
6 aprile 2014. Immagini dell’Aquila
A cinque anni dal sisma che ha sconvolto la geografia urbana e sociale dell’Aquila, pubblichiamo alcune istantanee di Fabio Carnelli che raccontano la trasformazione dei vissuti fra quotidianità e commemorazioni.

A cinque anni dal sisma che ha sconvolto la geografia urbana e sociale dell’Aquila, pubblichiamo alcune istantanee di Fabio Carnelli che raccontano la trasformazione dei vissuti fra quotidianità e commemorazioni.

Proprio oggi Emma Castelnuovo, matematica, insegnante, allieva di Federigo Enriques e grande innovatrice della didattica di questa disciplina, compie cent’anni.

Dopo oltre un secolo di storia le Officine Meccaniche Reggiane, ormai abbandonate, diventano la sede del Tecnopolo di Reggio Emilia.

Assieme all’Osservatorio Permanente sul Dopo Sisma pubblichiamo il reportage di Stefano Ventura che, a cinquant’anni di distanza, rivista i luoghi del disastro del Vajont.

L’antropologa Rita Ciccaglione ha condotto una ricerca etnografica a Mirandola, l’epicentro del sisma emiliano. Ad un anno dal terremoto, la ricerca analizza la memoria che si è prodotta attorno all’evento e le trasformazioni sociali prodotte dalla catastrofe.

Rendere visibili gli invisibili è stato un imperativo categorico per Franco Basaglia che scrive nelle Conferenze Brasiliane (1979) “Giorno dopo giorno, anno dopo anno, passo dopo passo, disperatamente trovammo la maniera di portare chi stava dentro fuori e chi stava fuori dentro”.

«Tornare a riflettere sull’evento sismico del 6 aprile 2009 non vuol essere un semplice atto commemorativo. Si tratta piuttosto di riannodare i fili della storia e quelli della memoria per provare a individuare e rielaborare, a fianco delle faglie che hanno irrimediabilmente trasformato il paesaggio urbano, le reazioni che le istituzioni, i media e i cittadini hanno utilizzato per …»

Incontro martedì 20 novembre alla Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna. Segnaliamo l’iniziativa del 20 novembre apparso questa mattina sul blog del Centro TraMe.

La vicenda di Giovanni Spampinato rappresenta un drammatico concentrato di criticità distribuito su più livelli implicati fra loro: il sociale, il politico, il giuridico, il giornalistico. La cronaca dell’omicidio Spampinato lambisce gli angoli più inquietanti e irrisolti della storia. Sullo sfondo c’è il neofascismo degli anni ’70. C’è l’orchestrazione della strategia della tensione.

Fra la strage di Piazza Fontana a Milano e il massacro alla Scuola Diaz di Genova ci sono più di trent’anni di storia italiana. Fra l’uscita nelle sale di Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana e Diaz di Daniele Vicari solo due settimane, che si assottigliano adesso a un solo giorno nel calendario delle uscite in home video. In sé, è già un evento che nell’asfittico panorama di commedie sul precariato e drammi familiari escano a breve distanza due film su due momenti così diversi di collasso della democrazia italiana.