rotta balcanica

Sui confini d’Europa #7

Trieste è sulla rotta balcanica «Trieste, porta d’oriente per l’immigrazione clandestina. […] Così l’esodo è ricominciato, irrefrenabile, spinto anche dalla miseria […]. II flusso è in crescendo, le destinazioni principali sono Germania, Olanda, Svizzera, l’Italia è per lo più zona di transito, anche se molti si fermano. Trieste è una delle principali porte dell’immigrazione clandestina, da una ventina d’anni. Non è nuova a tragedie. […] Da un anno gli arrivi stanno crescendo incontrollabilmente. Un afflusso spaventoso, e non si capisce ancora perché.» Michele Sartori, «l’Unità», domenica 21 aprile 1991   Ci sono due questioni per le quali Trieste e il confine orientale – generalmente inspiegabilmente così lontani dal senso comune italiano, così esterni alla coscienza nazionale – fanno delle comparsate nel dibattito pubblico: la prima è il cosiddetto Giorno del Ricordo, la seconda è la rotta balcanica. E la prima sproporzionatamente di più della seconda. E allora le farse? Il 10 febbraio è quel giorno dell’anno in cui l’Italia si ricorda di avere un confine orientale sancito definitivamente col trattato di Osimo del 1975 e, imbellettati i fascisti e tolto dal cassetto il gonfalone della X MAS, trasforma una narrazione strumentalmente confusionaria e parziale in memoria nazionale. Il Giorno del Ricordo, introdotto […]

Sui confini d’Europa #2 – La fronti...

Questo primo intervento della serie ‘Sui confini d’Europa’ è redatto da Lorena Fornasir, psicologa e attivista in sostegno alle persone migranti lungo la rotta balcanica. Il testo parla dei dispositivi confinari che sorvegliano la porta est dell’Unione; racconta le storie di tortura dalle ultime città bosniache di frontiera, Bihać e Velika Kladuša, verso l’Italia; lascia emergere, lungo un percorso fisico e psicologico in cui si moltiplicano le violenze commesse sotto le bandiere d’Europa, le voci di chi continua, inarrestabile, a sognare la libertà oltre confine. La Redazione di Lavoro Culturale     Violenza e tortura ai confini d’Europa Sono ottanta chilometri di confine quelli che marcano il territorio tra la Bosnia e la Croazia. Una mappa geografica che disegna anche una mappa psichica dove tra speranza, illusione, fallimento, prende forma il “game” ossia il tentativo di entrare in Europa: se lo vinci sei vivo, se lo perdi hai fallito oppure puoi anche morire.  In quei boschi, tra mine, droni, termorilevatori, cani addestrati, cacciatori d’uomini, si consumano tragedie che vestono la forma delle sevizie e della tortura. Trattati come prede, costretti a rischiare la vita, i loro corpi in balia delle acque e di una guerra che insiste contro la loro […]

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