Scene da una battaglia

L’overture di Tarcisio Lancioni al libro “Testure. Scritti seriosi e schizzi scherzosi per Omar Calabrese” .

Che i lavori recenti di Omar Calabrese siano dedicati a rappresentazioni di battaglie non stupisce certo chi, come è accaduto a me, lo ha incontrato per la prima volta, in occasione di una lezione universitaria, mentre era impegnato in una analisi del Barry Lyndon di Kubrick e delle controverse avventure del suo protagonista che, incastonate fra due duelli decisivi, toccano i campi di battaglia della guerra dei sette anni e quelli non meno perigliosi delle sfide di gioco.

Ripensandoci, l’immagine della battaglia mi appare particolarmente adeguata se cerco di condensare in un unico profilo le tante attività e i disparati interessi di Omar, o le sue tante vite: quella dedita alla ricerca, quella dell’impegno politico e sociale, quella del critico militante, delle arti e dei media, quella dell’organizzatore, quella dell’opinionista. La battaglia sembra infatti informare tanto il modo di affrontare le sfide intellettuali quanto la sua visione del gioco, dal bridge di Serio ludere alla pratica degli scacchi, o quella dello spettacolo mediatico della politica di Come nella boxe.

Passione per le battaglie a cui si oppone dialetticamente un lavoro continuo di intermediazione e di traduzione fra campi di ricerca e visioni del mondo i cui rapporti di coesistenza non sono sempre pacifici: la storia dell’ arte e la semiotica, la ricerca scientifica e le passioni umanistiche… Siena e la Fiorentina. Anziché provare ad abbozzare qualcosa di somigliante ad un percorso intellettuale lineare, totalmente inadeguato al carattere di questa raccolta che non si propone di celebrare nulla ma che vuole essere solo un’occasione serio-giocosa per far festa, ho così preferito, in memoria di quel primo, per me, incontro con l’analisi semiotica di scene di battaglia, cimentarmi con l’allestimento di un piccolo spettacolo neo-barocco, che per frammenti raccolti dal web e allineati dal caso, senza nulla aggiungere e nulla commentare, in una sorta di zapping – che è solo l’erede povero e popolare dei tagli ricomposti di Burroughs – proverà a comporre, per mezzo di immagini riflesse delle sue battaglie, una sorta di ritratto cubista (à la picazquez?) di Omar. .. dunque, come diceva il regista: Que la fete commence! E che sia di buon augurio per le sfide e le battaglie a venire.

… Siamo quasi arrivati a Calabrèsya, pianeta di segni abitato da alieni ekfrastici che vivono secondo le leggi del serio ludere … se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di Barbera d’Asti …

A young Italian semiologist scrutinizes today’s cultural phenomena and finds the prevailing taste to be “neo-baroque” – characterized by an appetite for virtuosity, frantic rhythms, instability, poly-dimensionality, and change. Omar Calabrese locates a “sign of the times” in an amazing variety of literary, philosophical, artistic, musical and architectural forms, from the Venice Biennale through the “new science” to television series, video games, and “zapping” with the remote control device from channel to channel. Laureato in storia della lingua, dopo aver insegnato semiologia delle arti all’Università di Bologna e come visiting professor all’École des hautes études di Parigi e alle Università di Bilbao, Barcellona, Aarhus, Yale, Harvard, Berlino, Bogotà, Buenos Aires, Londra, Zurigo, Salonicco, Praga, Vienna, Mannheim, Oporto, Tours, Amsterdam, è attualmente professore di semiotica presso l’Università di Siena. È stato consigliere comunale a Bologna, assessore alla cultura del Comune di Siena, consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’editoria e la comunicazione, presidente dell’’’Associazione italiana di studi semiotici” e della “Fondazione mediateca regionale toscana”. Ha diretto le riviste “Alfabeta” , “Rivista illustrata della comunicazione”, e ha collaborato ad altri periodici culturali come “Casabella”, “Viceversa”, “Estudios semioticos”, “Versus” – “Quaderni di studi semiotici”; ha fondato e dirige “Carte semiotiche”. Come giornalista ha collaborato al “Corriere della sera”, “Panorama”, “El Pais”, “La Repubblica”, “L’Unità”. Ha curato programmi televisivi per Rai, Mediaset e Tve. Ha curato i contenuti culturali per le Esposizioni Universali di Vancouver, Brisbane, Siviglia, Genova e Hannover.

Find Versace by Gianni Versace, Omar Calabrese 1993 and a huge selection of other items on eBay.com. L’ospite accanto a me è Omar Calabrese. Semiologo tra i più noti, e non solo in Italia. Laureato in storia della lingua, insegna teoria della comunicazione presso l’Ateneo senese e semiotica in quello milanese. Perché «la Vespa – spiega il semiologo Omar Calabrese – riesce ad identificare ancora oggi la tradizione, come la pizza o la pasta, ma anche l’invenzione e la modernità».

