Territori/Società

Thriller Republic. La memoria degli anni di pio...

di Daniele Salerno – Centro TraMe da «alfabeta2» «La mia immaginazione si sforzava senza riuscirvi di rappresentarsi i dialoghi non solo nei contenuti ma nelle frasi parola per parola, il tono delle voci, le possibilità dell’uso del discorso nel cuore del terrore. E insieme sentivo la certezza desolata che quei dialoghi non si sarebbero mai più potuti ricostruire, che erano perduti per sempre». «Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace». La prima citazione è di Italo Calvino: era il 1978, all’indomani del ritrovamento del corpo di Aldo Moro. La seconda citazione è di Pier Paolo Pasolini: era il 1974, l’anno della strage di Brescia, ancora oggi senza colpevoli per insufficienza di prove. Si tratta di due intellettuali e scrittori profondamente diversi, che di fronte a un elenco di stragi e assassini cercano di ricostruire una narrazione che possa fare a meno di “ciò che non si sa o che si tace”, della prova che continua a essere insufficiente. Gli anni […]

Memorie di confine tra modernità e nuova Europa...

Raccontare, commemorare, dimenticare di Alessandro Cattunar COSTRUZIONE DELLA MEMORIA, INVENZIONE DELLA TRADIZIONE E COMUNITÀ IMMAGINATE I processi di nascita e sviluppo delle memorie e, di conseguenza, anche i meccanismi relativi alle identità, sono essenzialmente dei processi di costruzione, confronto, sintesi e invenzione che operano attraverso diversi “oggetti”. Le memorie non si costituiscono solo a partire da ricordi e narrazioni (scritte, orali, televisive o informatiche), da miti o leggende, ma dispongono anche di oggetti concreti, come monumenti, cimeli, manifestazioni sociali, cerimonie pubbliche, istituzione di simboli riconosciuti. Attraverso tutti questi elementi la memoria viene costruita, riprodotta, conservata e trasmessa da una generazione all’altra. In questi processi assumono facilmente un ruolo fondamentale le istituzioni e i poteri politici. La commemorazione è il processo di istituzionalizzazione di un ricordo […] rappresentazioni che riguardano eventi ritenuti significativi da e per un determinato gruppo. […] Nella sua fase originaria [la commemorazione] è qualcosa di simile all’elaborazione di un lutto. Commemorare è ricordare assieme, dar voce e gesto a un dolore. [28] La scelta di commemorare non è mai un’operazione neutra: implica scelte e valutazioni. Bisogna capire chi e cosa è necessario ricordare. È, evidentemente, una scelta politica. “Gruppi diversi che hanno valori e giudizi diversi, vogliono ricordare […]

Memorie di confine tra modernità e nuova Europa...

Raccontare, commemorare, dimenticare di Alessandro Cattunar  [In occasione dell’incontro fuori calendario con Alessandro Cattunar, ospite del lavoro culturale mercoledì 11 maggio alle 17 in sala Cinema, pubblichiamo un suo contributo già apparso su www.studistorici.com, come introduzione ad alcuni dei temi che verranno trattati nel corso dell’incontro. L’articolo, dal titolo Raccontare, commemorare, dimenticare. Memorie di confine tra modernità e nuova Europa, viene pubblicato in due parti. La seconda e ultima parte sarà online domani.] MEMORIE, IDENTITÀ E MODERNITÀ Riflettere sulla memoria e sulle sue molteplici declinazioni è un compito estremamente complesso. Molti sarebbero i punti di vista possibili. Molti i problemi da affrontare. Problemi che riguardano innanzitutto la definizione del termine memoria. Cosa si intende con la parola memoria? Un processo individuale di conservazione e riformulazione dei fatti storici? O la rielaborazione e trasmissione collettiva di un evento? O, ancora, stiamo parlando di memoria pubblica? Molto varie sono anche le funzioni proprie dell’atto di ricordare, funzioni per lo più legate alle dinamiche identitarie individuali e di gruppo. Come ricorda Paolo Jedlowski, infatti, la memoria collettiva è un fattore essenziale per la costruzione dell’identità di gruppo in quanto si configura come l’insieme delle immagini del passato che una comunità conserva e riconosce […]

