A una senatrice che ha votato la fiducia sulla “buona scuola”

Una lettera di Girolamo De Michele alla senatrice Rosaria Capacchione. Dopo la fiducia e l’approvazione del Senato, oggi la “buona scuola” torna alla Camera per il via libera definitivo.

Renzi-alla-lavagna

Egregia senatrice Rosaria Capacchione,

mi presento: sono un insegnante. Uno dei tanti che Lei ha incontrato nei molti interventi che ha fatto nelle scuole d’Italia. Nel mio caso, è stato cinque anni fa, non pretendo che se ne ricordi: lo dico solo per spiegare perché, fra i tanti a cui avrei potuto indirizzare questa mia lettera, ho scelto Lei.

Ho portato la mia classe a sentirla parlare della sua attività giornalistica, quando il suo libro L’oro della camorra (Bur, 2008) vinse un premio nella mia città. Lei ci disse molte cose, una in particolare ci colpì: l’importanza della scuola nella lotta contro le mafie e le camorre. Lei, devo dire, non giunse per prima a parlare di scuola e mafie: diversi giornalisti, alcuni famosi e altri che lo sarebbero diventati, e anche alcuni magistrati l’hanno preceduta o si sono aggiunti al suo appello. Giornalisti, giudici, scrittori, congiunti di vittime della mafia e testimoni di una lotta: in molti ci hanno convocati in una lotta giusta.

Non uso la parola “guerra”, perché non credo che ve ne possano essere di giuste: uso invece la parola “lotta”, perché in essa risuona non l’obbedienza a volte cieca e servile al comando e al potere, ma il prendersi per mano, con le armi che si hanno a disposizione, e marciare insieme, con dignità, cercando una giustizia che ci è negata.

Hanno, avete parlato spesso di come dovrebbero essere le scuole, del tempo scuola contrapposto al tempo della strada governata dalla camorra, dell’importanza della cultura, dei libri.

A me, in anni nei quali la scuola è stata spesso sotto attacco e ha subito tagli e ingiurie di ogni sorta, è capitato più volte di dire e scrivere che in un Paese civile non dovrebbe essere un magistrato o uno scrittore a dire che contro le mafie ci vogliono scuole grandi, accoglienti e colorate, perché in un Paese civile questa dovrebbe essere la regola quotidiana, non l’obiettivo da realizzare.

Le nostre armi non potevano che essere quelle della scuola: armarsi di libri, a partire dal suo, che abbiamo letto tutti in classe, ma non solo il suo. Abbiamo realizzato un progetto, modificato la programmazione delle lezioni per aggiungere una nuova materia, e modificato i contenuti delle materie cosiddette curricolari per adattarle al nuovo argomento.

Alla fine abbiamo realizzato una clip, perché ci è sembrato che fosse il modo migliore per tenere insieme tutto quello che avevamo studiato e discusso. Per farlo abbiamo chiesto l’aiuto di altri studenti, docenti, bidelli.

La piccola folla del video è fatta da loro: non sono la “buona scuola”, sono la scuola, senza bisogno di aggettivi da réclame. Siamo rimasti a scuola dopo la fine delle lezioni, e in un pomeriggio, con l’aiuto di due persone del mestiere, abbiamo prodotto un piccolo film, che può vedere su youtube.

Certo, se avessimo dovuto preparare i test a crocette dell’Invalsi, non avremmo avuto il tempo di fare tutto questo: ma del resto, quei test non valutano non dico le competenze e i contenuti che quel video esprime, ma la sua coscienza civile – ma che glielo dico a fare?

Poi, come nelle storie che leggiamo a scuola, il tempo passa e fa il suo quarto di giro, e le cose cambiano. E succede che, dopo aver lottato per anni contro i tentativi di distruggere la scuola pubblica da parte di governi colorati di destra, arrivi un governo che, sostenendo di essere di sinistra, la scuola pubblica la affossa davvero.

In realtà non è vero che erano solo i governi di destra: ma quando a cercare di ridimensionare e svendere la scuola sono i governi di sinistra, ce lo si dimentica spesso. Per onestà, devo riconoscere che l’attuale ministro degli Interni non si fa scrupolo di dire che questa è una rifoma di centrodestra, perché i suoi contenuti corrispondono ai valori del centrodestra: e io mi trovo, cosa che mai avrei pensato potesse accadere, a condividere un giudizio di Angiolino Alfano.

