Insurrezioni / Scuola e istruzione beni comuni

Il concorso alla prova delle CattiveMaestre

Oggi inizia per tantissimi precari e aspiranti insegnanti l’anabasi del concorso. Nonostante molti di loro abbiano già una discreta esperienza e abbiano già dimostrato competenza e conoscenza nei percorsi di abilitazione, si troveranno ancora una volta a rispondere della propria professionalità. Pubblichiamo il video con un breve testo delle CattiveMaestre contro il Concorso Docenti, gruppo nato lo scorso anno per combattere la deriva renziana della scuola pubblica italiana.

Il 12 Aprile sono state rese pubbliche le date della prova scritta del Concorso Ordinario per il Personale Docente. Il concorso bandisce circa 63 mila posti per la scuola dell’infanzia, la primaria, la secondaria di primo e secondo grado e per le cattedre di sostegno. Gli iscritti sono circa 165 mila. Uno su tre, dice la Ministra Giannini, supererà il concorso e sarà giovane e motivato, e potrà così svecchiare un corpo docente che ha un’età media di 51 anni, tra le più alte d’Europa. I dati confermano che il docente medio che si è iscritto alle prove è donna e ha 38,6 anni. Eppure, di fronte a questo quadro roseo presentato dal governo, nel mondo della scuola paiono tutti delusi e arrabbiati.

Sono delusi e molto arrabbiati i docenti precari non abilitati esclusi dal bando, che prestano annualmente servizio per supplenze brevi e lunghe perché inseriti nelle graduatorie di istituto. La loro esclusione fa partire le procedure concorsuali con più di ventimila ricorsi, presentati al Tar dai docenti di Terza Fascia per poter essere ammessi. Il ricorso è stato accolto in primo grado ma dovrà scontrarsi con le resistenze del Miur che continua a ribadire la sua determinazione ad accettare come requisito d’accesso esclusivamente l’abilitazione all’insegnamento e di fatto escludere chi da anni lavora al suo servizio.

Sono sul piede di guerra i docenti precari ammessi a partecipare, docenti già formati e selezionati, che hanno speso circa 2.500€ a testa per frequentare corsi abilitanti e dopo l’approvazione della legge 107 non sanno più per cosa risulterebbero abilitati: per esercitare legittimamente una professione o per partecipare a un’ennesima selezione sugli stessi contenuti delle precedenti?

Sono sbigottiti e amareggiati i docenti di ruolo chiamati a far parte delle commissioni valutatrici, umiliati dall’offerta ridicola di compenso (2 euro a compito corretto), senza neanche la possibilità di esenzione dal servizio durante le prove concorsuali.

Perché allora il governo decide di spendere circa 3 milioni di euro pubblici per questo concorso?

La cattiva fede di questo governo ci induce a pensare che il concorso, insieme a tutto il piano assunzioni della Buona Scuola, sia un espediente per evitare la sentenza della Corte Europea del 26/11/15, sentenza che richiama l’Italia a riferire sulle motivazioni dell’abuso di contratti a tempo determinato nel pubblico impiego e in particolare nella scuola, contratti stipulati (da settembre a luglio) anno dopo anno senza mai assumere.

Presentando il piano assunzioni il governo Renzi si fa bello agli occhi dell’Europa e intanto ribalta una sentenza originariamente a vantaggio dei precari inserendo nella L. 107/2015 il pericolosissimo comma 131, che vieterà dal 2017 la possibilità di reiterare i contratti a tempo determinato per chi matura 36 mesi di servizio nella scuola. Chi non supererà il concorso dunque non potrà neanche continuare a fare supplenze, e sarà di fatto estromesso dal mondo della scuola. Non sarà però risolta l’annuale necessità di supplenti, quella che il nostro premier chiama “supplentite”, alla quale si farà fronte impiegando i docenti assunti come “organico funzionale”, tappabuchi a tempo indeterminato, o forse nominando per le supplenze giovani neolaureati sui quali non grava il vincolo dei 36 mesi.

Forse allora lo scopo del concorso non è quello di assumere tutti i docenti di cui la scuola ha bisogno – del resto 63.712 cattedre in realtà sono una cifra poco al di sopra di un semplice turn-over – ma di risparmiare sul personale senza preoccuparsi della didattica? Si può osare dire che un concorso viene bandito per licenziare? Licenziare sì, persone che da anni vengono assunte a tempo determinato e che sono dunque strutturali.

Provando a spostare l’attenzione dall’uno su tre che supererà le prove concorsuali ai due che non le passeranno si delinea il ritratto di docenti quasi quarantenni che lavorano a scuola da anni, che si sono formati professionalmente, che hanno permesso l’avvio degli anni scolastici, che si sono occupati della didattica, che hanno fatto parte degli Organi Collegiali, hanno valutato, bocciato o promosso e adesso vengono fatti fuori con il pretesto del merito. Ed è naturale a questo punto chiedersi cosa si intenda per merito. Merito è forse essere capaci di superare prove nozionistiche? Di togliere tempo alla didattica per studiare mentre si lavora? O di studiare mentre si gestisce la propria vita (le donne e gli uomini a 38,6 tanto giovani non sono, in fondo, e spesso hanno anche dei figli). Il merito è solo fumo negli occhi, una retorica buona a creare competizione tra chi invece ha acquisito dei diritti, per fare più comodamente l’ennesima manovra di tagli all’istruzione.

Con questo video abbiamo provato a rendere più chiari i meccanismi della selezione, i propositi del governo e le conseguenze sulla scuola e sui docenti precari.

Per noi il concorso è una truffa a nostre spese e ribadiamo il nostro No categorico, l’alternativa possibile sarebbe stata l’assunzione dei precari per scorrimento delle graduatorie e la possibilità di abilitare i precari di terza fascia. Continueremo a monitorare le procedure del concorso e a costruire informazione indipendente sul mondo della scuola.

cattivemaestre

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