Cinque minuti di rivoluzione

di Luca Martinelli [*] da Carta.org         L’ultimo argine contro la privatizzazione dell’acqua sono due quesiti referendari. I cittadini italiani sono chiamati ad abrogare, con il voto del 12 e 13 giugno, due articolo di legge che, a vario titolo, investono il servizio idrico integrato. Il primo è l’articolo 15 della legge «Ronchi», la 166 del 2009, che prende il nome da Andrea Ronchi, l’ex ministro delle Politiche comunitarie. Una legge pomposamente definita “riforma dei servizi pubblici locali”, ma che riguarda in realtà esclusivamente la modalità di affidamento della gestione dei servizi. Si tratta, in pratica, di una legge che rende [praticamente] obbligatorio il ricorso alla “gara”, a partire dal gennaio del 2012. È bene ricordare, però, che la gara non è una novità; che in Italia è possibile scegliere per questa modalità d’affidamento del servizio idrico integrato fin dalla metà degli anni Novanta; e che sono numerosi i riscontri sul fallimento di questo modello. Un esempio, tra i tanti, lo si ritrova tra le pagine di un provvedimento dell’Antitrust, che nel 2007 ha multato le imprese Acea e Suez, prima in Italia e prima nel mondo nel settore, per un accordo di cartello che ha viziato le […]

Italia, quanto costano le emergenze?

di Stefano Ventura Terremoti, alluvioni, frane e disastri di vario genere purtroppo accompagnano fatalmente la storia italiana. Siamo diventati bravi a portare soccorso, a intervenire in emergenza, ma di prevenzione, cura del territorio e educazione dei cittadini a convivere con i rischi e i fenomeni naturali si parla sempre troppo poco. Ma qual è stato il metodo che ha contraddistinto le gestioni delle emergenze derivate da terremoti di grave entità avvenuti in Italia negli ultimi trent’anni? È questa la domanda che ha animato il primo lavoro del gruppo di ricerca, guidato da Antonello Caporale, dell’Osservatorio Permanente sul Doposisma della Fondazione Mida (con sede ad Auletta e Pertosa, Salerno). I risultati della ricerca sono illustrati nel rapporto 2010 dell’Osservatorio (Le macerie invisibili). Partendo dai primissimi soccorsi fino ad arrivare alle sistemazioni provvisorie, sono stati analizzati i dodici mesi successivi ai terremoti avvenuti in Campania e Basilicata nel 1980, in Umbria e Marche nel 1997, in Molise nel 2002 e in Abruzzo nel 2009, per capire come sono stati portati i primi soccorsi, con e senza la Protezione Civile (che nel 1980 ancora non esisteva), a chi è stata affidata la responsabilità di coordinamento, quale ruolo hanno ricoperto gli enti locali e […]

Fare gli italiani. Il cinema come didattica e c...

(pubblicato su “alfabeta2”, n. 7 – marzo 2011)   Che Garibaldi fu ferito ad una gamba lo si è sentito dire fin da piccoli e ogniqualvolta si pensa al periodo storico identificato con il nome di Risorgimento si fatica a non incappare nell’orecchiabile melodia. La canzonetta non ci informa sulle contingenze dell’infortunio accorso all’Eroe. Come con il capitano Achab, non sappiamo poi di quale gamba si tratti, se la destra o la sinistra. A chi è solito confidare nell’occhio documentario del cinema per sfatare simili dubbi occorre rispondere con un’ovvietà: per ragioni d’anagrafe, esso era assente dai luoghi di battaglia, mentre quello della fotografia era ancora troppo giovane per un’impresa campale. Dell’infortunio di Garibaldi troviamo al massimo una posa statica in interno, qualche illustrazione a stampa, alcune raffigurazioni pittoriche. Arrivato fuori tempo massimo per «fare l’Italia», è nell’impresa di «fare gli italiani» che il cinema viene da subito impiegato, nella produzione di un immaginario visivo e audiovisivo del Risorgimento come mito di fondazione del Paese unito. Dall’epoca del muto all’ultimo anniversario dell’Unità, quali sono stati dunque i principali modelli di elaborazione e scrittura audiovisiva della storia risorgimentale? Il cinema è stato in grado di elaborare una didattica alternativa a quella […]

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