UNASAM: famiglie in rete attorno alla salute mentale

di Gisella Trincas [*]

Chi siamo e perché ci siamo costituiti in Associazione

L’UNASAM è una federazioni di Associazioni regionali e locali che operano su tutto il territorio nazionale ad eccezione della regione Valle d’Aosta. Aderiscono complessivamente alla nostra Organizzazione 160 Associazioni i cui soci sono prevalentemente familiari, ma anche utenti dei servizi di salute mentale, cittadini.

Scopo della nostra esistenza e della nostra azione è difendere i valori e i principi della Legge di Riforma n°180/78 e la successiva Legge di Riforma Sanitaria n°833/78. Che significa concretamente, evitare che un episodio di malessere si trasformi in malattia sostenendo la persona fin da subito, offrire percorsi di cura e sostegno per tutto il tempo necessario, non abbandonare la famiglia a gestire da sola una situazione difficile e ingovernabile, offrire alternative abitative in presenza di conflitti interni, operare per evitare che la persona perda le sue capacità/abilità, mantenere alta la fiducia sulla possibilità di ripresa.

Prima della Legge 180, molti di noi hanno conosciuto l’orrore e l’assurdità del manicomio e pensavamo che quello non poteva essere un luogo di cura ma un luogo indegno di un Paese civile. Ci siamo quindi schierati a difesa della Legge 180 e abbiamo lottato insieme al movimento che sosteneva il pensiero e l’azione di Franco Basaglia per la sua piena attuazione.

Il percorso della Legge credo sia oramai noto a tutti, così come i continui tentativi di rimetterla in discussione disconoscendone il valore di civiltà e progresso. Vorrei quindi rappresentarvi il nostro punto di osservazione sullo stato delle cose nel campo della salute mentale oggi in Italia

Dal punto di vista normativo riteniamo che non ci sia altro da fare se non applicare quanto è stato approvato dal Governo Nazionale e dal Parlamento:
La Legge 180, la legge 833, i due Progetti Obiettivo Nazionale Salute Mentale, Le Linee Guida Nazionali approvate dalla Conferenza delle Regioni, le Raccomandazioni della Conferenza delle Regioni su TSO e Contenzione. Ma anche la Convenzione Onu per i Diritti Umani delle persone con disabilità, il Piano d’Azione dell’Europa e le varie Raccomandazioni Europee.

In base a tali norme, chi vive l’esperienza della sofferenza mentale deve poter contare su una pluralità di interventi (sociali e sanitari) che garantiscano una presa in cura personalizzata e condivisa, l’inclusione sociale, la restituzione dei diritti di cittadinanza (casa, reddito, relazioni sociali), la guarigione possibile. Con pratiche non lesive della libertà e della dignità delle persone. E promuovendo continue campagne di informazione su cosa sono “i disturbi mentali” e come si possono affrontare, finalizzate alla costruzione di una coscienza civile attenta, partecipe e solidale.

Per garantire ciò i “servizi di salute mentale comunitaria” devono essere offerti nei luoghi di vita delle persone, devono saper intercettare e rispondere ai bisogni espressi, essere accessibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, orientati alla prevenzione, alla cura, alla recovery (ripresa, guarigione). Per noi i servizi di salute mentale comunitaria di Trieste (che conosciamo bene) sono l’esempio concreto di cosa si dovrebbe fare ovunque in Italia.

Il punto sta quindi nella capacità e volontà di programmare le scelte politiche prioritarie per gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione da parte delle Regioni, nelle scelte e nell’azione delle Aziende Sanitarie Locali, nella operatività dei Dipartimenti di Salute Mentale. Vi è oggi, nel nostro Paese, una condizione di pesante e inaccettabile squilibrio relativamente alla organizzazione, alla qualità e alla diffusione di buoni servizi di salute mentale. Le riscontriamo tra le diverse regioni, all’interno della stessa regione, addirittura all’interno di una stessa Azienda Sanitaria Locale o di un Dipartimento di Salute Mentale. Differenze e squilibri dettati da come si utilizzano le risorse umane e finanziarie e dalla cultura emergente di quello specifico servizio.

