Presentazione de Il memoriale della Repubblica ...

Riportiamo di seguito la registrazione audio della presentazione del libro di Miguel Gotor Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano (Torino, Einaudi 2011), avvenuta a Pistoia il 9 maggio in anteprima nazionale e trasmessa da Radio Radicale. Miguel Gotor è professore di Storia Moderna all’Università di Torino e collaboratore de «Il Sole 24 ore». Si occupa di santi, eretici e inquisitori tra Cinquecento e Seicento e ha pubblicato, tra l’altro, I beati del Papa. Inquisizione, santità e obbedienza (Firenze, L. Olsckhi, 2002, Premio «Desiderio Pirovano» 2003) e Chiesa e santità nell’Italia moderna (Roma-Bari, Laterza, 2004). Per Einaudi, nel 2008, ha curato il volume Aldo Moro. Lettere dalla prigionia, con il quale ha vinto il premio «Viareggio-Repaci» per la saggistica. Miguel Gotor parteciperà domani al seminario “il lavoro culturale” con un intervento dal titolo Il Memoriale di Aldo Moro: fonti e problemi. Fonte: Radio Radicale (CC BY 2.5)

Thriller Republic. La memoria degli anni di pio...

di Daniele Salerno – Centro TraMe da «alfabeta2» «La mia immaginazione si sforzava senza riuscirvi di rappresentarsi i dialoghi non solo nei contenuti ma nelle frasi parola per parola, il tono delle voci, le possibilità dell’uso del discorso nel cuore del terrore. E insieme sentivo la certezza desolata che quei dialoghi non si sarebbero mai più potuti ricostruire, che erano perduti per sempre». «Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace». La prima citazione è di Italo Calvino: era il 1978, all’indomani del ritrovamento del corpo di Aldo Moro. La seconda citazione è di Pier Paolo Pasolini: era il 1974, l’anno della strage di Brescia, ancora oggi senza colpevoli per insufficienza di prove. Si tratta di due intellettuali e scrittori profondamente diversi, che di fronte a un elenco di stragi e assassini cercano di ricostruire una narrazione che possa fare a meno di “ciò che non si sa o che si tace”, della prova che continua a essere insufficiente. Gli anni […]

F for Fake: la foto di Bin Laden sulla rete

L’irruzione con cui le forze speciali della Marina Militare statunitense hanno messo fine alla latitanza dello “sceicco del terrore” Osama Bin Laden segna, almeno in chiave simbolica, la fine di un periodo, quella della “guerra al terrorismo”, iniziato l’11 settembre 2001.

Memorie di confine tra modernità e nuova Europa...

Raccontare, commemorare, dimenticare di Alessandro Cattunar COSTRUZIONE DELLA MEMORIA, INVENZIONE DELLA TRADIZIONE E COMUNITÀ IMMAGINATE I processi di nascita e sviluppo delle memorie e, di conseguenza, anche i meccanismi relativi alle identità, sono essenzialmente dei processi di costruzione, confronto, sintesi e invenzione che operano attraverso diversi “oggetti”. Le memorie non si costituiscono solo a partire da ricordi e narrazioni (scritte, orali, televisive o informatiche), da miti o leggende, ma dispongono anche di oggetti concreti, come monumenti, cimeli, manifestazioni sociali, cerimonie pubbliche, istituzione di simboli riconosciuti. Attraverso tutti questi elementi la memoria viene costruita, riprodotta, conservata e trasmessa da una generazione all’altra. In questi processi assumono facilmente un ruolo fondamentale le istituzioni e i poteri politici. La commemorazione è il processo di istituzionalizzazione di un ricordo […] rappresentazioni che riguardano eventi ritenuti significativi da e per un determinato gruppo. […] Nella sua fase originaria [la commemorazione] è qualcosa di simile all’elaborazione di un lutto. Commemorare è ricordare assieme, dar voce e gesto a un dolore. [28] La scelta di commemorare non è mai un’operazione neutra: implica scelte e valutazioni. Bisogna capire chi e cosa è necessario ricordare. È, evidentemente, una scelta politica. “Gruppi diversi che hanno valori e giudizi diversi, vogliono ricordare […]

Memorie di confine tra modernità e nuova Europa...

Raccontare, commemorare, dimenticare di Alessandro Cattunar  [In occasione dell’incontro fuori calendario con Alessandro Cattunar, ospite del lavoro culturale mercoledì 11 maggio alle 17 in sala Cinema, pubblichiamo un suo contributo già apparso su www.studistorici.com, come introduzione ad alcuni dei temi che verranno trattati nel corso dell’incontro. L’articolo, dal titolo Raccontare, commemorare, dimenticare. Memorie di confine tra modernità e nuova Europa, viene pubblicato in due parti. La seconda e ultima parte sarà online domani.] MEMORIE, IDENTITÀ E MODERNITÀ Riflettere sulla memoria e sulle sue molteplici declinazioni è un compito estremamente complesso. Molti sarebbero i punti di vista possibili. Molti i problemi da affrontare. Problemi che riguardano innanzitutto la definizione del termine memoria. Cosa si intende con la parola memoria? Un processo individuale di conservazione e riformulazione dei fatti storici? O la rielaborazione e trasmissione collettiva di un evento? O, ancora, stiamo parlando di memoria pubblica? Molto varie sono anche le funzioni proprie dell’atto di ricordare, funzioni per lo più legate alle dinamiche identitarie individuali e di gruppo. Come ricorda Paolo Jedlowski, infatti, la memoria collettiva è un fattore essenziale per la costruzione dell’identità di gruppo in quanto si configura come l’insieme delle immagini del passato che una comunità conserva e riconosce […]

Seminario di studi Histoire(s) du cinéma. Criti...

