asilo politico

Il tempo dei migranti: un’introduzione

Presentiamo un’introduzione, a cura di Stefano Rota dell’Associazione Transglobal, a tre interviste* che verranno pubblicate nelle prossime settimane, dedicate al ruolo del tempo nei processi migratori. 

Terzo settore in fondo

Una lettura di “Cronistoria semiseria di un operatore sociale precario” (Edizioni Spartaco, 2014) di Marco Ehlardo, con una testimonianza di Tamara Ferrari. Introduzione di Carlo Ciavoni, 

Diari di campo: Resilienze: percorsi femminili ...

Capita a volte che io vada in qualche scuola media superiore per partecipare ad incontri sui temi del diritto d’asilo e dei rifugiati. I ragazzi mi dicono che per loro un rifugiato è una persona che scappa dalla guerra, o un uomo che è stato perseguitato per le sue idee politiche. La persona che di solito mi accompagna e porta la sua testimonianza di rifugiato è il più delle volte un ragazzo che, appunto, è scappato da una guerra o da una persecuzione dovuta alle sue idee politiche. Raramente ho una donna a fianco, e raramente i ragazzi mi citano esempi di donne fuggite per matrimoni forzati o perché attiviste in movimenti politici. Anche i media hanno questa tendenza a considerare il rifugiato come uomo: l’immaginario comune vuole e pretende che la persona in fuga e bisognosa di protezione sia esclusivamente di sesso maschile. Sebbene la percentuale di donne rifugiate presenti in Italia sia inferiore rispetto a quella degli uomini (circa il 10% del totale nell’ultimo trimestre del 2011), ciò non toglie che questa percentuale nasconda un valore assoluto ben preciso di donne che fuggono dal loro paese, con problematiche molto differenti da quelle degli uomini. E non dobbiamo dimenticare […]

L’immigrazione ai tempi dell’immagine

il caso di Aprile di Nanni Moretti Il fatto che l’Italia non disponga di una disciplina organica in materia di asilo ha contribuito in modo consistente alla sovrapposizione della figura del richiedente protezione internazionale e del rifugiato a quella del migrante tout court. In questo processo di identificazione tra due soggettività tanto differenti, hanno giocato un ruolo altrettanto determinante i mezzi di comunicazione di massa. L’uso delle immagini infatti – che a partire dalla metà degli anni novanta ha gettato le basi per una vera e propria narrazione della storia delle im-migrazioni nel nostro paese – ha fatto sì che i cittadini, sempre più spettatori, acquisissero una percezione monolitica e invasiva delle persone che hanno cominciato ad approdare sulle nostre coste, qualsiasi fosse il motivo che li aveva spinti a mettersi in viaggio. Si è quindi sviluppato un dispositivo narrativo dagli estremi paradossali tra i quali si giocano le strategie che regolano i rapporti tra i fenomeni migratori ed i mezzi di comunicazione che di questi ci forniscono un racconto. Dispositivo che alterna massima visibilità e radicale invisibilità, massima copertura e minimi riferimenti. Ma quali sono gli elementi che vengono taciuti, mantenuti nell’oscurità anche quando i racconti delle emigrazioni riempiono […]

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