E, come con i precedenti governi, noi insegnanti, con al fianco i nostri studenti, siamo di nuovo scesi in lotta. E ci siamo accorti, con un senso di disagio, che tutti quegli scrittori, giornalisti, magistrati che ci avevano parlato dell’importanza della scuola nella lotta contro le mafie, non dicevano più niente.

Non che avessero smesso di andare in televisione o comparire sui giornali: ma di questa cosiddetta “Buona Scuola” non parlavano. Neanche Lei, senatrice Capacchione, ha saputo dire null’altro che qualche parola gettata lì su «gli insegnanti che hanno il dente avvelenato per la riforma della scuola che non li soddisfa»: ma quel che sembrava preoccuparla, non era la riforma, ma il fatto che «il qualunquismo del tanto sono tutti uguali» avrebbe danneggiato alle elezioni il suo schieramento politico. Che, nel frattempo, si era alleato con De Luca e Cosentino: ma questo non le ha tolto la fiducia nel suo partito.

L’unico capace di spendere qualche parola è stato don Ciotti: «Se da tutte le parti si alzano i toni, vuol dire che ci sono ragioni per cui bisogna confrontarsi, cercare una strada che sia al servizio dei ragazzi e degli operatori del settore. Bisogna ascoltare questo grido».

Un po’ poco forse, ma tant’è: in tempo di carestia, anche il poco è qualcosa. Ma, di nuovo, non abbiamo visto nessuno ascoltare il nostro grido: abbiamo visto molti, alcuni dei quali con un nobile passato di maestri di strada o di insegnanti nelle scuole-ghetto del Sud, svendere la propria dignità per un incarico paraministeriale e dichiarare un “mettersi all’ascolto” solo chiacchiere e congiuntivo.

Il suo partito, il Pd, ha delegittimato in ogni modo possibile un movimento di protesta che rappresenta oltre l’80 per cento del mondo della scuola, cercando di ridurlo prima a movimento sindacale, poi a specchietto per le allodole di una minoranza interna; ha delegittimato l’esercizio del diritto di critica politica costituzionalmente garantito e rifiutato di confrontarsi con una Legge d’Iniziativa Popolare che, davanti a chi dice che sappiamo dire solo no, diceva invece dei SI grandi quanto una legge, per l’appunto; è andato allo scontro alla Camera, ha blindato le audizioni nelle commissioni, fino a impedire alla senatrice Maria Mussini, prima firmataria della LIP, di trasferirsi nella VII commissione per partecipare ai lavori in Senato.

E così siamo arrivati al 25 giugno, giorno in cui il suo partito, dopo aver impedito la discussione in commissione portando il testo direttamente in aula, ha impedito la discussione in Senato ponendo con protervia la fiducia.

E Lei, senatrice Capacchione?

Lei si è trovata davanti il testo di una legge di spesa che arrivava in Senato senza il parere della commissione; un testo per cui si chiedeva la fiducia, nonostante contenesse ben nove deleghe che a loro volta ne accorpavano tredici: ma non sembra essersi accorta che, legittimando queste anomalie, stavate creando un precedente.

Le è stato chiesto di votare la fiducia su un testo che Le è stato consegnato, a Lei come ai suoi colleghi, solo il giorno prima: un testo scritto in burocratese, lungo quaranta pagine fitte fitte, senza capoversi, capitoletti o altro che ne aiutasse la lettura, senza il supporto di una relazione esplicativa della commissione.

E che rimescolava l’ordine degli argomenti, sicché non era possibile aiutarsi nella lettura con la conoscenza del precedente testo. E Lei non ha sentito neanche il dovere di spendere una parola su questo testo, sulle ragioni degli insegnanti, che peraltro non si è presa il fastidio di approfondire.

L’insegnante Giovanni Cocchi, in un video che è stato visto da decine di migliaia di cittadini, ha detto:

Se passa questo, la cosa inevitabile è che ci saranno molte scuole private, poche scuole bellissime nei centri storici di alcune grandi città, molte scuole brutte e povere nelle periferie. E succederà quello che avevamo superato da decenni, quello che diceva don Milani: e cioè che il figlio del dottore farà il dottore, il figlio dell’operaio o dell’impiegato farà l’operaio o l’impiegato.