A wonderful essay by Omar Calabrese explains modern aesthetics by using the term “Baroque” (as opposed to the category of “Classical”), better, neobaroque. What excites, through rhythm and repetition, excess, instability, disorder, and chaos, more or less and I-do-not-know-what, the art of disorder, which is still a geometry, as the genius who applied the fractals taught. Perché la Vespa, e questo l’ha resa mito, fu prima di tutto una straordinaria innovazione tecnologica. «Corradino D’Ascanio – spiega ancora Calabrese – inventò un ri-uso dello scooter, mezzo che già veniva usato negli aeroporti dotato di ruote grandi perché riprese dai carrelli degli aerei, ma con una forma non più limitata a una visione maschile del motociclo, ma finalmente anche femminile. Questa fu una strepitosa invenzione di prodotto». Umberto Eco ebbe a dire di lui: « … la sua è un’innovativa produzione di studi sul linguaggio delle comunicazioni di massa: dalla lettura dei giornali, al telegiornale e alla tv… protagonista di alcune delle più produttive ricerche sui mass media avvenute negli ultimi decenni, ha operato anche un rinnovamento originale della semiotica delle arti visive, dove ha aperto nuove prospettive disciplinari, affrontando l’opera pittorica come testo». L’importante mostra a cura di Omar Calabrese e Claudio Strinati, è un’ occasione unica per ammirare alcuni grandi capolavori della storia dell’ arte degli ultimi cinque secoli, ma anche un momento per riflettere sull’uomo e su come esso abbia modellato e, di volta in volta, mutato la propria identità collettiva.

Da quando agli inizi del secolo si è fatto strada il concetto (molto ambiguo in verità) di “avanguardia”, uno strano destino accompagna gli artisti contemporanei, quello della condanna all’”originalità”.

Ad un certo punto si è creato un contrasto di opinioni fra l’esperto egiziano Salamah Ahmed Salamah, secondo il quale Saddam Hussein ha usato la televisione meglio di Bush, e l’ esperto italiano Omar Calabrese, che ha sostenuto sostanzialmente il contrario. Sarei tentato di dar torto ad Omar Calabrese, che è un vecchio valoroso amico. Il leader iracheno ha usato la sua televisione benissimo. Ha preso in ostaggio il telespettatore: come ha detto Paul Virilio. Calabrese poi prende in considerazione il pensiero di Sesto Empirico il quale, fonte principale per la conoscenza attuale delle teorie stoiche, scettiche ed epicuree, fornisce una serrata critica del “segno”, considerato come un ente a priori capace di accrescere la conoscenza. Anche per Epicuro la speculazione semiologica si associa alla teoria della conoscenza.

Da qui l’idea di un convegno, sponsorizzato da Umberto Eco e organizzato da Omar Calabrese ad Anghiari nel 1983 e quindi questo libro che ne presenta, con qualche modifica, gli atti. Diversi interventi sono di taglio prevalentemente semiologico: dallo studio di H. Damisch sul De perspectiva pingendi e dei suoi rapporti con le teorie di Leonardo, al saggio di Calabrese che tenta una ricostruzione del ciclo di Arezzo analizzandone la sintassi testuale e recuperandone così un senso specificamente narrativo. In altre parole: l’artista diventa per forza una specie di pubblicitario di se stesso, obbligato a sperimentare formalmente il “nuovo”, anche laddove i contenuti rimangano perfettamente gli stessi di sempre.

Come la televisione trasforma il discorso politico: incontro con Omar Calabrese nell’ambito della Festa dell’Unità presso la Fortezza da Basso. Per fortuna, la sperimentazione dell’ artista spesso è “nuova” davvero, nel senso che non segue un gusto già scontato, non rievoca echi di forme lontane che abbiano solo l’apparenza dell’innovazione, ma si dà – quasi con lo spirito della scienza – a porre buone domande ai materiali dell’espressione, e a trarre da loro tutto il potenziale di forma e di contenuto che hanno da esprimere. Marco Testa: «Come figlio, anche se ormai ho qualche capello bianco, ho sempre pudore ad elogiare il mio papà per cui lascio la parola a tre persone: Omar Calabrese, Gillo Dorfles e Armando Testa».

I telegiornali delle emittenti pubbliche e private sono da molti anni il principale strumento di informazione degli italiani. Due esperti e smaliziati critici della televisione (Omar Calabrese e Ugo Volli) ci aiutano a guardarla in modo più consapevole, svelando ci i meccanismi e i retroscena, raccontando i personaggi e le vicende, smontando la macchina del loro grande potere. Calabrese afferma che George Berkeley abbia trattato la questione del segno con ossessività in tutta la sua opera.

Il Presidente del CORECOM, il dottor Omar Calabrese che è stato invitato in Commissione, ha dato conto non solo del programma di attività per il 2005 ma ha anche anticipato le linee essenziali del programma di attività del 2006, venendo incontro ad una richiesta che gli era stata esplicitamente rivolta sia dalla Maggioranza che dalla Opposizione.

Semiologist Calabrese says that neo-baroque consists of «a search for and valorization of forms that display a loss of entirety, totality and system in favor of instability, poly-dimensionality and change». He attempts to identify the taste of our time and to illustrate it methodically. As he identifies the time’s “social aesthetics,” which he differentiates from postmodernism, he asserts that the tendency is now toward replication and that the interest is not in what is repeated but what parts are used to establish a system of invariables. Prototypes range from Rin Tin Tin to The Name of the Rose (Umberto Eco’s influence is evident) to The Rocky Horror Picture Show to fractals as art to the television series Dallas. Al centro della speculazione del semiologo “il successo senza merito” figlio dei nostri (solo nostri?) tempi, per cui raccomandazioni, scorciatoie, aiutini, colpi di fortuna e quanti altri dominano l’immaginario e l’inconscio collettivo. La gente non vuole più lavorare duramente, desidera partecipare ai quiz show, vincere al lotto o col grattaevinci, partecipare a Grande Fratello e a Saranno Famosi e avere un posto al sole senza aver fatto o saper fare assolutamente nulla. The book provides ample thought for students of comparative literature and culture; the audience is undeniably academic.

