potere

In ultima istanza. Foucault in Iran: rivoluzion...

di Wu Ming 1 da “Giap” Nell’ottobre del 1978 Michel Foucault (d’ora in avanti MF) visita un Iran già scosso dai moti di piazza contro lo Scià, moti che il regime reprime nel sangue, con l’unico risultato di rafforzare la determinazione popolare. La cacciata di Reza Pahlavi [foto a destra] è ormai imminente, tutti sentono che una rivoluzione è dietro l’angolo, ma nessuno sa dire di quale rivoluzione si tratti. In quest’autunno, le parole d’ordine sono poche, chiare, focalizzate. Tutte le correnti politiche e le classi sociali fanno convergere gli sforzi in un’unica, pressante richiesta: «Via lo Scià!» C’è già chi parla di un “governo islamico”, ma l’ayatollah Khomeini è ancora in esilio a Parigi, l’evento rivoluzionario ha tante anime ed è ancora “in fusione”. MF si entusiasma per l’energia che circola, scrive diverse corrispondenze per il “Corriere della sera”, ha intuizioni folgoranti ma è anche vittima di “sviste”. “Sviste” in parte intenzionali: MF si dichiara incapace di «scrivere la storia del futuro», non si pone il problema di quale regime nascerà dall’evento rivoluzionario. Quel che gli preme è analizzare quest’ultimo come frattura storica, rottura di un ordine, fine di un assetto politico e di un modello sociale. MF interpreta […]

F for Fake: la foto di Bin Laden sulla rete

L’irruzione con cui le forze speciali della Marina Militare statunitense hanno messo fine alla latitanza dello “sceicco del terrore” Osama Bin Laden segna, almeno in chiave simbolica, la fine di un periodo, quella della “guerra al terrorismo”, iniziato l’11 settembre 2001.

La Neolingua del Reale

di Vincenzo Idone Cassone La maestra di scuola non si informa quando interroga un allievo, né informa quando insegna una regola di grammatica o di calcolo. In-segna, dà ordini, comanda. Gli ordini del professore […] non derivano da significati originari, non sono la conseguenza di informazioni […] la macchina dell’insegnamento obbligatorio non comunica informazioni, ma impone al bambino coordinate semiotiche attraverso le basi duali della grammatica (maschile-femminile, singolare-plurale…) G. Deleuze e F. Guattari, Mille piani Nell’Italia d’oggi l’invocazione del ritorno dei fatti è una richiesta che giunge da più parti e non può essere ignorata, ma piuttosto inquadrata all’interno cambiamenti che sono intercorsi negli ultimi quaranta anni: periodo in cui muta radicalmente la struttura mediatica dell’informazione e della diffusione dei contenuti. È forse necessario ripetere qualche considerazione sui linguaggi umani e soprattutto su quella che chiamiamo la Lingua. In 20 novembre 1923. Postulati della linguistica (all’interno di Mille piani) i due autori francesi si pongono in una dimensione del linguaggio particolarmente cruda: «l’unità elementare del linguaggio – l’enunciato – è la parola d’ordine […] il linguaggio non è fatto nemmeno per essere creduto, ma per obbedire e far obbedire». La parola d’ordine non è qui semplicemente l’esplicitazione di un comando […]

Eccessiva tolleranza nei confronti dei regimi d...

di Andrea Segre Questo articolo è stato originariamente pubblicato online sul blog del suo autore il 14 febbraio. Andrea Segre, regista del collettivo Zalab e studioso di strategie di comunicazione sociale e pubblica, interverrà al seminario “il lavoro culturale” il 9 marzo per presentare il film Il sangue verde. Devo ringraziare il Ministro Maroni, perché nella sua indubitabile intelligenza di uomo politico offre sempre l’occasione di smascherare l’ipocrisia delle politiche italiche sull’immigrazione. Stanno arrivando centinaia di ragazzi tunisini sulle coste italiane. E come li definisce Maroni? “Esodo biblico di fronte al quale l’Europa non può lasciarci soli.” Ci sono tre motivi che spingono un uomo politico a pronunciare rapidamente la definizione di un problema: per alimentare un’emozione, per indicarne una soluzione e per coprirne altre spiegazioni. L’emozione da alimentare è chiaramente quella paura per l’invasione dei clandestini che tanto rende elettoralmente. La soluzione suggerita è che l’esodo va fermato e va fatto rafforzando i poteri militari tunisini con soldi europei. Ma quali sono le spiegazioni che invece Maroni rapidamente vuole coprire? Sono principalmente tre: 1. L’Italia ha costruito la sua strategia di gestione dei flussi d’immigrazione sul finanziamento ai regimi dittatoriali del Maghreb, facendo finta che tali non fossero, mettendosi […]

Close