C’è anche sicuramente (in qualche luogo) anche un problema di ordine finanziario, dalla povertà delle risorse messe in campo in quel particolare territorio. Ma non dimentichiamo che nel nostro Paese la scelta della “istituzionalizzazione” a vita non è stata del tutto abbandonata. Ingenti risorse finanziarie finiscono nelle cliniche private o nei vari istituti, anziché essere utilizzate per costruire percorsi di vita possibile nella propria comunità di appartenenza. Anche l’abbandono delle persone ha un costo notevole per la società perché i danni provocati dall’abbandono ricadono non solo sulle famiglie ma sull’intera comunità.

Ma come lavorano i servizi, che tipo di sostegno danno alle famiglie e alle persone, chi e come verifica il loro operato?

Le nostre Associazioni sono le sentinelle del malessere diffuso e delle difficoltà vissute dalle famiglie. Ancora oggi, in tanti arrivano nelle sedi delle nostre Associazioni senza sapere a chi rivolgersi. Come fare per affrontare una situazione che sta sfuggendo di mano e che sta mettendo a dura prova l’equilibrio dell’intera famiglia. Dove esiste un servizio territoriale di salute mentale l’indicazione è chiara e si invita il familiare a prendere contatti e a concordare con gli operatori del servizio cosa fare. Ci sono però tanti territori dove non c’è un servizio aperto tutti i giorni, dove magari arriva un medico o un infermiere qualche volta al mese per poche ore. Tante volte ci troviamo di fronte a situazioni veramente drammatiche di persone, non conosciute dai servizi, che non escono di casa da anni, che non vogliono neppure sentir parlare della possibilità che ci sia “un problema”.

Molte nostre Associazioni operano sul territorio con attività varia: dallo sportello informativo, alle attività culturali e formative, alle attività di svago e socializzazione, alla consulenza giuridica. E questo sicuramente fa si che le persone abbiano un punto di riferimento importante con cui confrontarsi. Costruiscono rete con altre organizzazioni di volontariato, promuovono progetti di inserimento lavorativo o piccole residenze attraverso la creazione di cooperative sociali e altre organizzazioni non profit. In tanti territori si opera in collaborazione con i servizi di salute mentale e questo è un vantaggio per tutti. Gli operatori riconoscono il valore sociale e politico delle Associazioni dei Familiari e i familiari si rivolgono al servizio con fiducia. In altri territori invece gli operatori mal sopportano le Associazioni dei familiari le considerano un fastidio e ne ignorano l’attività.

Nella maggioranza dei servizi da noi conosciuti, l’intervento è prevalentemente di tipo ambulatoriale: visita periodica (un paio di volte l’anno), prescrizione e verifica farmacologica! In altri, con grandi difficoltà e forte impegno degli operatori più sensibili e disponibili, si riesce a offrire percorsi più personalizzati utilizzando al meglio anche le risorse del territorio. Complessivamente la situazione è critica e non adeguata alla complessità dei problemi che un buon servizio di salute mentale è chiamato ad affrontare. Perché la questione riguarda persone le cui vite stanno andando a pezzi, che hanno difficoltà a rapportarsi agli altri, che tante volte sono prive di proprie risorse finanziarie e affettive, che stanno rischiando di perdere ciò che hanno a cui tentano di aggrapparsi con tutte le loro forze. Perché riguarda “le relazioni tra persone” e i comportamenti umani. E poi c’è la questione più complessiva di cosa è la società, come è organizzata, quale è il suo livello di comprensione e accettazione delle sue varie componenti. Ma questa è un’altra storia.

Noi siamo fortemente impegnati a sostenere il miglioramento della qualità dei servizi di salute mentale su tutto il territorio nazionale, a diffondere le buone pratiche esistenti, a contrastare la violazione dei diritti umani praticata nella maggior parte dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (il servizio ospedaliero), in tante Cliniche private e istituti difficilmente controllabili.

Siamo inoltre impegnati, con il Comitato Nazionale Stop Opg, per il definitivo superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, luoghi di orrore e di dolore che nessun Paese minimamente civile può ulteriormente tollerare.

Note


[*] Presidente Nazionale UNASAM – unasam [at] unasam.it

Print Friendly, PDF & Email
Close