
Cambiare i servizi di salute mentale?
Nuove soggettività a confronto. Inizia oggi un racconto in due puntate del convegno “utenti e familiari: nuovi soggetti per nuove politiche sanitarie” tenutosi a Modena il 24 ottobre.

Nuove soggettività a confronto. Inizia oggi un racconto in due puntate del convegno “utenti e familiari: nuovi soggetti per nuove politiche sanitarie” tenutosi a Modena il 24 ottobre.

Giovanni Montanaro legge in anteprima “Le nuvole di Picasso” di Alberta Basaglia (Feltrinelli 2014), in libreria a partire dal 12 febbraio.

Pubblichiamo un contributo di Filippo Tantillo, autore di “Le comunità possibili”: un racconto audiovisivo su Salute mentale e partecipazione, dalla chiusura dei manicomi alla ricostruzione de L’Aquila.

Progettualità emergenti e contraddittorie: un monitoraggio su nuovi balbettii di resistenza sociale

Il rapporto tra Salute Mentale e cittadinanza: da “scienza dell’esclusione e del controllo” a contesto di violenta accumulazione capitalista

Tra la lotta allo stigma e i nuovi modelli di welfare: la questione della giustizia sociale.

Che spazio hanno i cittadini per determinare concretamente cosa è salute, cosa è malattia e quali devono essere le “prassi” attraverso cui diventano concreti i diritti sociali? Le politiche pubbliche, nei nuovi modelli di “governance”, offrono ancora spazi di apertura, dibattito pubblico, definizione negoziata dei bisogni e delle modalità per rispondervi?

E’ di questi giorni la notizia dell’uccisione di una psichiatra, Paola Labriola di 53 anni, che lavorava in un Servizio di Igiene Mentale (SIM) di Bari.

Rendere visibili gli invisibili è stato un imperativo categorico per Franco Basaglia che scrive nelle Conferenze Brasiliane (1979) “Giorno dopo giorno, anno dopo anno, passo dopo passo, disperatamente trovammo la maniera di portare chi stava dentro fuori e chi stava fuori dentro”.

Il lavoro culturale, assieme a rete sPAZZI, sta lavorando alla realizzazione di un progetto sulla riqualificazione dei padiglioni abbandonati degli ex manicomi. L’intenzione è quella di sviluppare una riflessione pratica e partecipata sul significato dell’abbandono dei luoghi della contenzione.