I campioni e i gregari, i pronostici, i supporters, i colpi bassi, gli schemi di gioco del grande match televisivo che decide le sorti della politica in Italia. Un’ analisi tagliente del rapporto tra sceneggiata sullo schermo, vuoto ideale e rischi per la fragile democrazia del nostro paese. Un libro che farà molto discutere … L’arte è un linguaggio? Questo interrogativo percorre la storia delle idee estetiche e della critica d’arte per tutto il nostro secolo, e costituisce il tema di uno dei più importanti dibattiti moderni sulla materia. Le posizioni al riguardo possono essere riassunte in due grandi linee: chi sostiene che l’arte è fenomeno unico e irripetibile del quale dunque non si riesce a cogliere razionalmente l’essenza; e chi al contrario pretende che l’arte abbia lo stesso statuto del linguaggio, e cioè che sia un oggetto strutturato di cui si può cogliere il meccanismo di funzionamento interno. Questo libro ripercorre la storia e definisce i diversi metodi di indagine che hanno anticipato modelli linguistici di indagine (il simbolismo americano, il purovisibilismo, la filosofia neokantiana ecc.) e traccia una mappa completa delle diverse correnti che considerano l’arte, in quanto comunicazione.

Di un libro, delizioso, però, voglio dirne il titolo: Il mito di Vespa, non si tratta del conduttore tv, ma più saggiamente la pubblicazione s’occupa del famoso scooter, l’editore è Lupetti.

QUANTO AL FUTURO, SI PENSAVA CHE, APPUNTO, SOLO RISCOPRENDO GLI ASPETTI ANTROPOLOGICI DELLA CULTURA MATERIALE SI POTESSE INDIRIZZARE IN MODO GIUSTO IL DESIGNER. COSA CHE, FORSE, NON È TANTO AVVENUTA. Quanto ai malanni della comunicazione, distinguiamo. Ci sono quelli che riguardano la comunicazione di massa, e su tutti porrei quello dell’eccesso comunicativo (ma in verità non si tratta di comunicazione, bensì di informazione: chi riceve non può a sua volta rispondere). Comunque: troppa comunicazione annulla la comunicazione.

Perché in realtà il termine “postmoderno” veniva già usato negli anni sessanta, appunto in architettura, nella critica del cinema e in quella della letteratura. Erano gli artisti a utilizzarlo, per lanciare dei veri e propri manifesti contro l’avanguardia e rivendicare o il ritorno al passato o il divertimento della citazione. Solo dopo, alla fine degli anni settanta, Lyotard ha ripreso il termine con tutt’altro significato. E peraltro spesso non è stato capito, perché architetti, cineasti, scrittori, musicisti, fumettari e quant’ altro hanno banalmente ripreso il significato antico della parola. NON LO SO SE CI SIA STATA DAVVERO QUESTA CRISI. CI SONO STATE DELLE CRISI DI CERTI SISTEMI IDEOLOGICI. STAVO DICENDO POCO FA CHE NEGLI ANNI SETTANTA CI SONO DEI GRUPPI CHE PRODUCONO LA COSIDDETTA ARCHITETTURA RADICALE E IL DESIGN RADICALE. POI, SAREBBERO DIVENTATI I FAUTORI DEL POSTMODERNO. Esattamente. Non riesco a digerire una procedura che passa per la fusione a freddo degli apparati di partito, in cui questo termine richiama quello delle fusioni bancarie. Questa è una scelta che critico aspramente. Il guaio è che perfino nelle operazioni di mercato riguardanti le fusioni bancarie non si agisce in questa maniera, e lo contestai in occasione del convegno di Orvieto, quando fu lanciata questa spiacevole metafora.

POI, FORSE, C’È STATA UNA CRISI ANCHE DEL COSIDDETTO DESIGN POVERO O PAUPERISTICO, CIOÈ RIUSCIRE A PRODURRE OGGETTI DI BASSISSIMO COSTO PER UNA LARGA DIFFUSIONE DI MASSA. Mi auguro anche che ci siano giovani, perché sono loro ad essere soggetti alla retorica del nuovismo come creato dal nulla. Avere un’idea un pochino diversa del concetto di innovazione, forse è necessario. INNANZI TUTTO, NON MI SONO RIFATTO A UNO STILE DEL PASSATO. La geografia fantastica (in senso stretto) non è che una componente della letteratura (in senso lato). Qualunque racconto (romanzo, storia, cronaca, film, fumetto, ma persino le immagini) presuppone una geografia fantastica, così come presuppone biografie, storiografia, scienze e persino un’epistemologia fantastiche. Che la carta di quella geografia sia disegnata davvero poco importa. Sono i segnali stessi a fare il territorio, non un loro presunto supporto materiale. «La bellezza di oggi nasce dal caos, un caos che è complessità di linguaggi e di forze in gioco», scrive il professor Omar Calabrese in questo saggio volto a cogliere nelle arti visive per prime quell’unica tendenza stilistica che lui individua nel Neobarocco.

Per esempio, un campo semantico (un insieme di termini definiti dalla loro “vicinanza” di significato), un insieme di passioni (amore, odio, eccetera), il sistema dell’ etica (virtù, vizio, eccetera). Viaggi straordinari per una geografia fantastica. L’artista cubana Minerva Cuevas fa grandi affreschi sui muri delle città contro le multinazionali e sono chiaramente neobarocchi. A Polisy è nato Jean de Dinteville, e con Polisy tutti i segnali “estranei” al sistema tradizionale di contrassegni compongono un insieme coerente: sono tappe notevoli della vita dell’ambasciatore. Barbara Kruger, invece, con i suoi messaggi altrettanto anti-globalisti rimane artisticamente tradizionale, molto tradizionale, quasi provenendo dal realismo socialista degli anni cinquanta. Se non chiedesse che i suoi manifesti vengano distrutti immediatamente dopo le esposizioni, di barocco francamente non ci vedremmo quasi nulla. Ciao, ho casualmente letto il tuo post sul sito di studenti.it riguardo il libro di Calabrese. Vorrei chiederti un’informazione nel caso tu avessi già sostenuto l’esame … questa tesina che va preparata (te lo chiedo dal momento che io non sono un frequentante) in cosa consiste?

