Dall’acqua alla cultura: la grande piazza dei B...

Registrazione dell’intervento di Ugo Mattei e del Teatro Valle Occupato Lunedì 7 novembre “il Lavoro Culturale” ha presentato (all’interno della rassegna TeatrInScatola) Dall’acqua alla cultura: la grande piazza dei Beni comuni: un incontro pubblico con Ugo Mattei (giurista, docente di diritto a Torino e in California, e co-estensore dei quesiti referendari sull’acqua), Luisa Merloni e Daniele Natali del Teatro Valle Occupato. Quella giornata è stata la prima tappa di una riflessione sui Beni comuni che intendiamo continuare il prossimo anno; attraverso di essa abbiamo cercato di comprendere cosa siano i beni comuni, come si distinguano dal Pubblico e dal Privato e quali rapporti disegnino con i dispositivi giuridici, culturali e politici che governano l’attualità; abbiamo cercato di indagare i legami tra l’assunzione di responsabilità individuale e la maturazione delle comunità, i rapporti tra principi di inclusione e quelli che determinano l’esclusione, i criteri di condivisione e messa in comune. Diffondiamo oggi il video dell’incontro, augurandoci di avervi insieme a noi per le iniziative sui Beni Comuni dell’anno a venire. Qui tutto l’intervento. Buona visione.

Occupare o punire? Sulla riappropriazione dei b...

di Adriano Martufi Il tema dell’occupazione è tornato in modo prorompente al centro del dibattito sulle pratiche di conflitto, come testimonia anche l’attenzione dedicata da questa rivista al tema dell’“insurrezione degli spazi”. Più marginale nel discorso pubblico pare invece la riflessione sulle politiche di repressione e sulle ricadute sanzionatorie in cui può incorrere chi metta in atto una strategia di riappropriazione dello spazio pubblico. Sarebbe però un errore confondere alcune forme tradizionali di occupazione con i più recenti fenomeni di resistenza per il bene comune. Per prima cosa è dunque opportuno tratteggiare gli elementi di novità che caratterizzano, sotto un profilo sia fenomenologico che valoriale, la pratica dell’occupazione nel quadro di una politica del comune. È poi necessario descrivere sommariamente l’arsenale sanzionatorio minacciato nei confronti di chi occupa e fare il punto su alcune allarmanti e recenti strette repressive volte a ridurre ulteriormente il potere di critica. Infine, sembra utile immaginare in una prospettiva costituente come possano evolvere i margini di legittimità per una pratica, anche conflittuale, di gestione del bene comune. 1. I beni comuni sono certo, come si sente dire, beni non quantificabili in termini monetari, entità non suscettibili di alienazione perché prive di un titolare astrattamente identificabile […]

Beni comuni. Un Manifesto

Sceglie il pamphlet politico Ugo Mattei per riflettere una serie di esperienze di lotta sulla questione che più di ogni altra ha contraddistinto il dibattito sui nuovi movimenti sociali dell’ultimo anno. Beni Comuni. Un manifesto è il titolo del contributo (115 pagine, Edizioni Laterza) che segna una prima tappa sistematica di una sorta di nuova critica dell’economia politica. Più che ricerca è agile resoconto più che un’analisi è una cassetta degli attrezzi: un utile, critico strumento di lotta. Si fa storico il giurista di professione Ugo Mattei, quando nei primi due capitoli racconta di un dualismo insieme concettuale e politico – il combinato disposto pubblico-privato – che si afferma gradualmente in Occidente scalzando quella che Santi Romano, giurista palermitano degli inizi del novecento, ha definito la pluralità degli ordinamenti giuridici. Si parla della nascita dell’idea di Stato e di come questa abbia influito nel determinare modi di governare (le popolazioni e i territori, le risorse naturali e i saperi) costitutivi di una rottura nei confronti di pratiche di autogoverno non regolamentate, anarchiche, comunitarie. Gli usi civici dei terreni per il pascolo, i boschi per la raccolta del legname, i rifornimenti dalle fonti d’acqua, sono solo alcuni degli esempi citati da […]

