Miguel Gotor racconta il caso Moro a Tre Colori

Segnaliamo qui il podcast della puntata Miguel Gotor racconta il caso Moro del programma di Radio 3 Tre colori, trasmesso il 24 febbraio 2011. Miguel Gotor è professore di Storia Moderna all’Università di Torino e collaboratore de «Il Sole 24 ore». Si occupa di santi, eretici e inquisitori tra Cinquecento e Seicento e ha pubblicato, tra l’altro, I beati del Papa. Inquisizione, santità e obbedienza (Firenze, L. Olsckhi, 2002, Premio «Desiderio Pirovano» 2003) e Chiesa e santità nell’Italia moderna (Roma-Bari, Laterza, 2004). Per Einaudi, nel 2008, ha curato il volume Aldo Moro. Lettere dalla prigionia, con il quale ha vinto il premio «Viareggio-Repaci» per la saggistica. Miguel Gotor parteciperà al seminario “il lavoro culturale” il 18 maggio, con un intervento dal titolo Il Memoriale di Aldo Moro: fonti e problemi. Scarica qui l’intera puntata.

Nuove lucciole. Spazi di resistenza culturale

“Nei primi anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono oggi un ricordo abbastanza straziante del passato)”. Con questa straordinaria metafora “poetico ecologica”, come l’ha chiamata Didi-Huberman, Pasolini lanciava una delle sue più strazianti denunce. Le lucciole sono scomparse, ovvero: la stessa cultura popolare o d’avanguardia, a cui Pasolini fino a quel momento riconosceva una pratica di resistenza è stata assorbita da una cultura di massa totalizzante. L’intellettuale italiano parla di un vero e proprio “genocidio culturale”, della scomparsa delle condizioni antropologiche di resistenza al potere centralizzato. “Ho visto con i miei occhi – dice Pasolini – il comportamento coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano fino a una irreversibile degradazione”. Lette oggi quelle parole sembrano profetiche. I lunghi anni dell’impero berlusconiano hanno portato a compimento una rivoluzione culturale senza precedenti. In questi anni il potere politico si è mostrato in tutta la sua volgarità e brutalità, chiuso nel Palazzo, impegnato in festini a base di “escort”. Intanto fuori dal palazzo dilagavano stereotipia sociale e orge […]

Programma “sPAZZI. Dalla distruzione del ...

Il Collettivo di Antropologia organizza a Siena nei giorni 22, 23, 24 febbraio 2011 l’incontro nazionale dal titolo “sPAZZI. Dalla distruzione del manicomio alla costruzione dei diritti”, una tre giorni di dibattiti, mostre fotografiche, concerti e proiezioni. Il progetto sPAZZI nasce dalla necessità di creare un momento di riflessione attiva e partecipata sul ruolo dell’istituzione totale manicomiale e sul significato del processo di smantellamento al quale questa è stata sottoposta. L’evento si articolerà in tre appuntamenti, nel corso dei quali alla storia del manicomio verrà affiancata una riflessione sul rapporto emblematico che lega l’architettura ai diritti di cittadinanza. MARTEDì 22 FEBBRAIO Aula C/D Padiglione esterno San Niccolò, Università degli studi di Siena, Facoltà di Ingegneria, Via Roma 56, Siena Prima giornata: Ad occhi aperti Ore 17:00 Inaugurazione Saluti delle autorità Presentazione del progetto Inaugurazione della mostra fotografica con Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin. Intervento critico di Giancarlo Torresani, direttore del Dipartimento Attività Culturali FIAF Aula A/B Padiglione esterno San Niccolò, Università di Siena Facoltà di Lettere e Filosofia, Via Roma 56, Siena Ore 21:00 Incontro con: Fabrizio Gifuni, attore e Marco Turco, regista e proiezione della fiction “C’era una volta la città dei matti” MERCOLEDì 23 FEBBRAIO Aula C/D […]

Le figlie delle streghe

di Alessandra Molinero e Martina Tarasco Piazza Salimbeni piena, molto più di quanto ci si sarebbe aspettati. La manifestazione senese, con l’eco delle altre, in ogni città, è stata bella. Era il momento giusto. “Se non ora quando?” per l’appunto. L’affluenza è stata considerevole. Le donne c’erano e c’erano anche gli uomini, anzi a tratti sembravano loro, i maschi, i più numerosi. Il che stimola riflessioni, anche polemiche. Da giorni ormai gli uomini erano chiamati a raccolta dai volti noti che hanno promosso la manifestazione. Certo rincuora vedere tante facce maschili in quella piazza. La solidarietà e l’identificazione sono un motore importante nelle lotte di piazza. Siamo d’accordo che il tema dell’immagine femminile e quello del ruolo dei maschi oggi siano il recto e il verso di uno stesso argomento. E che proprio la distinzione dei due abbia finito nel passato per logorare e impoverire entrambi. È necessario costringere la riflessione sui due fronti, serratamente parallela e continuamente intersecata; altrimenti non serve. Interessante però sarebbe contemporaneamente scoprire quanti di quegli uomini che oggi si sentivano parte della manifestazione e probabilmente anche eticamente fieri di esserci, predicano bene e razzolano male: covano cioè, nelle pratiche quotidiane e nelle relazioni personali, sotto […]

