Editoria e precariato intellettuale

Il lavoro non paga di Simone Ghelli [*] Il lavoro non paga apre un ciclo di approfondimenti dedicati ai riflessi di Bianciardi nel mondo dell’editoria, del precariato intellettuale, della letteratura e nella cultura visiva, tra cinema e documenti video.

Andrea Segre e Stefano Liberti – Mare Chiuso

Venerdì 23 Marzo alle 17.00, la Sala Cinema della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena ospiterà Andrea Segre per l’anteprima del suo nuovo documentario Mare Chiuso, girato insieme a Stefano Liberti. I due registi hanno incontrato i profughi etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia. Nel documentario sono loro a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono loro a descrivere esattamente cosa è accaduto su quelle navi. Sono quelle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall’Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per le quali l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.   Andrea Segre ha conseguito un dottorato di ricerca in Sociologia della comunicazione ed è un regista che da anni fa interagire gli strumenti dell’etnografia con il linguaggio cinematografico per raccontare i popoli e le […]

Diari di campo: Resilienze: percorsi femminili ...

Capita a volte che io vada in qualche scuola media superiore per partecipare ad incontri sui temi del diritto d’asilo e dei rifugiati. I ragazzi mi dicono che per loro un rifugiato è una persona che scappa dalla guerra, o un uomo che è stato perseguitato per le sue idee politiche. La persona che di solito mi accompagna e porta la sua testimonianza di rifugiato è il più delle volte un ragazzo che, appunto, è scappato da una guerra o da una persecuzione dovuta alle sue idee politiche. Raramente ho una donna a fianco, e raramente i ragazzi mi citano esempi di donne fuggite per matrimoni forzati o perché attiviste in movimenti politici. Anche i media hanno questa tendenza a considerare il rifugiato come uomo: l’immaginario comune vuole e pretende che la persona in fuga e bisognosa di protezione sia esclusivamente di sesso maschile. Sebbene la percentuale di donne rifugiate presenti in Italia sia inferiore rispetto a quella degli uomini (circa il 10% del totale nell’ultimo trimestre del 2011), ciò non toglie che questa percentuale nasconda un valore assoluto ben preciso di donne che fuggono dal loro paese, con problematiche molto differenti da quelle degli uomini. E non dobbiamo dimenticare […]

Diari di campo: Terre di Siena

di Umberto Pellecchia Svoltando a destra, a un certo punto della SS Cassia in direzione Sud, si entra nelle colline. Siamo a una ventina di chilometri da Siena, paesaggi incredibili nelle terre degli Etruschi ospitano campi incolti, radi greggi di pecore e casali per la maggior parte abbandonati o in via di abbandono. Qualche orto, pochi ulivi, e una lenta ma inesorabile superstrada in via di costruzione che si infila cementizia tra i pendii per snellire il traffico della statale. È terra di passaggio, quella, tra le crete e un bosco mediterraneo che fa intuire la direzione verso il mare. In quella terra di Siena si sviluppa la tenuta di Suvignano: 700 ettari che hanno una storia, una storia che fa parte della storia dell’Italia contemporanea. Proprietà della mafia fino al 1996, poi espropriata nel 2007, ora in amministrazione giudiziaria, in attesa di decisioni che piovono dall’alto – nel rischio di una compravendita bizzarra decisa dal passato Governo che potrebbe riportare quel patrimonio di ettari nelle mani di acquirenti privati di dubbia legalità. Intanto, nell’incertezza di cosa sarà, Suvignano galleggia con strenui tentativi di turismo agrituristico e faticose produzioni di prodotti agricoli. E con l’affitto di qualcuno dei casali ancora […]

Nuovo Cinema Palazzo: la pratica quotidiana del...

A quasi un anno dalla “liberazione” del Cinema Palazzo, moltissime cose sono accadute e molte sono cambiate. Uno spazio destinato alla cultura, all’incontro, alla formazione è stato restituito al quartiere e a tutta la città, ha preso a vivere ogni giorno e a crescere attraverso il contributo di molti, moltissimi. Anche noi siamo cambiati, questa storia ha ridisegnato la vita di ognuno di noi, cambiandone i ritmi, gli itinerari, le prospettive. Nella pratica quotidiana che fa vivere il Cinema Palazzo, la battaglia comune ha trovato un’identità più chiara, più ambiziosa. Un anno fa la sfida era di tessere una storia collettiva che ricostruisse un luogo e rintracciasse una sintesi tra resistenza e creatività, tra radicamento locale e connessioni globali, tra impegno politico, arte e cittadinanza attiva partendo da un senso di appartenenza al quartiere-città-mondo che sentivamo comune. Oggi, attraverso questa trama densa e fitta di un anno di lavoro incessante, è nato il Nuovo Cinema Palazzo: un processo costituente che si radica nella pratica quotidiana del bene comune. L’occupazione dell’Ex-Cinema Palazzo del 15 aprile dello scorso anno è il risultato di un percorso di oltre un anno durante il quale i residenti e le realtà attive nel quartiere avevano iniziato […]

Il guardaroba per la Val di Susa: “pecore...

Umberto Pellecchia «Voglio cento pecore, cento pecore e un montone, per poter vivere cento giorni da leone» cantavano nel 1991 gli Üstmamò cercando musicalmente di sintetizzare la necessità di una resistenza ad un mondo che sembrava cambiare troppo velocemente nel delirio post-caduta del Muro. Oggi, che quel mondo pare davvero cambiato, le pecore sono diventate gli agenti antisommossa schierati nelle piazze e stazioni italiane, negli svincoli autostradali e nelle valli piemontesi. E di pecore si parla…mentre il mondo continua a cambiare mettendo sù muri di varia natura, il primo dei quali quello tra cittadini e organismi di delega del potere. L’antisommossa – più che pecore direi montoni, per la bardatura sui loro corpi – stanno a rappresentare uno di quei muri che non sono ancora caduti, quello ad esempio di uno Stato che impone sulla base di discutibili motivazioni economiche opere faraoniche che non apportano nessun beneficio diretto alla popolazione. La polizia in tenuta antisommossa nei luoghi pubblici dove ancora si esprime la contestazione a questi “muri” di ottusità politica non dovrebbe essere interpretato semplicemente come un meccanismo di ripristino delle legalità. Essa è segnale visibile di una crisi della rappresentanza, di uno scollamento tra istituzioni e cittadini, di una […]

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