 

Possibile che Lei non sia stata sfiorata dal sospetto che questa scuola è proprio quella che vuole quella camorra contro la quale ci aveva chiamati a combattere? Che una scuola la cui programmazione, il cui andamento, il cui personale dipenderanno dai contributi dei privati aumenterà ancor di più la disparità fra le scuole del Nord e quelle del Sud, e con essa quella dispersione scolastica di cui la camorra si nutre?

Evidentemente no: così come il senatore Manconi non è stato sfiorato dal sospetto che in questa scuola-azienda sarà ancor più difficile educare gli studenti a quella tolleranza verso i diversi, i migranti, gli stessi detenuti per cui si batte.

Così come non vi ha sfiorati il dubbio che la legge che stavate votando è agli antipodi del programma sulla scuola col quale vi siete presentati davanti agli elettori, per essere votati.

Così come non vi è venuto in mente che in un Paese “democratico” (una parola greca che è scritta anche nel simbolo del suo partito) un deputato risponde non al partito, non al capo del governo, ma agli elettori delle proprie promesse elettorali.

Senza chiedere la parola, come risulta dal resoconto degli atti parlamentari, Lei ha aspettato che venisse il suo turno – il suo cognome è stato uno degli ultimi a essere chiamato, essendo la chiama iniziata dal senatore Crimi – e ha speso l’unica parola da Lei proferita in questa triste storia: a chiamata, ha obbedientemente risposto SI.

La sventurata rispose, direbbe un altro senatore di un’altra epoca, che non credo sarebbe rimasto in silenzio. Un altro parlamentare, che non riesco a chiamare suo collega, ebbe una volta a chiedere: chi potrà mai rimproverare lo scarso impegno amministrativo a un pubblico amministratore che ha reputazione di antimafioso, e che non trova mai tempo per occuparsi dei problemi del Paese o della città che amministra?

Nessuno: chi lo facesse, «retorica aiutando e spirito critico mancando», rischierebbe di essere marchiato come mafioso. Retorica aiutando e spirito critico mancando: che è ciò che prevale quando la scuola è messa in condizione di non poter fare il suo dovere.

Voi senatori, signora Capacchione, obbedendo agli ordini di partito avete tradito non solo la scuola, ma anche la Costituzione.

Noi insegnanti continuiamo ad avere poche armi: una di queste, è un quadernino sul quale abbiamo appuntato i vostri cognomi, e quelli di chi, per ignavia o codardia o disinteresse, ha favorito questa pessima legge restando a casa.

Noi non voteremo più alcun senatore o deputato che ha collaborato con questa indegna pagina della Repubblica: neanche Lei, che ha condiviso non solo il voto dei suoi colleghi, ma anche il silenzio opportunista e paraculo di intellettuali e scrittori di nome a cui, evidentemente, una comparsata televisiva, una seggiola in un talk-show, uno strapuntino sul carro del vincitore di oggi interessa più dell’avvenire del proprio Paese.

Come ci è spesso capitato, avendo trovato tuttti i posti occupati, ci accontenteremo di sederci in un cantuccio dalla parte del torto. Dove, senza la vostra compagnia, staremo benissimo.


teste-e-colli_cover-686x1024Girolamo De Michele è uno degli autori di “Teste e colli. Cronache dell’istruzione ai tempi della Buona scuola”, il nostro ebook sulla scuola curato da Marco Ambra.


Lo scacco alla cultura del diritto all’istruzione prodotto dall’attuale “riforma”, ormai prossima alla ratifica della Camera, non mette in secondo piano le questioni poste da “Teste e colli
: l’analisi critica delle pratiche di selezione e formazione degli insegnanti, la possibilità di una didattica digitalmente aumentata che non sia solo marketing tecnologico, la relazione fra diritto allo studio, Bisogni educativi speciali e politiche economiche di austerità.

Nello sforzo di tenere aperto il dibattito su questi temi il curatore dell’ebook è disponibile a portarli e discuterli all’interno delle scuole, delle università, delle biblioteche, delle librerie e di tutti quei luoghi e quelle istituzioni che vorranno accogliere il tempo di un vero confronto – dialogico, democratico, testimoniale – su di essi.

Per organizzare dibattiti, seminari e incontri sui temi contenuti in Teste e Colli potete scrivere alla redazione oppure potete contattare Marco Ambra, responsabile del focus sulla scuola e curatore del volume.

Ecco i contatti di Marco Ambra

twitter: https://twitter.com/MarcoAmbra

mail: marcoambra86 [at] gmail.com

 

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