Politiche del contemporaneo

Politiche del contemporaneo accoglie le riflessioni che non cessano di puntare lo sguardo sulle trasformazioni del presente, di coglierne le profondità storiche, le temporalità molteplici, le razionalità implicite – nel tentativo di interrogarne, e analizzarne, le ragioni politiche. In questo focus ospitiamo contribuiti che vogliano provare a misurarsi con i modi in cui i poteri si inscrivono nei corpi e nelle vite, le forme in cui si esercitano nelle mutevoli manifestazioni di cattura e alienazione, così come di produzione e sfruttamento. Un banco di prova per una ricognizione sulle traiettorie e le forme di governo che il potere assume nei territori; sulle relazioni che attraversa e stabilisce; sui suoi modi di esercitare violenza e raccogliere consenso; e sui nodi problematici che intorno a esso si addensano. Il focus intende prestare particolare attenzione a tutte quelle questioni del contemporaneo intese come istanze sociali e politiche che si riproducono, persistono, irrompono costantemente nelle vite, e che le varie forme di pensiero dominante e senso comune tendono a rappresentare come intrattabili.

Diaz polizia G8

La Diaz, Franco Fedeli e la polizia democratica...

      “Passare ad una linea più incisiva, con arresti, per cancellare l’immagine di una polizia rimasta inerte di fronte agli episodi di saccheggi e devastazione”. Dalla sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova, deposizione di Ansoino Andreassi vice capo della polizia e responsabile dell’ordine pubblico durante il G8, p.67. Certamente Colucci era piuttosto condizionato dalla presenza dei vertici della polizia; capì che l’intervento era ben gradito, ma ritenendosi da parte di tutti che in effetti sussistessero i presupposti per disporlo, così venne deciso. Dalla sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova, p.91. Gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria, che abbiano notizia, anche se per indizio, della esistenza, in qualsiasi locale pubblico o privato o in qualsiasi abitazione, di armi, munizioni o materie esplodenti, non denunciate o non consegnate o comunque abusivamente detenute, procedono immediatamente a perquisizione e sequestro. art. 41 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (TULPS): perquisizione ad iniziativa autonoma. [Qui la seconda, la terza, la quarta e la quinta parte] 0- poliziotti e operai Franco Fedeli era un giornalista che si occupava di polizia. Intorno alla metà degli anni settanta riuscì (cercherò in seguito di raccontare come) nella strana impresa di mettere insieme […]

Note sul posizionamento politico di Primo Levi

Parole vere, sillogismi falsi, accostamenti scomodi. di Nicola Perugini e Francesco Zucconi “Il baricentro è nella diaspora.” [1] Su Il Sole 24 Ore dell’otto aprile scorso, Domenico Scarpa e Irene Soave, due ricercatori che collaborano con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, hanno puntualmente analizzato il processo di costruzione di un sillogismo falsamente attribuito a Primo Levi: “Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele”. A partire dalla rilevazione dell’enorme ricorrenza di tale frase sul motore di ricerca di Google, i due autori “smontano” la storia di un falso. La rivelazione nasce dal confronto tra un’intervista rilasciata nel 1982 da Levi ad Alberto Stabile per La Repubblica e l’articolo de Il Manifesto dello stesso anno in cui il giornalista Filippo Gentiloni, dopo aver riportato una frase dell’orologiaio Mendel, uno dei protagonisti di Se non ora, quando? [2], aveva aggiunto una sua frase: “E oggi i palestinesi sono gli ebrei degli israeliani”. Di qui il falso sillogismo, poi propagatosi in rete [3]. Da non poco tempo – sin dai primi cenni di Levi alle problematicità che egli vedeva in un Israele auto-erettosi a portavoce dell’ebraismo e alla sua critica nei confronti del militarismo dei governi dello stato che si dichiara ebraico – le parole di questo […]

Giusto il tempo di un concerto

Mi metto comodo e invece di aprire il libro che devo finire di leggere decido di guardare un film. Uno che mi ero perso sapendo che mi sarebbe piaciuto. E infatti mi è piaciuto. Le Concert di Radu Mihaileanu racconta di Andrei Filipov, un direttore d’orchestra (Maestro del Bolshoi), allontanato dal suo mestiere di artista per aver respinto, trenta anni prima, l’ordine di espellere musicisti ebrei dal suo ensemble. 

Il guardaroba per la Val di Susa: “pecore...

Umberto Pellecchia «Voglio cento pecore, cento pecore e un montone, per poter vivere cento giorni da leone» cantavano nel 1991 gli Üstmamò cercando musicalmente di sintetizzare la necessità di una resistenza ad un mondo che sembrava cambiare troppo velocemente nel delirio post-caduta del Muro. Oggi, che quel mondo pare davvero cambiato, le pecore sono diventate gli agenti antisommossa schierati nelle piazze e stazioni italiane, negli svincoli autostradali e nelle valli piemontesi. E di pecore si parla…mentre il mondo continua a cambiare mettendo sù muri di varia natura, il primo dei quali quello tra cittadini e organismi di delega del potere. L’antisommossa – più che pecore direi montoni, per la bardatura sui loro corpi – stanno a rappresentare uno di quei muri che non sono ancora caduti, quello ad esempio di uno Stato che impone sulla base di discutibili motivazioni economiche opere faraoniche che non apportano nessun beneficio diretto alla popolazione. La polizia in tenuta antisommossa nei luoghi pubblici dove ancora si esprime la contestazione a questi “muri” di ottusità politica non dovrebbe essere interpretato semplicemente come un meccanismo di ripristino delle legalità. Essa è segnale visibile di una crisi della rappresentanza, di uno scollamento tra istituzioni e cittadini, di una […]

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