Multisegnalazioni #8

Alcuni dei titoli più interessati usciti nel 2019 selezionati da Alberto Prunetti

Multisegnalazioni 8

Javier Fernández, Fanny Marín, Roberto Bolaño. Stella Distante, Roma, Sur, 2019, s.p., illustrato, euro 20, traduzione di Giulia Zavagna
Un adattamento meraviglioso dall’omonimo romanzo di Roberto Bolaño. Gli autori traducono nel format del graphic novel una storia cupa dal Cile degli anni della dittatura. Chi ha amato La letteratura nazista in America troverà echi di quelle pagine, inserite però in una cornice più triste e perturbante. Un lavoro bellissimo. Leggetelo.

Luca Giudici, Bruce Springsteen, Abbagliati dalla luce, Genova, Editrice Zona, 2019, pp. 134, euro 17
Ho molto apprezzato questo saggio di Giudici su Springsteen. L’autore ha evitato giustamente di replicare il lavoro già fatto con maestria da altri (ad esempio, il saggio – splendido – di Portelli) e ha cercato una sua via di lettura attraverso l’opera più recente di Springsteen, a partire dallo spettacolo autobiografico “Springsteen on Broadway”. Potentissimo l’incipit, dedicato al padre di Springsteen, un padre assente, depresso e malato, “un archetipo operaio, vittima di un lavoro routinario che lo ha ucciso”. Giudici cita uno dei passi che sento più miei del recital di Springsteen: “Quando ero giovane e cercavo una voce per amalgamarla alla mia e raccontare le mie storie, sceglievo la voce di mio padre. E quando cercavo un posto dove preservarmi dal mondo, sceglievo la fabbrica di mio padre, indossando i suoi abiti da lavoro. Quando mio padre morì, feci un sogno. Sono sul palco davanti a migliaia di persone e sto suonando. Poi, di un tratto, sono accanto a lui ed entrambi osserviamo l’uomo scatenato sul palco. Gli tocco il braccio e dico a mio padre, che per anni era stato fermo seduto al tavolo della cucina, paralizzato dalla depressione: “Guarda, papà, quello sei tu… è così che ti vedo”.

Girolamo De Michele, Le cose innominabili, Milano, Rizzoli, 2019, pp. 329, euro 19
Davvero un gran bel noir che racconta Taranto su tre direttrici: la scuola, la malavita organizzata e la fabbrica. Si legge con la stessa tensione di un polar di Manchette o di Izzo, con una densità filosofica anche più alta. De Michele, filosofo, insegnante e tarantino, non delude mai e riporta lustro a un genere a rischio d’inflazione.

Selene Pascarella, Pozzi. Il diavolo a Bitonto, Roma, Alegre, 2019, pp. 252, euro 16
È ancora la Puglia la protagonista del racconto di Selene Pascarella. Da una rielaborazione fittizia di un fatto di cronaca, c’era il rischio di cadere nei luoghi comuni di un meridione arretrato, primitivo e magico, pieno di figure demoniache. Ma Pascarella raggiunge il baratro dello stereotipo solo per guardarlo e smontarlo con occhio critico, lavorando sulla fiction, senza seviziare le vittime con la banalità della cronaca vera.

Marta e Simone Fana, Basta salari da fame!, Bari-Roma, Laterza, 2019, pp. 165, euro 16
Il nuovo saggio di Marta Fana, scritto a quattro mani col fratello Simone, focalizza l’analisi sul lavoro sfruttato a partire da un elemento chiave: il salario. Meno narrativo ma più denso del precedente, il saggio si giova dei contributi di storia economica per raccontare la tensione tra salario e profitti, alla base dell’eterna contrapposizione tra operai e capitale.

Anna Burns, Milkman, Rovereto, Keller, 2019, pp. 451, euro 19,50, traduzione di Elvira Grassi
Una scrittura esorbitante e ipnotica per raccontare la storia di un’adolescente che si chiama fuori da un’anomala normalità in una Belfast spaccata dal conflitto. Pagine inquietanti si alternano ad altre cariche di umorismo, mentre sorella di mezzo ti entra nella testa e non riesci a fare a meno, per giorni, di usare la sua lingua. Una cifra narrativa che si impossessa letteralmente del lettore. Complimenti alla traduttrice italiana, che ha fatto un lavoro superlativo con un testo veramente complesso: più che i personaggi o la trama degli eventi che li lega, è proprio la lingua la vera protagonista del romanzo. Chapeau.

Mauro Vanetti, La sinistra di destra. Dove si mostra che liberisti, sovranisti e populisti ci portano dall’altra parte, Roma, Alegre, pp. 239, 2019, euro 15
Vanetti fa un lavoro fondamentale: mette a nudo un problema della sinistra dei nostri giorni, ossia la tendenza a farci inquinare i pozzi da cui ci alimentiamo da cornici di pensiero di destra. Nello shitstorm di un ciclo pluriannuale reazionario, non manca chi cerca di inseguirà la destra su territori come l’emigrazione, i confini, il nazionalismo e il patriottismo. Il risultato è merda di destra, confezionata con qualche parola d’ordine rubata a Gramsci, che intanto si rigira nella tomba. Bravo Vanetti a usare fonti complesse dalla letteratura marxista scrivendo con chiarezza, semplicità, profondità e non di rado umorismo.

Emiliano Pagani, Daniele Caluri, Don Zauker. Ego te dissolvo, Milano, Feltrinelli, 2019, pp. 120, euro 16
Prendete e leggetene tutti, stronzoli. L’esorcista che incarna il peggio dell’homo labronicus torna in questo graphic novel di Feltrinelli. Dal formato breve – e devastante – delle due pagine del Vernacoliere di anni fa, questo strano personaggio – un po’ Torpedo, un po’ Clint Eastwood – resuscita ogni qualche anno come storia lunga da graphic novel, spacciando nuove dosi di oppio dei popoli, tagliato col peggio: superstizione, maschilismo, legnate sul groppone a scienziati e miscredenti. Notevoli gli articoli (fake) che di tanto in tanto punteggiano la storia. (In uno di questi, si fornisce una versione alternativa ma credibile per l’attentato di Papa Woytila).

Eugenio Raspi, Tuttofumo, Milano, Baldini e Castoldi, 2019, pp. 349, euro 18
Di Raspi, operaio licenziato ingiustamente dal suo lavoro di metalmeccanico nelle acciaierie di Terni, avevo apprezzato il suo esordio, una storia di classe operaia premiata dal Premio Calvino e portata in stampa da Baldini e Castoldi. Adesso torna con un nuovo romanzo, che apre al mondo delle seconde generazioni working class. Quella dei proletari senza fabbrica, schiacciati da lavoretti di merda che durano una vita, spesso in contrasto con l’etica del lavoro dei padri. Sullo sfondo del paesaggio industriale in via di dismissione, tra progetti fantomatici di riconversione, la generazione dei precari e quella dei metalmeccanici, la vecchia e nuova classe lavoratrice, “i figli mai assunti e i padri licenziati”, si incontrano in queste pagine.

 

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