Per un periodo di tempo lei si è occupato di mostri. Mi pare che il mostro come figura di personificazione sia passato dalla posizione dell’ eroe iconografico nell’ età moderna fino alla metafora dei rapporti sociali nei giorni nostri. I veri mostri, quelli che ci danno dei brividi, non sono più King Kong e neanche Freddy Kruger, ma personaggi di carne e ossa come presidenti di stati e grandi corporazioni, TV stars e giocatori di calcio, non più deformi ma bellissimi e impeccabili. Cerco libro di Omar Calabrese … Il concetto di identità inoltre può essere tematico (di contenuto) o formale: ad esempio i modi in cui si organizzano mostre, concerti o eventi. In ogni caso, il riferimento identitario è fondamentale e vale per qualsiasi tipo di impresa e quindi anche per i Comuni che sono delle “imprese sociali”. Una volta esaurita la novità della sorpresa figurativa, è chiaro che si deve andare da qualche altra parte. Ed ecco che ci siamo spostati verso il mostro psicologico. Se negli anni ottanta nasce Alien, negli anni novanta nasce già Hannibal the Cannibal che è un mostro ma rappresentato come un professore illustre, di bell’aspetto e di forte credibilità. […] Consumata l’iconografia dei nuovi mostri di qualche decennio fa, si va comunque verso mostri sociali che hanno un’apparenza accettabile. La realtà con le sue trame narrative ha decisamente superato la fantasia. Calabrese così sviluppa il resto dell’argomento: «Il Polo manda in tv sempre e soltanto tre persone, anche se mette insieme ventiquattro partiti. Mostra un solo leader, due o tre sottocapi e le masse che eseguono».

Le forme in cui tali viaggi si esprimono possono essere eterogenee: la ricerca di un tesoro magico, che può andare da quella mitica degli Argonauti a quella proto-capitalistica dell’ oro del pirata; l’esplorazione a fine enciclopedico da Luciano di Samosata a Jules Verne; il viaggio iniziatico da Dante a 2001 Odissea nello spazio CON IL MIO COMPUTER IO NON CAMMINO IN UNA STANZA CON I MIEI SENSI, MA COMUNQUE CAMMINO IN UNO SPAZIO, MI MUOVO IN UN CERTO SPAZIO, CHE È VIRTUALE SOLO IN QUESTO SENSO, CHE TECNICAMENTE È REALIZZATO IN UN ALTRO MODO SENSORIALE. PERTANTO QUESTI VALORI DEL DESIGN RIMANGONO ASSOLUTAMENTE PROIETTATI VERSO IL FUTURO, PERCHÉ CON LA REALTÀ VIRTUALE IO FACCIO COSE CHE POTREI FARE.

Quando viene in luce, mostra inevitabilmente ed esplicitamente la soggettività della mano che l’ha prodotta: un “io-qui-ora” che la fonda e la rende esteticamente intelligibile. Negli Ambasciatori di Hans Holbein il giovane, sui due ripiani di una consolle situata fra Jean de Dinteville e Georges de Selve, ci sono due mappamondi. Quello al piano superiore è una sfera celeste, mentre sul piano inferiore sta la terra. Sono due mappamondi, per cosi dire, “veri”: la sfera celeste è un misto di astronomia e astrologia. Imperdibile, l’appuntamento: Come nella boxe: la politica è ormai solo rissa?, relatori Omar Calabrese, Marino Livolsi, Antonio Socci, Paolo Ermini, Aldo Berlinguer … e cognizioni e alle ideologie dell’ epoca, ed è ispirata (pare) agli scritti di Nicola Cusano e di Nicolas Kratzer.

Conclude i lavori Omar Calabrese con un ringraziamento all’ organizzazione, al Sindaco di Monte San Savino, ai tanti che hanno fatto “facchinaggio artistico”. Come si chiamerà? Non ha ancora un nome e nemmeno un soprannome il grattacielo della Regione che in via Melchiorre Gioia si va costruendo e che per comodità viene denominato Pirellone bis. Ma anche Furmiga, El Furmigon, il Ciellone, il Longobardo o il Gran Lombardo, secondo alcune idee scaturite dei lettori del sito di Repubblica, che si sono impegnati per battezzare quello che sarà nel 201 0 il più alto edificio italiano, sbizzarrendosi con proposte e provocazioni. E la scelta di un nome è importante, avvertono coloro che ne hanno fatto un mestiere: «È una maniera affettiva di sottolineare una appartenenza, quasi una proprietà popolare, si potrebbe dire – spiega Omar Calabrese, semiologo, inventore di alcuni celebri nomi Fiat come Ritmo o Fiorino –. E nel caso di un’opera pubblica, meglio di un battesimo dall’alto è una denominazione spontanea, dal basso, perché accentua la riconoscibilità». Pues resulta que he dado con la nostalgia regresiva de esas que dice Omar Calabrese en torno a la personalidad del artista en la era neobarroca.

