Ernesto De Martino

Avere un posto nel mondo

Il seguente contributo è tratto dal volume di prossima pubblicazione “Aree interne, sperimentare per ri/abitare”, con sperimentazioni progettuali nei comuni molisani di Riccia, Jelsi e Gambatesa, a cura di Nicola Flora e Francesca Iarruso. La pubblicazione è divisa in tre parti: saggi, sperimentare col progetto, sperimentazioni e prospettive nell’Alto Fortore: Riccia, Jelsi, Gambatesa. Il contributo che segue, firmato da Sandro Abruzzese, fa parte della prima sezione del libro. Abitare e vedere Abitare è una parola nobile, porta a quel misto di avere e tenere che rimanda al possesso, ma anche a qualcosa che ci sta a cuore e di cui abbiamo cura. Ci sono aspetti complessi e ambivalenti nell’abitare, riguardano la relazione tra spazi privati e pubblici, tra ambiente, società, individui: non si abita mai del tutto soli. Abitare presuppone il vedere. Vedere per capire significa, secondo la lezione di Carlo Levi, avere senza possedere, rinunciare ad appropriarsi, lasciare intatto e alla portata di altri sguardi. Vedere un paesaggio, però, è qualcosa di diverso dal vedere una piazza o visitare una città. Quando guardo la natura vedo qualcosa che non presuppone per forza un soggetto. Una città, al contrario, è un artificio costruito spesso a partire dal soggetto, in cui […]

canto popolare

“Dai Pogues in poi ho iniziato a vedere il bicc...

Canto popolare, canto sociale. Proponiamo un estratto dal colloquio fra Antonio Fanelli e Sandro Portelli su questi temi fra genealogia e connessioni col presente. La versione integrale è pubblicata sul nuovo numero de Il De Martino*, la rivista dell’Istituto culturale dedicato al grande etnografo napoletano, studioso del “mondo magico”.        AF: L’idea di questo numero della rivista “Il de Martino” nasce dal mio scritto precedente sul canto sociale per la Treccani e dal libro “Contro canto”, ricordi quando sono venuto a casa tua per parlarne? E così ho un po’ ricostruito la tua riflessione sul canto sociale, sparsa in vari articoli e su riviste, senza mai confluire in un libro o in una antologia. SP: Si, anche perché, devo dire, insomma, di musica ne deve scrivere gente che ne sa di più, perché alla fine io ho sempre ragionato più sul rapporto tra musica e contesto sociale che sulla musica in sé e come tale, e anche per questo ho finito per spostarmi sempre di più sulla storia orale, proprio perché come competenza critica capivo meglio le storie che non le musiche dei canti di cui mi occupavo. Però, diciamo che comunque un percorso dentro al canto sociale […]

etnopsichiatria

L’etnopsichiatria al Festival dei Matti d...

Pubblichiamo un estratto dell’etnopsichiatra Roberto Beneduce* in occasione della sua partecipazione al Festival dei Matti di Venezia, in un incontro dal titolo “Tempi spezzati. Le migrazioni e le follie che ne vengono” che si terrà oggi alle 16.30 all’Ateneo Veneto.

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