
#Occupy Casa Pound
Diritto all’abitare e integrazione sociale

Volevamo che la città si risvegliasse con un nuovo spirito, uno spazio restituito e rubato all’abbandono.

“Per diritto naturale liberi ed eguali, comuni alla terra che è madre di tutti”.

All’interno di questo articolo troverete, pubblicato in anteprima, una parte del reportage effettuato da Samuele Mancini e Angelo Polvanesi dell’associazione Caleidoscopio [*]
di Marco Ambra I fatti ormai li conoscete tutti. Un uomo di mezza età, professione ragioniere, militante di estrema destra, pianifica e realizza una strage presso il mercato di san Lorenzo, a Firenze, ai danni di due cittadini senegalesi. Una settimana prima, a Torino quartiere Continassa, una ragazza timorata della trasgressione del coprifuoco paterno, si giustifica davanti alla famiglia sostenendo che il ritardo è causato da una violenza sessuale imposta da due uomini di etnia rom. Immediatamente la famiglia, il clan, il quartiere si organizza per “sensibilizzare” al grido di “ripuliamo la Continassa”, con una fiaccolata di denuncia, l’opinione pubblica della città sul pericolo rappresentato dagli “zingari”. Dal corteo poi, si stacca un gruppo ben nutrito di manifestanti intenzionato a operare un pogrom nel campo nomadi delle Vallette. Last but non least Verona, 15 dicembre 2011, cinque giorni dopo Torino due dopo Firenze. Un ragazzino di origine cingalese viene aggredito con tanto di manganello da due ragazzi un po’ più grandi. Pare che altri ragazzi abbiano assistito alla scena senza intervenire. I tre aggressori sono stati identificati dalle telecamere di sorveglianza del vicino supermercato. Messi così, in sequenza ravvicinata, i fatti trascendono la loro rappresentazione giornalistica, quella descrittiva della pagina […]
di Adriano Martufi Il tema dell’occupazione è tornato in modo prorompente al centro del dibattito sulle pratiche di conflitto, come testimonia anche l’attenzione dedicata da questa rivista al tema dell’“insurrezione degli spazi”. Più marginale nel discorso pubblico pare invece la riflessione sulle politiche di repressione e sulle ricadute sanzionatorie in cui può incorrere chi metta in atto una strategia di riappropriazione dello spazio pubblico. Sarebbe però un errore confondere alcune forme tradizionali di occupazione con i più recenti fenomeni di resistenza per il bene comune. Per prima cosa è dunque opportuno tratteggiare gli elementi di novità che caratterizzano, sotto un profilo sia fenomenologico che valoriale, la pratica dell’occupazione nel quadro di una politica del comune. È poi necessario descrivere sommariamente l’arsenale sanzionatorio minacciato nei confronti di chi occupa e fare il punto su alcune allarmanti e recenti strette repressive volte a ridurre ulteriormente il potere di critica. Infine, sembra utile immaginare in una prospettiva costituente come possano evolvere i margini di legittimità per una pratica, anche conflittuale, di gestione del bene comune. 1. I beni comuni sono certo, come si sente dire, beni non quantificabili in termini monetari, entità non suscettibili di alienazione perché prive di un titolare astrattamente identificabile […]