cultura

L’ingegner Gadda a Siena

Una questione di qualità di Giulia Romanin Jacur Non capita spesso di vedere uno spettacolo di alta qualità, che permette di distinguere tra quello che è veramente il teatro, e quello che ne è solamente una caricatura. Uno spettacolo che, oltre ad un godimento immediato, oltre cioè a riportare in vita il mondo fantasmagorico di Gadda e del suo compagno Shakespeare, porti l’attenzione sul teatro, sulla letteratura e sulla nostra Italia contemporanea. Il teatro che coglie nel segno è quello che nell’immediato suscita delle emozioni, può far ridere, animare, anche sconvolgere, e poi, nei giorni successivi, lascia in sospeso una serie di riflessioni. Perché dunque valeva la pena di non rimanere a casa comodamente seduti sul divano, e al contrario di andare al Teatro dei Rinnovati a Siena il 23 febbraio, ossia poco meno di una settimana fa a vedere lo spettacolo L’ingegner Gadda va alla guerra? In scena c’erano solo un attore, una sedia, e nient’altro. Fabrizio Gifuni, instancabile, per quasi un’ora e mezza ha alternato la presenza in scena di vari personaggi, supportato soltanto da cambi di luci e brevi istanti di buio. Il ritmo risultava sostenuto dall’inizio alla fine, grazie al forte apporto dato dall’espressione del corpo: […]

Nuove lucciole. Spazi di resistenza culturale

“Nei primi anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono oggi un ricordo abbastanza straziante del passato)”. Con questa straordinaria metafora “poetico ecologica”, come l’ha chiamata Didi-Huberman, Pasolini lanciava una delle sue più strazianti denunce. Le lucciole sono scomparse, ovvero: la stessa cultura popolare o d’avanguardia, a cui Pasolini fino a quel momento riconosceva una pratica di resistenza è stata assorbita da una cultura di massa totalizzante. L’intellettuale italiano parla di un vero e proprio “genocidio culturale”, della scomparsa delle condizioni antropologiche di resistenza al potere centralizzato. “Ho visto con i miei occhi – dice Pasolini – il comportamento coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano fino a una irreversibile degradazione”. Lette oggi quelle parole sembrano profetiche. I lunghi anni dell’impero berlusconiano hanno portato a compimento una rivoluzione culturale senza precedenti. In questi anni il potere politico si è mostrato in tutta la sua volgarità e brutalità, chiuso nel Palazzo, impegnato in festini a base di “escort”. Intanto fuori dal palazzo dilagavano stereotipia sociale e orge […]

Il lavoro culturale ai tempi della malaria

Brividi improvvisi e tremori intensi, mentre sale la temperatura e cala il sostegno della ragione. La malaria, si sa, esaurisce il senso del domani mentre distoglie l’attenzione dall’oggi. Nessun proposito, nessuna memoria o spessore del tempo: ogni riflessione, ogni confronto d’opinioni, ogni energia critica è persa. Il lavoro culturale al tempo della malaria è come un atto di resistenza, prima di tutto a se stessi, nel tentativo di osteggiare l’inerzia, allontanare il senso della fine e il piacere che provoca. Dentro le università, qualcuno lo diceva da tempo: morte dell’arte, del teatro, del cinema e della letteratura, morte della cultura, dell’impegno e del mondo. Credendo di annunciarla come un presagio, della fine non erano altro che sintomi. Al tempo della malaria, se la cultura è sensibile e per prima ne risente, la società tutta non sta affatto bene. Ma c’è chi teme un peggioramento, un contagio reciproco, e si tende a evitare ogni incontro: meglio lasciarle separate. Che chi ha l’ambizione di studiare non s’immischi con le cose del mondo; che i libri restino chiusi in se stessi. Questione di pubblica sicurezza. Al tempo della malaria, se la società tutta non sta affatto bene, dentro le università non è che […]

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