Politiche del contemporaneo

Politiche del contemporaneo accoglie le riflessioni che non cessano di puntare lo sguardo sulle trasformazioni del presente, di coglierne le profondità storiche, le temporalità molteplici, le razionalità implicite – nel tentativo di interrogarne, e analizzarne, le ragioni politiche. In questo focus ospitiamo contribuiti che vogliano provare a misurarsi con i modi in cui i poteri si inscrivono nei corpi e nelle vite, le forme in cui si esercitano nelle mutevoli manifestazioni di cattura e alienazione, così come di produzione e sfruttamento. Un banco di prova per una ricognizione sulle traiettorie e le forme di governo che il potere assume nei territori; sulle relazioni che attraversa e stabilisce; sui suoi modi di esercitare violenza e raccogliere consenso; e sui nodi problematici che intorno a esso si addensano. Il focus intende prestare particolare attenzione a tutte quelle questioni del contemporaneo intese come istanze sociali e politiche che si riproducono, persistono, irrompono costantemente nelle vite, e che le varie forme di pensiero dominante e senso comune tendono a rappresentare come intrattabili.

patrimonializzazione

Per una riflessione critica sulla patrimonializ...

“Chi è senza patrimonio scagli la prima pietra”.   L’incandescente mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un’imperiosa agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al timore, notai che le armature di ferro di Plaza Constitución avevano cambiato non so quale pubblicità di sigarette; il fatto mi dolse, perché compresi che l’incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo di una serie infinita. Cambierà l’universo ma non io, pensai con malinconica vanità; talora, lo so, la mia vana devozione l’aveva esasperata; morta, potevo consacrarmi alla sua memoria, senza speranza ma anche senza umiliazione. Jorge Luis Borges, L’Aleph

dibattito intellettuale

Cultura à la plage

Da lungo tempo il dibattito in voga tra le élites italiane si concentra quasi esclusivamente sullo svilimento del “comparto cultura” all’interno del nostro paese e sulla sempre minor efficacia della figura dell’intellettuale nell’orientare le scelte della società.

Arance Rosarno

Le arance non cadono dal cielo

“Le arance non cadono dal cielo” è una frase di uno striscione che è stato affisso davanti al Ministero dell’Agricoltura a Roma da un centinaio di braccianti africani di Rosarno, il 7 gennaio 2011.

Egitto palestina

L’Egitto è in Palestina

Questo articolo è stato originariamente pubblicato online sul sito di “alfabeta2”. Un carissimo amico mi scrive chiedendomi: “Tu che stai in Palestina sei in un punto di osservazione privilegiato. Chi meglio di te, da lì, potrebbe scrivere qualcosa su quello che sta succedendo in Egitto e nel resto del mondo arabo?”.

Dieci parole che hanno confuso l’Italia

di Omar Calabrese Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo questo articolo, già edito nel testo curato da Federico Montanari Politica 2.0. Nuove tecnologie e nuove forme di comunicazione, Carocci, Roma, 2010. Molti hanno osservato, recentemente, che da circa quindici anni il linguaggio della politica italiana si è decisamente trasformato. Una volta esistevano una voluta oscurità e una ambiguità generalizzata, utile al puro effetto di presenza sulla scena pubblica da parte degli uomini politici, all’occultamento del significato per gli ascoltatori e i lettori, e alla possibilità di volgere il senso delle parole secondo le tattiche dell’occasione [1]. Italo Calvino, ad esempio, scriveva nel 1965: “Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono pensano parlano nell’antilingua” [2]. Il fenomeno era, d’altra parte, conosciuto in tutto il mondo, e aveva dato luogo, fin dagli anni Trenta (soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra) a un movimento per un corretto uso del linguaggio nell’amministrazione della cosa pubblica, detto comunemente plain language, che ha ottenuto molti successi a […]

La Neolingua del Reale

di Vincenzo Idone Cassone La maestra di scuola non si informa quando interroga un allievo, né informa quando insegna una regola di grammatica o di calcolo. In-segna, dà ordini, comanda. Gli ordini del professore […] non derivano da significati originari, non sono la conseguenza di informazioni […] la macchina dell’insegnamento obbligatorio non comunica informazioni, ma impone al bambino coordinate semiotiche attraverso le basi duali della grammatica (maschile-femminile, singolare-plurale…) G. Deleuze e F. Guattari, Mille piani Nell’Italia d’oggi l’invocazione del ritorno dei fatti è una richiesta che giunge da più parti e non può essere ignorata, ma piuttosto inquadrata all’interno cambiamenti che sono intercorsi negli ultimi quaranta anni: periodo in cui muta radicalmente la struttura mediatica dell’informazione e della diffusione dei contenuti. È forse necessario ripetere qualche considerazione sui linguaggi umani e soprattutto su quella che chiamiamo la Lingua. In 20 novembre 1923. Postulati della linguistica (all’interno di Mille piani) i due autori francesi si pongono in una dimensione del linguaggio particolarmente cruda: «l’unità elementare del linguaggio – l’enunciato – è la parola d’ordine […] il linguaggio non è fatto nemmeno per essere creduto, ma per obbedire e far obbedire». La parola d’ordine non è qui semplicemente l’esplicitazione di un comando […]

