
L’Uomo, la Rete e la minaccia cyber-utopista (s...
Quando il cyber-utopismo fa comodo al padrone (o al populista)

Quando il cyber-utopismo fa comodo al padrone (o al populista)

Dagli anni Settanta, quando sono nati, i giochi di ruolo con finalità ludica sono sempre stati una forma di intrattenimento di nicchia, ma negli ultimi anni sono emersi giochi dal profilo culturale più spesso, che meriterebbero maggiori attenzioni.

Negli ultimi tempi è emersa una fiducia smoderata nei confronti della Rete, Internet, considerata da tanti lo strumento con il quale e sul quale le masse possono finalmente organizzarsi per giungere ad un cambiamento sociale.

Il terremoto economico neo-liberale ha radicalmente messo in crisi l’importanza delle università e delle istituzioni culturali in genere.

Intervista a cura di Marco Ambra e Giulia Romanin Jacur a Danio Manfredini sullo spettacolo Il Principe Amleto.

Conversazione con Andrea Minuz, autore del libro Viaggio al termine dell’Italia. Fellini politico (Rubbettino, 2012)

Tra i numerosi momenti di conflitto che negli ultimi anni hanno attraversato il paese, colpito con sempre maggiore durezza dalla crisi economica, il movimento No-Tav della Valle di Susa si è distinto per la sua capacità di radicamento e per la capacità di ampliare la portata delle sue rivendicazioni dalla difesa del territorio (piano locale) alla messa in questione dei meccanismi di governance democratica.

Sono trascorsi trentacinque anni da quando Roberto Rossellini posizionò la macchina da presa nel cuore della città di Parigi, per documentare l’apertura del Centre National d’Art et de Culture Georges-Pompidou e i lavori del grande cantiere tra il quartiere del Marais e il Forum des Halles: il centro commerciale che sarebbe stato inaugurato nel 1979 da Jacques Chirac.

Ho aspettato qualche giorno per seguire dalla soglia l’evoluzione della discussione che ha preso piede in coda al prezioso post di Eve Blisset che abbiamo pubblicato martedì scorso. Ora mi sembra che la piega presa dagli commenti in calce al post sia tale da consentirmi di muovere una perplessità che necessita di uno spazio indipendente.

Quando a fare scuola è Dr. House e non Michel Foucault