Egitto palestina

L’Egitto è in Palestina

Questo articolo è stato originariamente pubblicato online sul sito di “alfabeta2”. Un carissimo amico mi scrive chiedendomi: “Tu che stai in Palestina sei in un punto di osservazione privilegiato. Chi meglio di te, da lì, potrebbe scrivere qualcosa su quello che sta succedendo in Egitto e nel resto del mondo arabo?”.

Contro i falsi profeti: un’ora di intelligenza

di Silvia Jop e Davide Gangale Erano i primi anni Settanta quando Franco Rotelli e Mariagrazia Giannichedda incontravano Trieste, il manicomio e Franco Basaglia. Con l’arrivo in Friuli, dopo essersi imbattuti nell’architettura e nelle prassi criminali dell’istituzione totale che agiva un’azione coattiva e violenta sui soggetti che vi erano reclusi, avevano cominciato a contribuire ad un processo di liberazione che avrebbe cambiato radicalmente il volto di questo paese. Mentre le pareti del manicomio venivano abbattute, si cominciava a restituire alle città e alla società nel suo complesso l’altro sé. Si svelava quindi il volto della contraddizione che era stato relegato al di là del muro, racchiuso tra inferriate e mattoni. Alle prese con la distruzione di quel grande carcere eretto per contenere le persone che erano state marchiate a vita come “irrecuperabili”, si sovvertivano anche i principi primi di una cultura che aveva fatto dell’assolutizzazione del concetto di salute e di quello di normalità il suo mito fondativo. Superati i primi anni del duemila, Franco Rotelli e Mariagrazia Giannichedda continuano ad incontrarsi scontrandosi con i residui di quell’istituzione totale e praticando, nello spazio delle loro quotidianità, visioni del mondo alternative. Neutralizzando con grande eleganza i rischi di un facile amarcord, […]

Dieci parole che hanno confuso l’Italia

di Omar Calabrese Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo questo articolo, già edito nel testo curato da Federico Montanari Politica 2.0. Nuove tecnologie e nuove forme di comunicazione, Carocci, Roma, 2010. Molti hanno osservato, recentemente, che da circa quindici anni il linguaggio della politica italiana si è decisamente trasformato. Una volta esistevano una voluta oscurità e una ambiguità generalizzata, utile al puro effetto di presenza sulla scena pubblica da parte degli uomini politici, all’occultamento del significato per gli ascoltatori e i lettori, e alla possibilità di volgere il senso delle parole secondo le tattiche dell’occasione [1]. Italo Calvino, ad esempio, scriveva nel 1965: “Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono pensano parlano nell’antilingua” [2]. Il fenomeno era, d’altra parte, conosciuto in tutto il mondo, e aveva dato luogo, fin dagli anni Trenta (soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra) a un movimento per un corretto uso del linguaggio nell’amministrazione della cosa pubblica, detto comunemente plain language, che ha ottenuto molti successi a […]

Wu Ming (ancora) sulla strada: calendario marzo...

Riportiamo di seguito il calendario degli incontri di Wu Ming per il bimestre marzo-aprile 2011. L’articolo originale, postato il 2 marzo da Wu Ming 1, si trova qui. Wu Ming 1 e Wu Ming 2 parteciperanno al seminario “il lavoro culturale” l’1 giugno, con un intervento dal titolo Il racconto della rivoluzione. A noi (si sarà capito) andare in giro piace. Incontrare i lettori, discutere con questo e quello, raccogliere spunti e suggestioni, ascoltare pareri, critiche e rimbrotti (e anche complimenti, su!). Ci piace conoscere le persone e i gruppi, le realtà che in Italia continuano a resistere e farsi il culo. Ci piace tornare in alcuni posti che ci accolgono da anni, ritrovarci con piccole comunità solidali da cui abbiamo imparato molto. Ci piace fare i reading. Ci piace sentire la gente inveire contro Moretti e Trenitalia. Può essere stancante, ma c’è ben di peggio: c’è la catena di montaggio, c’è l’immensa rottura di cazzo del call center, c’è la raccolta dei pomodori… Insomma, a noialtri stare on the road è una roba che ci piace. Ci piace anche stare in rete, curare Giap, usare Twitter… Lavorare al podcast… [Ci pensate? Questo sito è on line da 11 (undici!) […]

