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Perché lo storytelling televisivo è diventato così complesso?

Venerdì 7 saremo al Festival della Letteratura di Mantova per parlare di tv complessa e di come l’esplosione delle serie tv come formato ormai dominante dello storytelling televisivo stia influenzando le forme tradizionali di scrittura. Per l’occasione pubblichiamo la traduzione (a cura di Angela Maiello) di un testo di Jason Mittell, lo studioso americano che ha teorizzato il concetto di “complex tv”. 

storytelling complex tv

Se avete visto il finale di stagione di The Walking Dead, saprete che il racconto rievoca eventi degli episodi precedenti. facendo riferimento a tutta una serie di personaggi principali ma anche minori. Questi strumenti dello storytelling contraddicono la riduttiva sceneggiatura della serie  (la sopravvivenza degli zombie), ma sono coerenti con la principale tendenza della narrazione televisiva.

La tavolozza dello storytelling della tv è più ricca che mai e oggi un programma serializzato come The Walking Dead è la norma, piuttosto che l’eccezione. Possiamo rintracciare l’utilizzo massiccio delle tecniche di serializzazione in altre serie sia drammatiche (The Good Wife e Fargo), che comiche (Girls e New Girl). Alcune serie, inoltre, utilizzano dispositivi narrativi come la doppia temporalità (True Detective), la narrazione in voice-over (Jane the Virgin) e il rivolgersi direttamente allo spettatore (House of Cards). Al contempo in programmi come Louie si va sempre più assottigliando il confine tra fantasia e realtà.

In molti hanno elogiato la televisione contemporanea ricorrendo a termini come “novellistico” o “cinematografico”; ritengo, invece, che sia necessario riconoscere le qualità estetiche intrinseche al medium stesso, guardando alle sue caratteristiche. Per questa ragione il nome che ho individuato per tale cambiamento nello storytelling televisivo è quello di “tv complessa”. C’è un gran numero di aspetti che ci permettono di esplorare questi sviluppi (tanti da riempirci un libro), ma c’è una questione centrale che sembra ancora non essere stata posta: “perché la televisione americana negli ultimi anni ha improvvisamente adottato una tale complessità dello storytelling?”.

Per rispondere dobbiamo prendere in considerazione i cambiamenti rilevanti avvenuti nell’industria televisiva, le nuove forme di tecnologie televisive, e la crescita di comunità di spettatori coinvolti e attivi.

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La trasformazione di un modello di business

Possiamo metterci a cavillare sulla precisa cronologia, ma i programmi che negli anni Novanta erano straordinariamente innovativi dal punto di vista del proprio storytelling (Seinfeld, The X-Files, Buffy the Vampire Slayer), appaiono più in linea con le regole narrative degli anni 2000. E molti dei loro aspetti innovativi – archi narrativi lunghi una stagione o singoli episodi che presentano dispositivi narrativi originali – sembrano oggi quasi banali.

Cosa ha permesso questo rapido cambiamento?

Come per ogni aspetto che riguarda la televisione americana, gli obiettivi economici dell’industria rappresentano una motivazione primaria che muove qualsiasi decisione relativa ai programmi.

Per gran parte della loro esistenza, le reti televisive hanno cercato di raggiungere il più ampio numero possibile di spettatori. Tipicamente ciò significava perseguire una strategia di appeal sulle masse proponendo quella che alcuni, con tono un po’ beffardo, definiscono la “programmazione meno discutibile possibile”. Per accaparrarsi il maggior numero di spettatori, questi programmi evitano contenuti controversi o delle strutture complicate. 

Ma con l’avvento della televisione via cavo negli anni Ottanta e Novanta, i pubblici sono diventati più distribuiti. Improvvisamente la possibilità di creare un programma di successo rivolgendosi ad un sottogruppo di spettatori più piccolo e demograficamente uniforme è diventata più praticabile, un trend che ha visto un’accelerazione negli anni 2000.

Per limitarci ad un unico esempio eloquente, nel 1996 la serie di Fox, Profit, che presentava molte complessità tipiche della narrativa televisiva contemporanea, fu rapidamente cancellata dopo soli 4 episodi, a causa degli ascolti bassi (circa 5.3 milioni di spettatori). Questi numeri la classificarono 83esima su 87 andate in onda in prima serata.

Questa era della televisione complessa beneficia non soltanto di un numero maggiore di nicchie di spettatori, ma anche dell’emergere di nuovi canali che vanno oltre la programmazione delle tradizionali reti televisive. Sicuramente la crescita di HBO trasformata in una fucina di programmi originali è un catalizzatore cruciale, da cui sono nate delle serie spartiacque come The Sopranos e The Wire.

Ma altri canali via cavo hanno seguito questo esempio, creando programmi originali che non sarebbero stati mandati in onda dalle “grandi quattro” reti tradizionali, ABC, CBS, NBC e Fox.

