Focus

sono spazi di approfondimento dedicati a tematiche che riteniamo particolarmente emblematiche e necessarie per una comprensione a più dimensioni della contemporaneità. Peculiarità di questi approfondimenti è la coralità attraverso cui viene costruita una visione d’insieme dei contesti analizzati. La narrazione è infatti prodotta da un intreccio di contributi differenti proposti da ricercatori e professionisti specializzati nelle diverse aree delle scienze umane.

Esercizi di memoria e di storia (#ioricordo Gen...

di Vincenzo Idone Cassone «La memoria conta veramente – per gli individui, le collettività, le civiltà – solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare.» Italo Calvino In questi giorni lungo tutta la rete ricorre l’anniversario dei fatti del G8 di Genova: dieci anni, praticamente da ricorrenza. Non abbastanza, credo: più spesso il 2001 viene visto come anno di svolta per un’altra data certo importantissima, l’unica a fare storia (la storia del potere). L’11 settembre, croce e delizia degli storici contemporanei, periodo di svolta, ritorno al reale e altro ancora. Forse è proprio per questo che ho apprezzato così tanto la nascita, poche settimane fa, di #ioricordo Genova, pagina in cui è possibile condividere i propri ricordi di quei giorni, come base per un successivo racconto collettivo. La prima pagina del sito segnala: «Non vogliamo ricostruire i fatti di Genova o i processi che sono seguiti: è già stato fatto più volte, nelle sedi più adatte e in quelle meno adatte, con risultati che chiunque può valutare.» Questo è un punto importante: come […]

La damnatio memoriae è sempre una soluzione eco...

di Marco De Baptistis Viviamo in tempi sempre pronti al risveglio dell’indignazione. Il più delle volte, essa è tenuta prudentemente a debita distanza dal fulcro dell’evento che l’ha scatenata. Si guarda “da lontano” e ci si indigna assieme a chi ci è vicino, magari seduti nel salotto di casa, oppure in piazze affollate, se si ama stare all’aria aperta. Ciò sembra accadere nonostante il fatto che i sacrosanti motivi che hanno portato all’indignazione – condivisa e condivisibile – sono soltanto ad un tiro di schioppo da noi. Il termine indignazione, pochi lo ricordano, proviene dall’etimologia latina “dignari” che significa “stimar degno”; da lì deriva anche il termine “degnare”. “In-dignare” (non degnare) è dunque semplicemente l’esatto contrario dello stimare, del “ritener degno qualcosa o qualcuno”. Nell’uso comune, il termine “indignazione” è finito per indicare un senso di nausea, di rabbia, persino d’ira, contro ciò che non si ritiene affatto degno o giusto. Ciò, ha però delle controindicazioni: 1) L’ira è un’emozione che funziona solo a breve termine: non si può essere “irati” per una vita intera. 2) Essere costantemente arrabbiati per tempi troppo lunghi non è salutare; anzi, troppa rabbia prolungata può portare a fastidiosi bruciori di stomaco e a brutte […]

Femminismi egemonici e potere delle donne. Dopo...

di Carolina Vesce Fare dell’Italia un paese per donne: questo il leitmotiv che ha chiamato a raccolta le duemila partecipanti al meeting senese di “Se non ora quando”. Duemila donne, ma forse meno, che abbandonate le inverosimilmente piene buste della spesa e le pesanti casse d’acqua riprese dalle telecamera di Cristina Comencini, hanno deciso di “mollare tutto e venire a Siena” lo scorso week-end. La retorica un po’ troppo vittimista della Comencini, regista e protagonista dell’incontro senese di SNOQ, ha fatto breccia nel cuore delle neo, o forse post-femministe, che non vedevano l’ora di applaudire (ma anche un po’ contestare) la Camusso, la Turco, la Bindi, la Buongiorno. Duemila donne, ma a tratti molte meno, raccolte nel prato di Sant’Agostino per parlare di lavoro, maternità, corpi, che riunite sotto la bandiera del trasversalismo rinunciano a parlare di precarietà, scelta, desiderio. Duemila donne che riescono a “conquistare” l’attenzione dei media mainstream, salendo alla ribalta del discorso pubblico, invadendo le principali testate nazionali grazie ad un molto-politically-correct discorso sull’impegno ritrovato dalle donne per le donne. Alla faccia di chi in questi anni ha parlato e praticato forme altre di relazione tra donne e tra i generi. Duemila donne a cui sta bene […]