L’Aquila istituzionalizzata

Sismografie (8)> di Emanuele Sirolli [*] Lo stato della popolazione aquilana emerso da una ricerca e da un progetto di ascolto attivo realizzato dal Gruppo di Umana Solidarietà nelle new towns de L’Aquila post-sismica Il G.U.S. (Gruppo Umana Solidarietà) è un’Organizzazione Non Governativa basata sulla laicità, la solidarietà e la giustizia sociale, che dal 1993 interviene a supporto di popolazioni afflitte da guerre o calamità naturali. Dopo il sisma del 6 aprile 2009 il G.U.S. ha immediatamente fornito il proprio sostegno alla popolazione aquilana e in seguito alla prima fase emergenziale ha deciso di restare a L’Aquila per continuare ad offrire, in collaborazione con i volontari aquilani, il suo contributo alla popolazione, con l’obiettivo di ricostruire la rete sociale locale che il sisma e soprattutto la nuova pianificazione territoriale avevano disgregato. Due anni dopo il sisma, infatti, solo la minima parte della popolazione aquilana è rientrata ad abitare nelle proprie abitazioni, la maggior parte vive o in abitazioni provvisorie (autonoma sistemazione) o in casette di legno removibili (soluzione adottata solamente nei piccoli paesi limitrofi a L’Aquila, non in città) o nei progetti C.A.S.E., 19 grandi agglomerati abitativi periferici alla città che ospitano più di 15000 persone. I progetti C.A.S.E. sono generalmente […]

Come si legge Nanni Balestrini

di Raffaello Rossi Da qualche parte [1] Walter Benjamin ha scritto che le opere d’arte non nascono dal nulla ma dal caos. L’utile insegnamento che possiamo trarre dal postulato del cri(p)tico berlinese è che, almeno nel campo dell’arte, caos e nulla non sono la stessa cosa. Se poi bisogna avere un caos dentro per partorire una stella danzante, può darsi anche il contrario. La stella di Nanni Balestrini ha cominciato a danzare tra le istruzioni date a un calcolatore elettronico di una banca milanese. La riduzione dell’io teorizzata da Alfredo Giuliani nell’introduzione all’antologia dei Novissimi ha certamente trovato in Balestrini, l’uomo che faceva uscire le poesie dal computer, il suo più radicale interprete. Il caos, nell’arte letteraria è cosa tutt’altro che semplice, sia dalla parte di chi scrive che di chi legge. Lo sapeva bene Roland Barthes, che per enunciare il caos dell’amore doveva tenere conto delle «insidie del Caso»: dare la sensazione della casualità è cosa ben diversa dall’essere casuali, poiché chi legge, inevitabilmente, cerca di costruire un senso, nel caso di Barthes, «una “filosofia dell’amore”, proprio dove invece bisogna aspettarsi soltanto la sua affermazione» [2]. La stessa cosa deve aspettarsi chi legge, in qualunque suo punto, l’opera di Nanni Balestrini: […]

#occupy New York: la parola al cambiamento

di Marianita Palumbo Il 23 novembre, in occasione del Thanksgiving Day, a Zuccotti Park l’atmosfera è di festa. Lo spazio occupato dal movimento Occupy Wall Street per più di due mesi, è stato ufficialmente sgomberato la settimana scorsa ma per questa occasione si sono dati appuntamento tutti qui per festeggiare insieme e dare ulteriore visibilità alla protesta. Un gruppo di volontari si occupa di distribuire i pasti a chiunque lo chieda. Occupy Wall Street ha fatto un appello a ristoranti e benefattori e ha raccolto fondi sufficienti per preparare più di 3000 pasti. Lo sguardo di un osservatore attento cade subito su qualche dettaglio imprevedibile in uno spazio occupato: non solo gli uomini della sicurezza vestiti di giallo che regolano il traffico per accedere all’interno dello spazio transennato, ma anche un altro gruppetto di uomini che all’interno raccolgono ininterrottamente qualsiasi minuscola cartina o rifiuto caduto per terra. Le mie prime 24 ore a New York sono sufficienti a capire quanto Occupy sia ormai diventato uno slogan, un simbolo, un logo, una parola d’ordine che circola per le strade della città ridando significato e spazio ad un modo di essere cittadini, ad un modo di interagire, ad un modo di stare. […]

Assedio alla toga di Loris Mazzetti e Nino Di M...

