Politiche del contemporaneo

Politiche del contemporaneo accoglie le riflessioni che non cessano di puntare lo sguardo sulle trasformazioni del presente, di coglierne le profondità storiche, le temporalità molteplici, le razionalità implicite – nel tentativo di interrogarne, e analizzarne, le ragioni politiche. In questo focus ospitiamo contribuiti che vogliano provare a misurarsi con i modi in cui i poteri si inscrivono nei corpi e nelle vite, le forme in cui si esercitano nelle mutevoli manifestazioni di cattura e alienazione, così come di produzione e sfruttamento. Un banco di prova per una ricognizione sulle traiettorie e le forme di governo che il potere assume nei territori; sulle relazioni che attraversa e stabilisce; sui suoi modi di esercitare violenza e raccogliere consenso; e sui nodi problematici che intorno a esso si addensano. Il focus intende prestare particolare attenzione a tutte quelle questioni del contemporaneo intese come istanze sociali e politiche che si riproducono, persistono, irrompono costantemente nelle vite, e che le varie forme di pensiero dominante e senso comune tendono a rappresentare come intrattabili.

1966-2666: allenamento di corrispondenze a vuoto

Esercizi di serendipity. Da un passaggio di 2666 di Bolaño all’asciugatura dei libri colpiti dall’alluvione di Firenze del 1966, da quei libri stesi a una fotografia di Mario Giacomelli, da Giacomelli a Burri che trasforma in museo quegli essiccatoi dei libri.

Judith Butler: la trappola della malinconia

 A chi spetta una buona vita? (Nottetempo 2013, in collaborazione con il lavoro culturale) e La vita psichica del potere (Mimesis 2013): vi proponiamo una recensione che sentiamo un po’ nostra ai due libri di Judith Butler, non solo perché mette in rilievo – con profondità filosofica – le continuità tra i due testi, ma anche perché rende conto di, e inaugura, un incontro.

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