Mi si chiede di scrivere un commento sul linguaggio usato da Andrea Pazienza nei suoi fumetti. Lo faccio con grande piacere, perché per me questo è anche un modo per ricordarlo. Un modo pacato, “normale”, come è dovuto a una persona che ho conosciuto poco, ma in una atmosfera che suppongo importante per chiunque, nel bene e nel male: l’atmosfera universitaria. Andrea Pazienza è infatti stato un mio studente, diversi anni fa, al DAMS di Bologna. Dico questo non per una funzione commemorativa, ma per entrare più direttamente nel merito dei suo “linguaggio”. Sulla scorta sia dello scritto di Marin sia del contributo di Greimas e Courtès (1986), Omar Calabrese (1985) va ben oltre il fatto di porsi la questione se sia corretto applicare le procedure dell’ enunciazione alla pittura e preferisce porsi la domanda se «le teorie dell’ enunciazione non siano pertinenti a presunte o reali teorie della pittura in quanto attività comunicativa. Questo interrogativo lo porta a concludere che «la teoria dell’enunciazione non è applicabile alla pittura, ma è una vera e propria teoria della pittura; [e] che la prospettiva lineare non solo è un dispositivo tecnico, logico e filosofico, ma è una teoria della comunicazione».

L’A.C. Siena ha organizzato all’interno dei festeggiamenti del Centenario e della rassegna Tutte le strade portano a Siena, una tavola rotonda su letteratura e calcio, dal titolo “Percorsi, Vita e Parole: i ruoli del calcio”. L’incontro ha visto la presenza eccezionale di Jorge Valdano, Darwin Pastorin, del Prof Ornar Calabrese, di Paolo Stringara (giocatore del Siena anni ’80) e di Giampiero Forte (centravanti del Siena degli anni ’70). … ho solo sottolineato che la sinistra nella voce di Ornar Calabrese, non certo un verde, ha iniziato proprio ora a dire cose che a sx, a parte sparuti gruppi sparsi a macchia di leopardo, diceva. Omar Calabrese presenta il suo lavoro di analisi iconografica delle battaglie sacre, spiegando i presupposti metodologici dello studio e illustrando gli strumenti concettuali con cui ricerca le espressioni simboliche di alcune opere. Bruno Vespa, “giornalista schierato”, che a Calabrese non è piaciuto: «La sera in cui ospitò Prodi annunciò: “Stasera Prodi ci dirà dove va l’Ulivo, Berlusconi e D’Alema ci diranno poi dove va l’Italia». Scorrettezza clamorosa.

In una diversa prospettiva semiotica, altri autori hanno parlato di “luoghi notevoli”: configurazioni spaziali che consentono la messa in scena di azioni rappresentate attraverso percorsi (Juri Lotman). E altri ancora di “localizzazioni”: schemi del mondo naturale (anche immaginario, ma rappresentato in un testo), che consentono la sua riduzione a sistema di segni, all’interno del quale si possono operare riconoscimenti, orientamenti, movimenti, interpretazioni (Algirdas J. Greimas).

L’argomento che Calabrese presenta è la terza tappa di un lavoro più complesso sull’iconografia analitica. Il termine, ideato da Daniel Arasse, porta in sé una visione distante dall’iconografia tradizionale, infatti crea un connubio molto più stretto con l’antropologia e con la semiotica per analizzare ed approfondire in maniera completa le figure e i loro significati. Distanziandosi dalla visione tradizionale, secondo la quale gli elementi dell’ espressione sono la base per arrivare a comprendere il contenuto, ovvero che si debba partire dai formanti plastici per giungere a quelli figurativi, Calabrese effettua un processo inverso: dai formanti figurativi ai plastici, dalla categorie di contenuto a quelle dell’ espressione.

… Non si tratta infatti, se leggi attentamente l’intervento di Calabrese, solo degli stili di vita. Ma anche di una visione di nuova sinistra assolutamente uguale alla nostra e quindi non solo comportamentale, ma molto politica e che azzeri i concetti per ricrearli ….Artists’ Self-Portraits, a monumental yet lively study, encompasses the long and illustrious history of this piquant subset of the portrait form, which Italian art professor Calabrese traces back to antiquity, then forward into the modern era. Calabrese establishes three main categories of artists’ self-portraits: the straightforwardly iconographic, embodiments of a specific historic moment, and works that reflect the inner realm, with Rembrandt and Van Gogh’s self-portraits serving as key examples. But from these three main streams branch many tributaries, and Calabrese engagingly discusses self-portraits by women artists, self-portraits as visual autobiography, such recurring motifs as mirror images and the proud display of the tools of the trade, and self-portraits that subvert self-portraiture. His expert interpretations are illuminating, but it’s the opportunity to revel in 345 gorgeous color reproductions and gaze into the eyes of such superlative artists as Albrecht Dürer, Elisabeth Vigée-Le Brun, Goya, Manet, Munch, James Ensor, Ernst Ludwig Kirchner, and Frida Kahlo that makes the book such a transporting experience.

… i quadri di Jan Vermeer (ricordiamo i più significativi contenenti mappe: Il geografo,Suonatrice di liutoDonna in bluDonna con broccaMilitare e giovinetta sorridente,Allegoria della fede), gli storici dell’arte parlano di un mistero interpretativo non ancora risolto: quelle carte sono insomma così vere da non poter essere che immaginarie… Contiguità dimostrata almeno da due grandi artisti della storia dell’ arte: il cosiddetto Monsù Desiderio … Molte opere di Giorgio de Chirico del 1916 contengono carte: vale la pena citare Malinconia della partenzaLa politicaNatura morta evangelica e Il corsaro. Mentre del 1917 è La musa metafisica di Carlo Carrà. Atlante di Alberto Savinio … numerosi paesaggi di Paul Klee e Il mondo all’ epoca dei surrealisti di André Breton e altri amici del suo gruppo. I quadri di Klee manifestano un ulteriore approfondimento del tema: l’artista può non solo citare creativamente la carta geografica, ma anche trasferirne all’ opera certi elementi formali del linguaggio.

