Silenzio per Gaza – Mahmud Darwish

Pubblichiamo alcuni ritagli da “Silenzio per Gaza” di Mahmud Darwish, un capitolo di “Diario di ordinaria tristezza” (1973), appena uscito per Feltrinelli all’interno della raccolta “Una Trilogia palestinese“.

Si è legata l’esplosivo alla vita e si è fatta esplodere. Non si tratta di morte, non si tratta di suicidio.

È il modo in cui Gaza dichiara che merita di vivere.

Non si tratta di magia, non si tratta di prodigio.

È l’arma con cui Gaza difende il diritto a restare e snerva il nemico.

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Perché il tempo a Gaza è un’altra cosa, perché il tempo a Gaza non è un elemento neutrale. Non spinge la gente alla fredda contemplazione, ma piuttosto a esplodere e a cozzare contro la realtà. Il tempo laggiù non porta i bambini dall’infanzia immediatamente alla vecchiaia, ma li rende uomini al primo incontro con il nemico. Il tempo a Gaza non è relax, ma un assalto di calura cocente. Perché i valori a Gaza sono diversi, completamente diversi. L’unico valore di chi vive sotto occupazione è il grado di resistenza all’occupante.

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Gaza non è un fine oratore, non ha gola. È la sua pelle a parlare attraverso il sangue, il sudore, le fiamme.

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Per questo, il nemico la odia fino alla morte, la teme fino al punto di commettere crimini e cerca di affogarla nel mare, nel deserto, nel sangue.

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Gaza sotto terra

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