L’incontro Histoire(s) du cinéma. Critica, Storia, Teoria, organizzato dal Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti si terrà giovedì 12 e venerdì 13 maggio presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena (Palazzo San Niccolò, Aula B – Padiglione esterno). L’obiettivo è quello di interrogare e analizzare, attraverso alcuni circoscritti nodi tematici e concettuali, le Histoire(s) du cinéma (1988-1998) di Jean-Luc Godard: la grande opera in video suddivisa in quattro parti e in otto capitoli complessivi con cui l’autore franco-svizzero, in un lavoro che lo impegna per dieci anni, racconta la storia del cinema e, attraverso di essa, la storia XX secolo, convocando in una colossale operazione di montaggio le più diverse immagini della cultura occidentale. Il seminario intende leggere la più ambiziosa delle opere godardiane attraverso tre distinte direttrici operative: l’orizzonte della critica (le Histoire(s) come opera di critica del film, realizzata da uno dei principali giovani critici della rivoluzionaria stagione dei «Cahiers du cinéma» gialli); l’orizzonte della Storia (le Histoire(s) come opera storiografica, realizzata attraverso gli strumenti audiovisivi); l’orizzonte della teoria (le Histoire(s) come opera di teoria del film, pensata attraverso l’esegesi di tre grandi letture di teorici: Aumont, Rancière, Didi-Huberman). Documenti allegati Locandina Histoire(s) du […]

Cinque minuti di rivoluzione

di Luca Martinelli [*] da Carta.org         L’ultimo argine contro la privatizzazione dell’acqua sono due quesiti referendari. I cittadini italiani sono chiamati ad abrogare, con il voto del 12 e 13 giugno, due articolo di legge che, a vario titolo, investono il servizio idrico integrato. Il primo è l’articolo 15 della legge «Ronchi», la 166 del 2009, che prende il nome da Andrea Ronchi, l’ex ministro delle Politiche comunitarie. Una legge pomposamente definita “riforma dei servizi pubblici locali”, ma che riguarda in realtà esclusivamente la modalità di affidamento della gestione dei servizi. Si tratta, in pratica, di una legge che rende [praticamente] obbligatorio il ricorso alla “gara”, a partire dal gennaio del 2012. È bene ricordare, però, che la gara non è una novità; che in Italia è possibile scegliere per questa modalità d’affidamento del servizio idrico integrato fin dalla metà degli anni Novanta; e che sono numerosi i riscontri sul fallimento di questo modello. Un esempio, tra i tanti, lo si ritrova tra le pagine di un provvedimento dell’Antitrust, che nel 2007 ha multato le imprese Acea e Suez, prima in Italia e prima nel mondo nel settore, per un accordo di cartello che ha viziato le […]

“Le storie siamo noi” 2011

“Le storie siamo noi” è un progetto promosso inizialmente da due associazioni, Pratika di Arezzo e L’Altra Città di Grosseto, le quali hanno lavorato dal basso per costruire una rete di attori capaci di co-organizzare e co-finanziare un’iniziativa di animazione territoriale a carattere nazionale dedicata all’orientamento narrativo. Le iniziative, il cui coordinamento scientifico e organizzativo è stato fin dal principio gestito da Federico Batini (associazione Pratika di Arezzo) e da Simone Giusti (associazione L’Altra Città di Grosseto), hanno coinvolto e radicato sul territorio delle province di Grosseto e Arezzo un gruppo di lavoro qualificato in vari settori scientifico-disciplinari, che è in grado di garantire nel tempo la qualità delle iniziative. In particolare, partecipano attivamente ai lavori del costituendo Comitato Scientifico: prof. Paolo Jedlowski (Università della Calabria), il prof. Giuseppe Mantovani (Università di Padova), il prof. Andrea Smorti (Università di Firenze), la prof.ssa Natascia Tonelli (Università di Siena).   I Giornata – Siena, giovedì 5 maggio “La letteratura, la lettura e lo sviluppo delle persone” Istituto Scolastico T. Sarrocchi, via Carlo Pisacane, 3 Ore 14.30 Registrazione dei partecipanti e consegna dei materiali Apertura dei lavori con l’Assessore provinciale all’istruzione Simonetta Pellegrini Federico Batini e Simone Giusti, Le ragioni narrative di un […]

Italia, quanto costano le emergenze?

di Stefano Ventura Terremoti, alluvioni, frane e disastri di vario genere purtroppo accompagnano fatalmente la storia italiana. Siamo diventati bravi a portare soccorso, a intervenire in emergenza, ma di prevenzione, cura del territorio e educazione dei cittadini a convivere con i rischi e i fenomeni naturali si parla sempre troppo poco. Ma qual è stato il metodo che ha contraddistinto le gestioni delle emergenze derivate da terremoti di grave entità avvenuti in Italia negli ultimi trent’anni? È questa la domanda che ha animato il primo lavoro del gruppo di ricerca, guidato da Antonello Caporale, dell’Osservatorio Permanente sul Doposisma della Fondazione Mida (con sede ad Auletta e Pertosa, Salerno). I risultati della ricerca sono illustrati nel rapporto 2010 dell’Osservatorio (Le macerie invisibili). Partendo dai primissimi soccorsi fino ad arrivare alle sistemazioni provvisorie, sono stati analizzati i dodici mesi successivi ai terremoti avvenuti in Campania e Basilicata nel 1980, in Umbria e Marche nel 1997, in Molise nel 2002 e in Abruzzo nel 2009, per capire come sono stati portati i primi soccorsi, con e senza la Protezione Civile (che nel 1980 ancora non esisteva), a chi è stata affidata la responsabilità di coordinamento, quale ruolo hanno ricoperto gli enti locali e […]

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