… I Progressisti e l’Ulivo sono davvero così puri e genuini come dicono di essere? Come si comportano ora che sono al governo? Cosa si cela dietro la loro immagine e dietro il loro “buonismo” ipocrita? E soprattutto quale è il ruolo dentro la coalizione di centro-sinistra di massmediologi in ombra come Umberto Eco, Roberto Grandi, Omar Calabrese, Carlo Freccero? Omar Calabrese lo boccia senza pietà. … Ci siamo conosciuti tanti anni fa aspettando per fare un esame in via Micheli appoggiati alla balaustra di una scala, stavi facendo il militare, e mi parlavi di qualcosa sul circo e di Omar Calabrese.

NOI CHIAMIAMO BAROCCO CIÒ CHE AVVENIVA DALLA SECONDA METÀ DEL SEICENTO IN AVANTI, MA QUESTA ERA UNA DEFINIZIONE SETTECENTESCA DI COLORO CHE ERANO CONTRO IL BAROCCO. È professore di Semiotica presso l’Università di Siena e Coordinatore scientifico della Scuola Superiore di Studi Umanistici di Siena. Visiting professor in numerose istituzioni universitarie europee e americane; è stato tra l’altro Presidente della Fondazione Mediateca Regionale Toscana. E inoltre editorialista del Corriere della sera. Si è occupato di semiotica delle arti, teoria della comunicazione, analisi dei fenomeni mediatici. Omar Calabrese (a cura di), Italia Moderna, Immagini e storia di un’identità nazionale. Un altro grido dall’allarme era stato lanciato, in mattinata, anche da Omar Calabrese, docente Università di Siena, durante il convegno sull’industria turistica. «Il Sistema culturale in Italia non funziona – ha chiosato il professore, sottolineando che – Nelle attività culturali c’è troppa ricerca del successo a tutti i costi e poca organizzazione, coordinamento e progettazione. Le mostre, che sono attività produttiva interessante, hanno raggiunto dei costi immorali che producono derive monopoliste». «Una trovata pubblicitaria, un annuncio populista». Le faccine anti-burocrazia non convincono Omar Calabrese (nella foto), professore di Semiotica all’Università di Siena ed esperto di comunicazione. Perché professore? «Danno un giudizio troppo sintetico che non consente di dire cosa va e cosa non va. E perché i dati sarebbero inaffidabili: non risponderebbero tutti, ma solo gli arrabbiati. Prevedo una valanga di faccine con il broncio». In the collective imagination Garibaldi is a romantic hero, a pirate prince. Indeed, semiologist Omar Calabrese sees him as the inspiration for Salgari’ s swashbuckling characters. Ad essi è dedicata la terza tappa del progetto Estetica dei non-luoghi, a cura di Omar Calabrese. … archiviata la bella lezione di Omar Calabrese, gusta un piatto di tipici pici senesi e si prepara ad un pomeriggio particolarmente intenso … … salve a tutti … non so dove fare esattamente questa domanda … Sto preparando un esame di Storia dell’arte contemporanea, e ho da studiare Il linguaggio dell’ arte di Omar Calabrese, e precisamente il CASO ITALIANO della semiotica e dell’ estetica. La prof ci ha dato da studiare un semiologo a piacere, ma io sto uscendo pazza perché non ce n’è uno che sto capendo, e su internet non sto trovando nulla … Qualcuno di voi sa spiegarmi qualcosa su Gilio Dorfles e l’allargamento dell’ estetica? Nel libro cita le opere Discorso tecnico delle artiIl divenire delle artiSimbolo Comunicazione ConsumoIl divenire della critica … Questo è il primo esame che preparo, ho 10 giorni di tempo per riuscire a capire qualcosa su questo argomento … La prova, progettata per Licei Scientifici e Classici, prende spunto da un brano di Omar Calabrese sul cambiamento del modo di percepire il tempo nell’ età moderna, sulla cui base sono proposte 8 domande a risposta aperta e 2 a risposta multipla. Tempo a disposizione: 3 ore.

Tra i suoi libri: Breve storia della semioticaDai presocratici a Hegel (Milano 2001); Il linguaggio dell’arte (Milano 2002); Bizzarramente. Eccentrici e stravaganti dal mondo antico alla modernità (con M. Bettini, Milano 2002); Come si legge un’opera d’arte(Milano 2006).

I BAROCCHI NON SAPEVANO DI ESSERE BAROCCHI NEL PERIODO, APPUNTO, TRA IL SEICENTO E IL SETTECENTO. A Benigni sono state dedicate mostre, incontri, rassegne cinematografiche ed anche un libro sulla sua vita, intitolato Benigni Roberto di Luigi fu Remigio, edito per i tipi della Leonardo Arte e scritto a sei mani da Carla Nassini, Fulvio Wetzl e Massimo Martinelli, con prefazione di Walter Veltroni ed introduzione del semiologo Omar Calabrese. Si tratta di svolgere un lavoro di analisi. Profitto, questione ambientale e sicurezza sociale devono essere resi compatibili tra di essi, ma c’è da pensare e costruire il modo migliore per farlo e, soprattutto, non c’è da arrendersi all’esistente.

