
La quarantena senza casa
Eccezione e continuità tra i senza dimora di Torino.

Il confine italo-francese, dove la frontiera uccide Briancon, mattina di inizio giugno. Ci raduniamo per una preghiera. D. è arrivata con il pastore della comunità nigeriana e un paio di amici. Con me un paio di avvocati che seguono la vicenda e qualche attivista francese. A D. è stato impedito di passare il confine, un mese fa è dovuta tornare in Puglia, dove vive da qualche anno con regolare permesso di soggiorno. La gendarmeria francese non le ha permesso di vedere il corpo di sua sorella, ripescata da un torrente. L’autopsia ha stabilito che è morta annegata. Caduta nel fiume, rincorsa dalla polizia. Cercava di passare il confine. Erano un gruppetto e lei era rimasta indietro, zoppicando per una storta. In due la accompagnavano, nel buio. Come gli altri, diecimila e forse di più passati dal Monginevro negli ultimi due anni e mezzo, anche lei voleva solo costruirsi un futuro. Forse aveva provato a restare in Italia, ma a lei, come a quasi tutti, era stato negato il diritto di asilo. Come molti altri era solo una scheda con nome e impronte digitali prese in Italia. Impossibilitata quindi a fare domanda di asilo altrove. Era andata via dal suo paese […]

Creare valore nei luoghi “marginali” con le loro potenzialità creative.

Educare alla prevenzione dei disastri attraverso il racconto nei luoghi di memoria.

Trieste è sulla rotta balcanica «Trieste, porta d’oriente per l’immigrazione clandestina. […] Così l’esodo è ricominciato, irrefrenabile, spinto anche dalla miseria […]. II flusso è in crescendo, le destinazioni principali sono Germania, Olanda, Svizzera, l’Italia è per lo più zona di transito, anche se molti si fermano. Trieste è una delle principali porte dell’immigrazione clandestina, da una ventina d’anni. Non è nuova a tragedie. […] Da un anno gli arrivi stanno crescendo incontrollabilmente. Un afflusso spaventoso, e non si capisce ancora perché.» Michele Sartori, «l’Unità», domenica 21 aprile 1991 Ci sono due questioni per le quali Trieste e il confine orientale – generalmente inspiegabilmente così lontani dal senso comune italiano, così esterni alla coscienza nazionale – fanno delle comparsate nel dibattito pubblico: la prima è il cosiddetto Giorno del Ricordo, la seconda è la rotta balcanica. E la prima sproporzionatamente di più della seconda. E allora le farse? Il 10 febbraio è quel giorno dell’anno in cui l’Italia si ricorda di avere un confine orientale sancito definitivamente col trattato di Osimo del 1975 e, imbellettati i fascisti e tolto dal cassetto il gonfalone della X MAS, trasforma una narrazione strumentalmente confusionaria e parziale in memoria nazionale. Il Giorno del Ricordo, introdotto […]