Se non vogliamo che tutto rimanga com’è Pubblichiamo di seguito, in anteprima nazionale, un estratto del libro-intervista (uscito per i tipi di Aliberti editore) di Loris Mazzetti, giornalista, regista e dirigente di Raitre, a Nino Di Matteo, magistrato antimafia da anni impegnato nelle indagini sulla presunta trattativa tra Stato e mafia e presidente dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo. Un libro per molti aspetti illuminante, per la sua chiarezza e lucidità, in cui Di Matteo parla – e lo fa perché sa: cosa non comune, di questi tempi – di mafia, politica, istituzioni, P2, Riforma della giustizia, dipanando il filo che intreccia le une alle altre. È tutto davanti ai nostri occhi: come abbiamo fatto a non accorgercene prima? LORIS MAZZETTI: All’inizio di questo nostro dialogo hai introdotto il rapporto tra mafia e politica. Mi ricordo quello che disse il pentito Buscetta a Falcone quando questi aveva iniziato a indagare sul rapporto tra Cosa nostra e politici: «Decidiamo chi di noi deve morire per primo». Questa frase il boss l’ha così motivata: «Se già è un problema parlare di Cosa nostra perché non ci sono prove, perché non esistono tessere, perché non esistono atti di notaio, se già è una difficoltà […]

Tempo di esposizione del trauma dell’Aquila

La (ri)costruzione fotografica nei “memoriali informativi” online del Gruppo L’Espresso   [Una versione di questo articolo è apparsa su “EC”, n.7/8 – settembre 2011][1] 1. Il fatto e il corpus: il terremoto e la fotogalleria Cos’è il terremoto de L’Aquila e quando ha avuto inizio? Una risposta a queste due domande potrebbe essere: “è una scossa sismica di magnitudo Richter 5,8 che il 6 aprile 2009 ha colpito il capoluogo abruzzese causando 308 morti e 1500 feriti, distruggendo circa 35.379 edifici e costringendo allo sfollamento 65.000 persone”. Questa potrebbe essere la definizione per un lettore, un fotografo o un giornalista, che leggono l’evento aquilano attraverso la lente della sua notizia, ma non certo per un sismologo, per cui il terremoto de L’Aquila inizia alla fine del 2008, si protrae fino alla scossa delle 3:32 del 6 aprile con epicentro Onna – frazione de L’Aquila – per poi esaurire il suo sciame sismico nel corso del 2009. Se la data d’inizio di un evento tellurico è soggetta a interpretazioni molto diverse, ancor meno pacifica è la risposta alla domanda: quando finisce un terremoto? Infatti, oltre alla vibrazione della crosta terrestre e ai danni a persone e cose, tra gli effetti di […]

Pisa città aperta? Da Ikea a Rebeldía passando ...

Insurrezioni (2) di Mariangela Priarolo «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». I. Calvino, Le città invisibili Pisa, domenica, dicembre, pioggia. La città dormicchia, assopita e silenziosa come solo le città studentesche riescono a essere la domenica pomeriggio. Sì perché a Pisa, una città che ha circa ottantamila abitanti, vivono più di ventimila studenti. Senza di loro in giro per le strade la città appare deserta, abbandonata e triste, in balia dei ricordi e della malinconia. Sotto a un portone spunta ad un tratto un ambulante: è giovane, avrà vent’anni, ha la pelle scura e un mazzo di ombrelli in mano. Poco più in là un ragazzo cingalese, la stessa età e gli stessi ombrelli offerti ai radi passanti, che tirano dritti senza degnarlo di […]

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