POI, PERÒ, C’È UN’ALTRA DEFINIZIONE: IL BAROCCO COME CONTRAPPOSTO AL CLASSICO. SONO DUE ATTEGGIAMENTI: O QUELLO, IL CLASSICO, PER LA REGOLARITÀDELLE FORME O IL BAROCCO PER LA LORO DISSOLUZIONE, SCOMPAGINAZIONE, PER LA FRAMMENTARIETÀ, PER LA DIFFERENZA, E COSÌ VIA. Il semiologo Omar Calabrese punta il dito senza incertezze: «C’è un imbarbarimento dovuto all’analfabetismo di ritorno causato da questi programmi». Vogliamo anche ricordare che il libro Keith Haring a Pisa, cronaca di un murales, ha l’introduzione di Omar Calabrese … … Dici che si stava bene? Beato te … io sotto i 26 gradi collasso. Dopo due sere consecutive al Sempione mi è apparsa Nostra Signora del Raffreddore e ho deciso di desistere. Un’altra serata di gelo come le ultime l’avrei passata soloper Omar Calabrese. Lui sì che mi sballa … Sono sempre stato convinto della necessità di costruire un forte partito democratico in Italia, ma il processo costituente mi sta deludendo. Il Pd dovrebbe porsi, chiaramente, dalla parte dei ceti più deboli, riuscendo ad essere compatibile con la difesa della natura e con la ricerca del profitto, e sostituendo il concetto di eguaglianza con quella di equità, perché si accetta l’idea di vivere in un mondo capitalistico. Avrei, quindi, auspicato una dichiarazione di contenuti ben articolata che stabilisse un perimetro definito, e delle idee-guida, entro cui agire. Cose che non scorgo all’orizzonte. … Ah, a proposito, dovrò dare da non frequentante anche Semiotica delle Arti con Omar Calabrese (6 libri per i non frequentanti). Te l’hai dato? … No … ancora no … deve essere peso come esame …

QUINDI, IO MI SONO LIMITATO A DIRE CHE OGGI C’È UN RITORNO NON DEL BAROCCO SECENTESCO, MA DEL CONCETTO DI BAROCCO PERCHÉ PIACCIONO LE COSE CHE EVADONO DALLO STANDARD, DALLA SCHEMATIZZAZIONE DELLA REALTÀ. QUESTI POSSONO ESSERE EVENTUALMENTE DEGLI ELEMENTI DI CRISI, MA NON C’È CRISI, SECONDO ME, NEL DESIGN PERCHÉ ANZI, AL CONTRARIO, MI SEMBRA CHE L’OGGETTO DI BEL DISEGNO STIA DIVENTANDO ORMAI UNA PRATICA COMUNE. Il convegno è una forma di comunicazione probabilmente un po’ sorpassata. INFATTI, NON A CASO, È DIVENTATA UN’ESTETICA DI MASSA AL PARI DI QUELLA DELLA MODA. Cioè: reazione contro le avanguardie, citazione, valore alla superficie delle opere, eccetera. La spazzatura travolge la qualità; tutti e nessuno in particolare. Tanto più che forse è finita la specializzazione. Peter Greenaway, per fare un nome, è un ottimo regista, un eccellente disegnatore, un discreto pittore, e se la cava bene con la letteratura … troppi significati producono insensatezza. E poi ci sono i malanni della comunicazione interattiva: nella nostra società le persone non hanno più contatto, o ce l’hanno malsano. Ribadisco che, a mio giudizio, non va seguita l’agenda politica della destra, la quale,facendo leva sull’insicurezza della gente, cerca di ottenere provvedimenti da stato di polizia. Magari, anche questi problemi derivano dagli eccessi dei media, e dall’isolamento sociale al quale inducono. Viene in mente di invitare la gente a studiare meglio l’italiano. Multimediale è semplicemente un prodotto comunicativo che usa sincreticamente più canali per essere trasmesso. … Secondo me poi, il pensatore, può fare quel che vuole, ma poi entra in gioco l’Accademia di Belle Arti, che mi propone questo studio. Mi propone un testo (I linguaggi dell’arte, di Omar Calabrese) nel quale è palese che l’autore è a favore della semiotica, anche in ambito visuale. A me, che creo, mi provoca un attimino (magari qualche ora), di fastidio tutto ciò!

QUELLA ERA LA CASABELLA DI TOMÁS MALDONADO, CHE NE ERA IL DIRETTORE. QUINDI, AVEVA UN IMPIANTO ABBASTANZA RAZIONALISTA, O NEORAZIONALISTA. QUANDO CAPITAVA DI ANALIZZARE IL DESIGN (PERCHÉ PERLOPIÙ LA RIVISTA ERA DI ARCHITETTURA), IL PROBLEMA ERA DI COLLEGARE IL DESIGN, CiOÈ LA PROGETTAZIONE DEGLI OGGETTI, ALLA COSIDDETTA CULTURA MATERIALE. CULTURA MATERIALE È QUELL’INSIEME DI FATTI COSTITUITI DA OGGETTI, MA ANCHE DA COMPORTAMENTI E OGGETTI DI TUTTE LE DIMENSIONI CHE COSTITUISCONO IL NOSTRO AMBIENTE QUOTIDIANO, IL MICROAMBIENTE DI CIASCUNA PERSONA E DI CIASCUN GRUPPO. Sono perfettamente convinto, come la democrazia ateniese insegnava, che dal conflitto e dal non-conforme viene fuori un arricchimento e non già una riduzione della libertà. Certo, il problema è quello di saper gestire bene le espressioni di marginalità. Bossi sentenziava: «Calabrese, Abruzzese, Siciliano, Napolitano … tutti i ’comunisti’ sono terun!».