Il limbo e il furore. Tracce di retoriche, segn...

di Federico Montanari (pubblicato su “alfabeta2”, n. 10 – giugno 2011) 1. “Rhetoric vs. reality” (?) È possibile delimitare un primo quadro, per forza di cose ancora necessariamente provvisorio, dei movimenti di rivolta che stanno rincorrendosi lungo le sponde del mediterraneo in questi ultimi mesi? E in che relazione stanno questi avvenimenti con i linguaggi e i discorsi della politica? Per quello che ci riguarda, e ci compete, si tratta di un quadro relativo ai legami fra comunicazione, strategie, forme semiotiche e retoriche; forme che tuttavia esprimono e articolano processi e trasformazioni di tipo politico e geopolitico. Ma subito vogliamo sottolineare, nello spirito di questo focus di “Alfabeta” sui linguaggi, che se le forme linguistico-semiotiche, specie in politica, non possono mai essere disgiunte dalle pratiche e azioni – cosa solo in apparenza ovvia – il problema è proprio stabilirne questo tipo di connessioni. Anzi, a tale proposito, abbiamo proprio l’impressione (ed è una prima ipotesi) che la grave miopia – peraltro ammessa da molti degli analisti “competenti” (esperti, politologi, addetti all’intellingence, diplomatici, molti degli stessi politici), l’ammettere cioè di essere stati colti “di sorpresa” da questi movimenti di rivolta, ora che tutti si affrettano a rincorrere gli eventi – consiste […]

Il secondo tempo di SNOQ

di Alessandra Molinero e Martina Tarasco Siena, 9 e 10 luglio Che cos’è Se Non Ora Quando? Non è la continuazione o la ripresa esplicita del vecchio femminismo, ma piuttosto un movimento eterogeneo che si autodefinisce esplicitamente “trasversale, popolare”. Una trasversalità prismatica che unisce (e appiattisce) nella differenza di genere tutte le altre differenze: le donne dei partiti come le “donne normali”, le conosciute promotrici romane come le donne di tutti gli altri comitati, le donne di destra come quelle di sinistra, le femministe storiche (quelle che, nonostante le diffidenze, hanno partecipato) come le donne che non si sono mai occupate di questi temi. Le protagoniste delle due giornate sono state le donne sconosciute dei comitati (molto apprezzabile il fatto che a moderare e presentare la prima lunga giornata di sabato siano state le donne del comitato senese, infaticabili organizzatrici delle due giornate, e non i volti conosciuti della scena romana) che si alternano ad altre associazioni e singole donne. I temi proposti dal comitato promotore, rivendicazioni che riguardano più che altro lo stato sociale e forse per questo largamente condivisibili, sono quelli del corpo delle donne, tanto esibito nelle pubblicità e così poco presente negli spazi pubblici; il lavoro […]

Crack. L’emozione di vincere perdendo un miliar...

di Massimiliano Vatiero [*] Ancor prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 6 Luglio, già alcune società di rating avevano espresso (inusualmente nella tempistica) parere negativo sulla manovra finanziaria; una manovra che occorre ricordare è stata anticipata prima dell’estate proprio per poter calmare i mercati, a ulteriore testimonianza che c’era e c’è sentore di pericoli imminenti sulla nostra economia. E anche il mercato, pochi giorni dopo, ha espresso il suo parere: la manovra non è credibile; e questo implica che per dare credito al Tesoro italiano occorre ripagare i titoli di Stato a tassi più alti, molto più alti di quelli tedeschi. Paradossalmente quello che doveva essere il rimedio (secondo chi l’ha proposta) per evitare questa situazione – la manovra finanziaria – ha rappresentato la conferma per gli investitori della scarsissima sostenibilità e consistenza dei conti pubblici italiani. Nella manovra la “correzione” del deficit nei quattro anni è pari a più di 40 miliardi di euro (ovviamente con il segno meno); di questi solo una piccola porzione peserà nel biennio 2011/12, mentre la quasi totalità è rimandata al biennio 2013/2014, che per di più sono anni elettorali (siano esse elezioni anticipate che non); malgrado le parole rassicuranti ma artificiose di Draghi […]

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