L’ingegner Gadda a Siena

Una questione di qualità di Giulia Romanin Jacur Non capita spesso di vedere uno spettacolo di alta qualità, che permette di distinguere tra quello che è veramente il teatro, e quello che ne è solamente una caricatura. Uno spettacolo che, oltre ad un godimento immediato, oltre cioè a riportare in vita il mondo fantasmagorico di Gadda e del suo compagno Shakespeare, porti l’attenzione sul teatro, sulla letteratura e sulla nostra Italia contemporanea. Il teatro che coglie nel segno è quello che nell’immediato suscita delle emozioni, può far ridere, animare, anche sconvolgere, e poi, nei giorni successivi, lascia in sospeso una serie di riflessioni. Perché dunque valeva la pena di non rimanere a casa comodamente seduti sul divano, e al contrario di andare al Teatro dei Rinnovati a Siena il 23 febbraio, ossia poco meno di una settimana fa a vedere lo spettacolo L’ingegner Gadda va alla guerra? In scena c’erano solo un attore, una sedia, e nient’altro. Fabrizio Gifuni, instancabile, per quasi un’ora e mezza ha alternato la presenza in scena di vari personaggi, supportato soltanto da cambi di luci e brevi istanti di buio. Il ritmo risultava sostenuto dall’inizio alla fine, grazie al forte apporto dato dall’espressione del corpo: […]

La Neolingua del Reale

di Vincenzo Idone Cassone La maestra di scuola non si informa quando interroga un allievo, né informa quando insegna una regola di grammatica o di calcolo. In-segna, dà ordini, comanda. Gli ordini del professore […] non derivano da significati originari, non sono la conseguenza di informazioni […] la macchina dell’insegnamento obbligatorio non comunica informazioni, ma impone al bambino coordinate semiotiche attraverso le basi duali della grammatica (maschile-femminile, singolare-plurale…) G. Deleuze e F. Guattari, Mille piani Nell’Italia d’oggi l’invocazione del ritorno dei fatti è una richiesta che giunge da più parti e non può essere ignorata, ma piuttosto inquadrata all’interno cambiamenti che sono intercorsi negli ultimi quaranta anni: periodo in cui muta radicalmente la struttura mediatica dell’informazione e della diffusione dei contenuti. È forse necessario ripetere qualche considerazione sui linguaggi umani e soprattutto su quella che chiamiamo la Lingua. In 20 novembre 1923. Postulati della linguistica (all’interno di Mille piani) i due autori francesi si pongono in una dimensione del linguaggio particolarmente cruda: «l’unità elementare del linguaggio – l’enunciato – è la parola d’ordine […] il linguaggio non è fatto nemmeno per essere creduto, ma per obbedire e far obbedire». La parola d’ordine non è qui semplicemente l’esplicitazione di un comando […]

Seminario: Politiche della commemorazione, tra ...

L’incontro Politiche della commemorazione, tra etnografia e semiotica, organizzato dal Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna e il Centro TraMe, si terrà giovedì 3 marzo presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna (via Marsala, 26). L’obiettivo del seminario è quello di far incontrare studiosi di discipline diverse attivi nel campo dei “memory studies” per discutere attorno all’ultimo numero (3/10) della rivista «Etnografia e ricerca qualitativa» dedicato alle “Politiche della commemorazione”. Il seminario riunisce alcuni degli autori della rivista (il curatore del numero Andrea Cossu e Gianmarco Navarini), antrolopologi (Caterina Di Pasquale) e semiotici (Anna Maria Lorusso e Daniele Salerno). Adottando diverse e peculiari prospettive disciplinari, gli studiosi si propongono nell’incontro seminariale di dialogare attorno al tema della memoria, a partire dalle riflessioni proposte nel numero monografico della rivista. Introdurranno Pier Paolo Giglioli e Patrizia Violi. Visita qui la pagina web del seminario, con presentazione e programma da scaricare. Visita qui la pagina evento su Facebook.

Miguel Gotor racconta il caso Moro a Tre Colori

Segnaliamo qui il podcast della puntata Miguel Gotor racconta il caso Moro del programma di Radio 3 Tre colori, trasmesso il 24 febbraio 2011. Miguel Gotor è professore di Storia Moderna all’Università di Torino e collaboratore de «Il Sole 24 ore». Si occupa di santi, eretici e inquisitori tra Cinquecento e Seicento e ha pubblicato, tra l’altro, I beati del Papa. Inquisizione, santità e obbedienza (Firenze, L. Olsckhi, 2002, Premio «Desiderio Pirovano» 2003) e Chiesa e santità nell’Italia moderna (Roma-Bari, Laterza, 2004). Per Einaudi, nel 2008, ha curato il volume Aldo Moro. Lettere dalla prigionia, con il quale ha vinto il premio «Viareggio-Repaci» per la saggistica. Miguel Gotor parteciperà al seminario “il lavoro culturale” il 18 maggio, con un intervento dal titolo Il Memoriale di Aldo Moro: fonti e problemi. Scarica qui l’intera puntata.

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