QUANTO A IDEOLOGIA, C’ERA UNA IDEOLOGIA (IN SENSO POSITIVO, IN SENSO ANTROPOLOGICO DEL TERMINE), C’ERA UNA IDEOLOGIA CHE ERA CHIARAMENTE QUELLA DEL FUNZIONALISMO. CIOÈ SI ANALIZZAVANO LE FUNZIONI A CUI GLI OGGETTI SONO DEDICATI E, SU QUELLA BASE, SI DAVANO DELLE INDICAZIONI DI PROGETTO. QUESTO NON SIGNIFICAVA, PERÒ, L’ABBANDONO DELLA PARTE ESTETICA DEL DESIGN. L’arte elettronica, la vedi come una smaterializzazione del corpo fisico delle arti così come le conoscevamo? Oppure una mutazione genetica? «La vedo come un cambio di tavolozza. Ogni epoca ha la sua. Prima è fatta di colori, poi aumentano i colori, poi ci sono solo le sfumature, poi i colori sono prodotti con materiali nuovi, poi i colori sono esauriti e li si sostituisce con pezzi di realtà». El sentido común quiere que la repetitividad y la serialidad sean consideradas en el polo opuesto y contrapuestas a la originalidad y a la artisticidad. La obra de arte (pictórica, arquitectónica, literaria, cinematográfica o teatral) es tal cuando es «irrepetible», hasta el punto de ser incluso ( (es decir, tampoco repetible metalingüísticamente) … «Oggi, la tavolozza è fatta di video, di linee e punti sullo schermo». Este es un manual básico, con la máxima informácion, que analiza a fondo el estado actual de la relación entre comunicacion, lenguaje y arte desde una perspectiva semiotica… Domani cambierà ancora… Ne parla Omar Calabrese nella sua lezione magistrale di venerdì 19 settembre, alle 21:00 a Carpi.

Se la semiotica, materia che Omar Calabrese insegna a Siena, svela per sua natura, di aspetti a prima vista normali, esiti nel bene o nel male a dir poco stupefacenti (e quindi di “bizzarro” si occupa per mestiere), la filologia, di cui Maurizio Bettini è docente sempre a Siena, ha dei limiti istituzionali e “morali” molto meno elastici. L’età neobarocca. Estudio en el que su autor rastrea, por los objetos más dispares, las huellas de la existencia de un gusto de la época confusa, fragmentada e indescifrable que es el fin del siglo xx. Lezioni di semisimbolico: come la semiotica analizza le opere d’arte. Non sono un esperto di teatro, ma piuttosto di modelli comunicativi. Omar Calabrese emprende su búsqueda en la ciencia, las comunicaciones de masas, la literatura, la filosofía, el arte, los comportamientos cotidianos, etcétera, sin propósito de sancionar cáiles son las mejores obras, sino con el objetivo de consignar la existencia de una mentalidad y un horizonte comun de gusto. El autor propone la denominación de neobarroco para el gusto finisecular, consistente en la búsqueda de formas – y en su valoracion – en la que asistimos a la pérdida de la integridad, de la globalidad y de la sistematizacion ordenada, a cambio de la inestabilidad, la polidimensionalidad y la mudabilidad. Professore universitario, Calabrese si occupa di semiotica delle arti, teoria della comunicazione, analisi dei fenomeni mediatici. Chissà se affronterà il tema del ritorno della canottiera o la fondamentale ed eterna questione slippino sì/ slippino no. Tutto qui: non esaltiamoci troppo proclamando per ogni innovazione un cambio epocale . … Per Omar Calabrese, ne sforno una che è una chicca: «Ekfrasis: il cinema tradotto in poesia», una pubblicazione di Comix del ’93, versi che ricostruiscono in modo colto e birichino celebrate scene di film famosi; qualche titolo per fare capire di che cosa si tratta: “Carrozzina Poternkin”, “Il postino scop:: sempre due volte”, “Mortorius” , e via ekfrasticheggiando … En la películaBlade Runner hay una metáfora, muy familiar por ci erte al autor del guión Philip K. Dick (el mismo que inventó la «teoria de los simulacros», que hoy pasa por un descubrimiento de Baudrillard), que podría perfectamente aplicarse al tema de estas páginas. Los «replicantes» nacen come robots perfectamerite parecidos a un original, el hombre, a quien mejoran er algunas caracteristícas mecánicas (la fuerza, por ejemplo), pero después se independizan del original, y llegan a hacerse preferibles a él en el aspecto estético y sentimental.

Documento aqdiovisivo del dibattito con il pubblico dei semiologi Omar Calabrese, Paolo Fabbri e Maurizio Bettini sul tema “pettegolezzi, leggende, notizie infondate”. Ad esempio: come si pone una forza della sinistra di fronte alle questioni dell’etica e della morale? O come si pone di fronte alla globalizzazione? Da un punto di vista strategico, poi, non si può pensare ad una sinistra solo d’opposizione, bensì ad un’aggregazione che debba porsi la questione del come si governa efficientemente.

Fiorentino, 52 anni, emigrato a Milano e Bologna (dove ho insegnato) fin dal 1972. Vent’anni dopo sono rientrato in Toscana, ma ho preferito Siena, che mi piaceva di più. Scelta di vita: abito in campagna, voglio una diversa qualità di esistenza. Che altro dire? Mi piace ballare, cantare, giocare a carte (bridge o tresette), giocare a scacchi, giocare a ping pong e calcio balilla. Ciononostante, alcuni dicono che sono una persona seria: sarà un’offesa o un complimento?

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