Una serie ben fatta e complessa, dal punto di vista narrativo, può essere usata per rebrandizzare un canale, rendendolo una destinazione più prestigiosa e desiderabile. The Shield e It’s Only Sunny in Philadelphia hanno trasformato FX in un canale noto per sfaccettate serie comiche e drammatiche. Analogamente Mad Men e Breaking Bad hanno rafforzato il prestigio di AMC. 

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Il successo di questi network ha portato i nuovi servizi per la fruizione di prodotti audiovisivi a proporre dei propri contenuti originali a fronte di un canone di sottoscrizione.

L’effetto di questo cambiamento è stato quello di rendere la tv complessa una strategia di business percorribile e fruttuosa,  non più un’impresa rischiosa come lo è stata per gran parte del XX secolo.

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Anche i  cambiamenti tecnologici hanno giocato un ruolo importante.

Molte serie nuove riducono la ridondanza interna dello storytelling tipica dei programmi televisivi tradizionale (in cui i dialoghi venivano regolarmente utilizzati per ricordare allo spettatore cosa era accaduto in precedenza).

Queste serie invece fanno continuamente sottili riferimenti a episodi precedenti, inseriscono più personaggi senza preoccuparsi di confondere gli spettatori e presentano lunghi e lenti misteri ed enigmi che coprono diverse stagioni. Pensiamo ad esempi come Lost, Arrested Development e Game of Thrones: queste serie adottano una tale complessità da richiedere quasi più di una visione solo per essere comprese.

Nel XX secolo, riguardare un programma significava affidarsi alle casuali rimesse in onda o essere abbastanza lungimiranti da registrare il programma in VCR. Ma le tecnologie della visione come DVR, i servizi on-demand come HBO GO e i cofanetti DVD hanno dato maggiore margine ai produttori, permettendo loro di creare programmi che traggono giovamento da una visione consecutiva e da una ripetizione della visione programmata.

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Come i romanzi a puntate del XIX secolo, le serie tv del XXI pubblicano i propri episodi in momenti separati. Così, alla fine della stagione o della serie,  le riuniscono in una unità più grande ricorrendo ai cofanetti o rendendoli disponibili nella loro interezza attraverso lo streaming virtuale on demand. Entrambe le soluzione incoraggiano il binge watching

L’aver dato agli spettatori la tecnologia necessaria per guardare e riguardare facilmente a casa propria una serie ha permesso agli sceneggiatori televisivi di creare delle narrazioni complesse che non devono fare i conti con il fatto di dover essere comprese da spettatori incostanti e distratti. Oggi la televisione presuppone che gli spettatori possano prestare particolare attenzione ai programmi perché la tecnologia glielo permette facilmente.

Fandom investigativo

I cambiamenti che hanno investito le tecnologie e le pratiche industriali ci portano al terzo fattore determinante per lo sviluppo della tv complessa: la crescita delle comunità online dei fan.

Oggi ci sono molte valide piattaforme che raccolgono gli spettatori, dando loro uno spazio per aggregarsi e discutere delle loro serie tv favorite. Questo significa partecipare  ad accese discussioni su forum generici di Reddit o contribuire a forme di wikipedia specificatamente dedicate ai programmi tv.

Se i programmi creano continui misteri, contorte cronologie o elaborate reti di riferimenti, gli spettatori hanno cominciato a dedicarsi a quello che definisco “fandom investigativo”. Creando delle sorti di team virtuali, i fan più sfegatati si fanno carico delle complessità della narrazione – in cui non tutte le risposte sono esplicite –  e cercano di decodificare i misteri, analizzare la storia nella sua interezza e fare previsioni.

L’esistenza di queste diverse discussioni e ipotesi permette ai produttori di complessificare ulteriormente lo storytelling. Possono infatti presupporre che uno spettatore confuso può sempre rivolgersi al web per facilitare la propria comprensione della serie.

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Ci sono anche altri fattori da tenere in considerazione. Per esempio il contributo creativo di produttori-sceneggiatori molto innovativi come Joss Whedon, JJ Abrams and David Simon che hanno sfruttato le proprie visioni originali per realizzare dei programmi molto popolari. Ma senza questi cambiamenti sistemici che ho descritto tali innovazioni sarebbero state probabilmente cestinate, aggiungendosi alla categoria di vecchie serie “brillanti ma cancellate” come Profit, Freaks and Geeks e My So-Called Life.

Inoltre il successo della tv complessa ha portato dei cambiamenti anche nel modo in cui il medium concettualizza i personaggi, comprende il melodramma, re-inquadra l’autorialità e si relaziona con altri media. Ma questi sono argomenti molto ampi, a cui bisognerebbe dedicare un altro capitolo – o come la televisione spesso promette, to be continued…

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