memoria

Riprendere il filo del discorso

In questi giorni, all’Aquila, sta avvenendo il passaggio di consegne fra la Struttura Tecnica di Missione e il Comune, passaggio che segna, dopo 3 anni e 5 mesi dal sisma, la fine dello stato d’emergenza, ufficialmente terminato il 30 Agosto di quest’anno come sancito dal decreto legge 83 del 22 Giugno [1].

Sismografie. Ritornare a L’Aquila mille giorni ...

di Daniele Salerno [questa recensione è già apparsa sul blog del Centro TraMe] Sismografie. Ritornare a L’Aquila mille giorni dopo il sisma è una raccolta di nove saggi a cura di Fabio Carnelli, Orlando Paris e Francesco Tommasi, pubblicata poche settimane fa da Edizione Effigi. Nelle intenzioni dei curatori non si tratta di commemorare, bensì di rimemorare la catastrofe dell’Aquila. Se il lavoro di commemorazione fissa l’attenzione sull’ evento singolo, straordinario e puntuale all’origine del trauma – una scala temporale, quella dell’evento, che la commemorazione condivide con il discorso giornalistico ed emergenziale –, il lavoro della rimemorazione esige uno sguardo lungo sui fenomeni, capace di tenere insieme le storie e di metterle a confronto: se la commemorazione lavora marcando una discontinuità narrativa, la rimemorazione è “ricostruzione” di una continuità di senso nel dopo-catastrofe . I nove contributi – risultato di una rielaborazione di articoli pubblicati online sul blog di Il lavoro culturale – sono divisi in tre sezioni tematiche: Economie del sisma, Ricostruire l’abitare e Spettrografie. Nonostante la diversità delle prospettive disciplinari, delle aree d’analisi e delle metodologie applicate, mi sembra che emerga nei nove saggi una problematica comune: il rapporto tra l’agire “dall’alto” dell’istituzione e l’azione “dal basso” dei cittadini. Da una parte ci vengono così descritte le pratiche governamentali – per dirla con Michel […]

tabucchi siena

Un baule pieno di gente

Venerdì scorso, nell’auditorium della Scuola Superiore Santa Chiara ha avuto luogo un incontro dal titolo Un baule pieno di gente, organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena.

I raccoglitori di memorie. Intervista ad Andrea...

di Massimiliano Coviello e Tommaso Sbriccoli [*] (pubblicato su “alfabeta2”, n. 10 – giugno 2011) Egitto, Tunisia, Libia: la caduta dei regimi dittatoriali nordafricani sta producendo stravolgimenti politici ed economici di portata internazionale. Intanto, il mondo politico italiano si dichiara spaventato dall’esodo biblico di migliaia di persone verso le coste. I media ci informano costantemente sugli sbarchi a Lampedusa, sull’intervento delle forze dell’ordine e dell’esercito per contenere l’“orda di clandestini” e garantire la sicurezza, ma troppo spesso dimenticano di raccontare le difficoltà di integrazione sociale e lavorativa che i migranti giunti in Italia devono affrontare. Per provare a dare voce a queste emergenze e, soprattutto, per cercare di trovare alcune chiavi di lettura, abbiamo intervistato Andrea Segre, regista di numerosi documentari e dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione. Massimiliano Coviello: Il tuo ultimo documentario, Il Sangue Verde (2010), inizia con una sequenza girata all’interno della Fabbrica dell’Opera Sila dove più di 1500 africani hanno vissuto in condizioni di degrado prima di essere costretti ad andarsene. Ad accompagnare lo spettatore tra gli oggetti abbandonati dai braccianti all’interno della fabbrica c’è il ghanese Salis, un “raccoglitore di memorie altrui”. Nel tuo racconto la memoria si affianca alla testimonianza diretta dei raccoglitori di […]

Pratiche di vita sovietica

Nato in URSS – Vasile Ernu di Milena Pavlović Art e illustrazione di copertina: IFIX Nato in URSS (Hacca, 2010) è il libro d’esordio di Vasile Ernu, scrittore e filosofo romeno nato nella Bessarabia sovietica. CCCP (acronimo russo SSSR, Союз Советских Социалистических Республик, Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) è la sigla che Ernu racchiude in una Pepsi. Lo scrittore romeno, classe 1971, presenta il suo primo lavoro con questa immagine di copertina, forse variazione di quell’“Enjoy CCCP” di Giovanni Lindo Ferretti realizzato ad imitazione grafica del marchio Coca-Cola. La scelta di Ernu non è casuale. All’importanza testuale e contestuale dell’acronimo CCCP, lo scrittore accosta, in primis, l’immediatezza della fruizione di un’immagine i cui colori, comuni a molte delle bandiere nazionali dei popoli slavi, alludono ad una sorta di panslavismo, e, in un secondo momento, rimanda al significato mediato richiamante quei mondi, pubblicitario e mediatico, definiti da Ernu l’uno produttore di quei “consumatori” che hanno portato alla fine dell’Urss, l’altro produttore di una latente, perfida e sofisticata (e non palese come quella sovietica) propaganda di vincitori di guerra. Vasile Ernu compie un lungo viaggio nella vita di un popolo che oggi non esiste più, se non nella memoria di tutti coloro […]

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