
La meritocrazia dei liberisti
La parola “meritocrazia” fu coniata da un sociologo inglese laburista negli anni 50. Il libro L’avvento della meritocrazia venne pubblicato in italiano dalle Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti, nel 1962.

La parola “meritocrazia” fu coniata da un sociologo inglese laburista negli anni 50. Il libro L’avvento della meritocrazia venne pubblicato in italiano dalle Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti, nel 1962.

Pesare le parole che fanno il dibattito globale sull’istruzione e sulla scuola, e poi analizzarne l’uso nel discorso politico italiano, ci dice solo qualcosa di come vorremmo che fossero scuola e istruzione.

Conversazione con Luca Serianni, storico della lingua italiana e vicepresidente della Società Dante Alighieri

La scuola nei programmi elettorali. Con chi ha davvero a cuore la difesa della scuola, ci si vede nelle lotte. [L’articolo è già apparso su Carmilla]

Un caso esemplare di un paese piccolo piccolo: “con la cultura non si vive” né tanto meno “si mangia”.

La rappresentazione mediatica delle proteste studentesche della scorsa settimana, concentrandosi sulla distinzione tra vittime e carnefici, lascia sullo sfondo gli interrogativi posti dalla protesta stessa, ovvero il problema dello stato della scuola pubblica in Italia.

Pubblichiamo la testimonianza dell’insegnante della scuola primaria di Crevalcore (Bo), colpita dallo sciame sismico che ha recentemente interessato il Nord Italia. Si tratta di una testimonianza emblematica, infatti la metafora del sisma, metafora che il lavoro culturale ha già utilizzato per gettare uno sguardo sulle dinamiche del potere nella contemporaneità, attraverso l’esperienza traumatica del terremoto de L’Aquila in “Sismografie. Ritornare a L’Aquila mille giorni dopo il sisma”, racconta nei suoi accenti più crudi quello che sta succedendo alla scuola pubblica italiana: strutture fatiscenti che richiedono una messa in sicurezza immediata, la sovraresponsabilizzazione degli insegnanti a fronte di uno Stato assente, la competizione tra “poveri” che ministero e parti sociali contribuiscono ad alimentare tra precari storici e contrattisti di ultima generazione, il ruolo cruciale che la scuola gioca per la sopravvivenza del territorio. Come ha già messo in luce Naomi Klein in “Shock economy”, un terremoto è sempre una buona occasione per fare tabula rasa della rete di resistenza locali (fondate sulla cooperazione, sulla relazione tra scuola e territorio) per sostituirvi una rete di strutture private, finalizzate a disciplinare il territorio post sismico con il valore neoliberista dell’autoimprenditorialità. Mi chiamo Chiara e sono un’insegnante precaria di scuola primaria. Quattro anni fa […]

Il biennio 2011/2012 è stato un momento di svolta nella storia della scuola pubblica italiana.

Al provveditorato, disse la professoressa, facevano, scusando il termine, schifo, davano il posto a chi aveva più raccomandazioni, a lei avevano levato almeno sei punti e mezzo, nella graduatoria, e oltre tutto quella storia di riservare il cinquanta per cento dei posti ai reduci era l’ora che finisse, come era finita la guerra, ormai da cinque anni, e oltre tutto la guerra non l’avevano mica fatta soltanto gli uomini, anche alle donne era toccata la loro parte.