadente, “il mito di un antieroe” che si è costruito a partire dalle sue narrazioni. La finzione autobiografica dei suoi romanzi è stata lo strumento più efficace per irridere il passaggio obbligato “dalla cronaca alla storia”, la progressione “dal neorealismo al realismo” che attanagliava la critica militante del dottor Fernaspe nella Milano degli anni Sessanta. Poi questa narrazione è diventata immediatamente la base per una biografia: racconto di una realtà che a sua volta era stata una finzione servita a raccontare una realtà che, […]

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