
Scene da una battaglia
L’overture di Tarcisio Lancioni al libro “Testure. Scritti seriosi e schizzi scherzosi per Omar Calabrese” .

L’overture di Tarcisio Lancioni al libro “Testure. Scritti seriosi e schizzi scherzosi per Omar Calabrese” .

di Marianita Palumbo Il 23 novembre, in occasione del Thanksgiving Day, a Zuccotti Park l’atmosfera è di festa. Lo spazio occupato dal movimento Occupy Wall Street per più di due mesi, è stato ufficialmente sgomberato la settimana scorsa ma per questa occasione si sono dati appuntamento tutti qui per festeggiare insieme e dare ulteriore visibilità alla protesta. Un gruppo di volontari si occupa di distribuire i pasti a chiunque lo chieda. Occupy Wall Street ha fatto un appello a ristoranti e benefattori e ha raccolto fondi sufficienti per preparare più di 3000 pasti. Lo sguardo di un osservatore attento cade subito su qualche dettaglio imprevedibile in uno spazio occupato: non solo gli uomini della sicurezza vestiti di giallo che regolano il traffico per accedere all’interno dello spazio transennato, ma anche un altro gruppetto di uomini che all’interno raccolgono ininterrottamente qualsiasi minuscola cartina o rifiuto caduto per terra. Le mie prime 24 ore a New York sono sufficienti a capire quanto Occupy sia ormai diventato uno slogan, un simbolo, un logo, una parola d’ordine che circola per le strade della città ridando significato e spazio ad un modo di essere cittadini, ad un modo di interagire, ad un modo di stare. […]

Se non vogliamo che tutto rimanga com’è Pubblichiamo di seguito, in anteprima nazionale, un estratto del libro-intervista (uscito per i tipi di Aliberti editore) di Loris Mazzetti, giornalista, regista e dirigente di Raitre, a Nino Di Matteo, magistrato antimafia da anni impegnato nelle indagini sulla presunta trattativa tra Stato e mafia e presidente dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo. Un libro per molti aspetti illuminante, per la sua chiarezza e lucidità, in cui Di Matteo parla – e lo fa perché sa: cosa non comune, di questi tempi – di mafia, politica, istituzioni, P2, Riforma della giustizia, dipanando il filo che intreccia le une alle altre. È tutto davanti ai nostri occhi: come abbiamo fatto a non accorgercene prima? LORIS MAZZETTI: All’inizio di questo nostro dialogo hai introdotto il rapporto tra mafia e politica. Mi ricordo quello che disse il pentito Buscetta a Falcone quando questi aveva iniziato a indagare sul rapporto tra Cosa nostra e politici: «Decidiamo chi di noi deve morire per primo». Questa frase il boss l’ha così motivata: «Se già è un problema parlare di Cosa nostra perché non ci sono prove, perché non esistono tessere, perché non esistono atti di notaio, se già è una difficoltà […]
Insurrezioni (2) di Mariangela Priarolo «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». I. Calvino, Le città invisibili Pisa, domenica, dicembre, pioggia. La città dormicchia, assopita e silenziosa come solo le città studentesche riescono a essere la domenica pomeriggio. Sì perché a Pisa, una città che ha circa ottantamila abitanti, vivono più di ventimila studenti. Senza di loro in giro per le strade la città appare deserta, abbandonata e triste, in balia dei ricordi e della malinconia. Sotto a un portone spunta ad un tratto un ambulante: è giovane, avrà vent’anni, ha la pelle scura e un mazzo di ombrelli in mano. Poco più in là un ragazzo cingalese, la stessa età e gli stessi ombrelli offerti ai radi passanti, che tirano dritti senza degnarlo di […]

Invito alla lettura di Ilan Pappé Kibbutzim israeliani In Israele/Palestina. La retorica della coesistenza (Nottetempo, 2011) lo storico israeliano Ilan Pappé cerca di gettare sinteticamente luce sui paradigmi che hanno guidato, negli ultimi decenni, molti approcci epistemologici e molte pratiche politiche in relazione alla questione palestinese. Dopo il recente lavoro pioneristico sulla creazione dello stato di Israele – La pulizia etnica della Palestina (Fazi, 2008) – e sulla pianificazione coloniale di espulsione della popolazione palestinese, in questo saggio Pappé analizza i paradossi che accompagnano la lettura della storia e delle politiche israeliane, in particolare quei paradossi interpretativi che riproducono un discorso di “eccezione” israeliana, impedendo accostamenti e comparazioni con altre situazioni coloniali. Lo storico israeliano ricolloca invece il sionismo all’interno di un quadro più ampio di genesi, formazione e sviluppo dei movimenti di colonizzazione europea. L’invito di Pappé si inserisce nel quadro della crescita di un movimento di solidarietà internazionale che negli ultimi anni ha saputo rompere tanto con i paradigmi interpretativi classici quanto con l’ortodossia politica della coesistenza e della “pace per due popoli in due stati”. La letteratura e i materiali per un superamento di questa visione sono ormai abbondanti e si sono sedimentati in una serie di […]

di Lorenzo Trombetta [Questo articolo è già apparso sul blog “SiriaLibano” il 24 novembre e pubblicato il giorno successivo su “Europa Quotidiano”] Preti, monaci, diplomatici, lettori di arabo nelle università, accademici, presidi di facoltà, giornalisti, segretari di partito, deputati. In Italia un vero esercito di insospettabili sostiene a spada tratta la tesi del Complotto ai danni del regime di Damasco, finendo colpevolmente a sostenere la repressione in atto in Siria da oltre otto mesi e che ha causato finora l’uccisione documentata di oltre 4.000 persone. La loro tesi è che la Siria in rivolta non esiste. Esiste un popolo in ostaggio di uno scenario reale (il regime degli al-Asad in piedi da 41 anni) e di due potenziali minacce: l’invasione della Nato e la conseguente occupazione americano-sionista o l’avvento di un emirato salafita oscurantista anti-tutto. Il compito di questa legione di sostenitori italiani di al-Asad – tra cui spiccano numerosi esponenti più o meno noti del fronte antagonista trasversale tra destra e sinistra – è delegittimare la rivolta in corso. Descriverla come una montatura delle due principali tv satellitari arabe (al-Jazira e al-Arabiya), parte di un complotto americano per contrastare l’ipotetico fronte irano-russo-cinese, simbolo per loro della Resistenza al Male. […]

Le riflessioni che seguono scaturiscono da tre anni di esperienza vissuta tra le mura della Facoltà di Pianificazione del territorio nell’università IUAV di Venezia, in un luogo del sapere trasformatosi in “spazio di resistenza”.

Dal 5 al 13 novembre a Siena due percorsi fotografici per raccontare la storia e la cronaca di un’identità negata.
La data del 15 ottobre ha prodotto una cesura complessa nella fisiologia delle realtà politiche e dei movimenti di questo paese. Se sono i processi a fare le epoche e non le singole date, pensiamo ugualmente che creare un tavolo di letture focalizzato su un punto nevralgico possa contribuire a fornire un presupposto fondamentale per cominciare a produrre una riflessione che risponda della densità degli avvenimenti. La rassegna che segue si impegna ad uscire da una facile e controproducente interpretazione univoca che si muove sulla dicotomia violenza/nonviolenza, allo scopo di considerare come legittime e interlocutorie posizioni differenti. Riteniamo infatti che leggere criticamente il conflitto e la contraddizione che hanno caratterizzato il corteo del 15 possa restituire ad un momento complesso il suo significato politico e di conseguenza la sua fertilità. View “15 ottobre: riflessioni dopo la manifestazione di Roma” on Storify