Eccessiva tolleranza nei confronti dei regimi d...

di Andrea Segre Questo articolo è stato originariamente pubblicato online sul blog del suo autore il 14 febbraio. Andrea Segre, regista del collettivo Zalab e studioso di strategie di comunicazione sociale e pubblica, interverrà al seminario “il lavoro culturale” il 9 marzo per presentare il film Il sangue verde. Devo ringraziare il Ministro Maroni, perché nella sua indubitabile intelligenza di uomo politico offre sempre l’occasione di smascherare l’ipocrisia delle politiche italiche sull’immigrazione. Stanno arrivando centinaia di ragazzi tunisini sulle coste italiane. E come li definisce Maroni? “Esodo biblico di fronte al quale l’Europa non può lasciarci soli.” Ci sono tre motivi che spingono un uomo politico a pronunciare rapidamente la definizione di un problema: per alimentare un’emozione, per indicarne una soluzione e per coprirne altre spiegazioni. L’emozione da alimentare è chiaramente quella paura per l’invasione dei clandestini che tanto rende elettoralmente. La soluzione suggerita è che l’esodo va fermato e va fatto rafforzando i poteri militari tunisini con soldi europei. Ma quali sono le spiegazioni che invece Maroni rapidamente vuole coprire? Sono principalmente tre: 1. L’Italia ha costruito la sua strategia di gestione dei flussi d’immigrazione sul finanziamento ai regimi dittatoriali del Maghreb, facendo finta che tali non fossero, mettendosi […]

Viverla per raccontarla. Viaggi di un traduttor...

Il mio lavoro è e rimane un lavoro da artigiano, un lavoro minuto, oscuro e ascientifico, sempre approssimativo. […] Non è un mestiere avventuroso; le sue gioie e i suoi dolori dall’esterno si vedono assai poco. Il meglio che ti senti dire, quando hai finito, è: «Non sembra nemmeno tradotto». E cioè tu sei tanto più bravo quanto più riesci a sparire, a non far credere che ci hai messo le mani […]. Continuo a sterrare come un terrazziere delle parti mie, cartella dopo cartella, libro dopo libro, e a volte, la domenica, col fiasco del vino davanti, mi diverto a cantare una vecchia storia… Luciano Bianciardi, Il lavoro del traduttore [1] 0. Premessa Ero a malapena un adolescente quando un insegnate di storia dell’arte al liceo mi passò l’invito per un convegno su uno scrittore grossetano, allora praticamente dimenticato. Si chiamava Luciano Bianciardi e se andavi in una libreria e davi il suo nome al librario, che in tempi pre-informatici conosceva tutti i titoli vendibili a memoria, quello cominciava ad aprire dei volumoni con tutto il pubblicato in Italia e li sfogliava scuotendo la testa. Andai al convegno a Grosseto, che ospitava un po’ di italianisti e qualche amico di […]

La Giornata della memoria

«Che cosa avreste fatto se vi foste trovati all’interno di quella immensa macchina amministrativa?». Con questa domanda Gad Lerner introduce il dibattito che segue lo spettacolo di Marco Paolini Ausmerzen, andato in onda il 26 gennaio dall’ex-ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano in occasione della Giornata della memoria. Si rivolge, Lerner, ai pochi e selezionati spettatori presenti e implicitamente ai molto più numerosi telespettatori – che per fortuna non possono intervenire con un sms da casa – creando un tensione paradossale benché naturale. Come si può rispondere ad una domanda del genere? Qualcuno di voi avrebbe eseguito gli ordini di Hitler e sterminato migliaia (milioni?) di persone “anormali”, a questo quesito si chiede di fornire una soluzione. Non ci può essere risposta, a prima vista; eppure qualche coraggioso si fa avanti: “Ho la presunzione di dire che non lo avrei fatto”. Una possibilità allora esiste, evidentemente, ma forse non è in questa direzione che va cercata. Dopo un paio di interventi, invece, inaspettata arriva: “Non si può sapere se l’avremmo fatto o meno, ma di sicuro abbiamo bisogno di strumenti culturali forti per far sì che quanto è successo non si ripeta”. È da qui dunque che bisogna partire. Ausmerzen […]

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