Le figlie delle streghe

di Alessandra Molinero e Martina Tarasco Piazza Salimbeni piena, molto più di quanto ci si sarebbe aspettati. La manifestazione senese, con l’eco delle altre, in ogni città, è stata bella. Era il momento giusto. “Se non ora quando?” per l’appunto. L’affluenza è stata considerevole. Le donne c’erano e c’erano anche gli uomini, anzi a tratti sembravano loro, i maschi, i più numerosi. Il che stimola riflessioni, anche polemiche. Da giorni ormai gli uomini erano chiamati a raccolta dai volti noti che hanno promosso la manifestazione. Certo rincuora vedere tante facce maschili in quella piazza. La solidarietà e l’identificazione sono un motore importante nelle lotte di piazza. Siamo d’accordo che il tema dell’immagine femminile e quello del ruolo dei maschi oggi siano il recto e il verso di uno stesso argomento. E che proprio la distinzione dei due abbia finito nel passato per logorare e impoverire entrambi. È necessario costringere la riflessione sui due fronti, serratamente parallela e continuamente intersecata; altrimenti non serve. Interessante però sarebbe contemporaneamente scoprire quanti di quegli uomini che oggi si sentivano parte della manifestazione e probabilmente anche eticamente fieri di esserci, predicano bene e razzolano male: covano cioè, nelle pratiche quotidiane e nelle relazioni personali, sotto […]

Eccessiva tolleranza nei confronti dei regimi d...

di Andrea Segre Questo articolo è stato originariamente pubblicato online sul blog del suo autore il 14 febbraio. Andrea Segre, regista del collettivo Zalab e studioso di strategie di comunicazione sociale e pubblica, interverrà al seminario “il lavoro culturale” il 9 marzo per presentare il film Il sangue verde. Devo ringraziare il Ministro Maroni, perché nella sua indubitabile intelligenza di uomo politico offre sempre l’occasione di smascherare l’ipocrisia delle politiche italiche sull’immigrazione. Stanno arrivando centinaia di ragazzi tunisini sulle coste italiane. E come li definisce Maroni? “Esodo biblico di fronte al quale l’Europa non può lasciarci soli.” Ci sono tre motivi che spingono un uomo politico a pronunciare rapidamente la definizione di un problema: per alimentare un’emozione, per indicarne una soluzione e per coprirne altre spiegazioni. L’emozione da alimentare è chiaramente quella paura per l’invasione dei clandestini che tanto rende elettoralmente. La soluzione suggerita è che l’esodo va fermato e va fatto rafforzando i poteri militari tunisini con soldi europei. Ma quali sono le spiegazioni che invece Maroni rapidamente vuole coprire? Sono principalmente tre: 1. L’Italia ha costruito la sua strategia di gestione dei flussi d’immigrazione sul finanziamento ai regimi dittatoriali del Maghreb, facendo finta che tali non fossero, mettendosi […]

La Giornata della memoria

«Che cosa avreste fatto se vi foste trovati all’interno di quella immensa macchina amministrativa?». Con questa domanda Gad Lerner introduce il dibattito che segue lo spettacolo di Marco Paolini Ausmerzen, andato in onda il 26 gennaio dall’ex-ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano in occasione della Giornata della memoria. Si rivolge, Lerner, ai pochi e selezionati spettatori presenti e implicitamente ai molto più numerosi telespettatori – che per fortuna non possono intervenire con un sms da casa – creando un tensione paradossale benché naturale. Come si può rispondere ad una domanda del genere? Qualcuno di voi avrebbe eseguito gli ordini di Hitler e sterminato migliaia (milioni?) di persone “anormali”, a questo quesito si chiede di fornire una soluzione. Non ci può essere risposta, a prima vista; eppure qualche coraggioso si fa avanti: “Ho la presunzione di dire che non lo avrei fatto”. Una possibilità allora esiste, evidentemente, ma forse non è in questa direzione che va cercata. Dopo un paio di interventi, invece, inaspettata arriva: “Non si può sapere se l’avremmo fatto o meno, ma di sicuro abbiamo bisogno di strumenti culturali forti per far sì che quanto è successo non si ripeta”. È da qui dunque che bisogna partire. Ausmerzen […]

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