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Sui confini d’Europa #10

Nella terra di mezzo Scrivere sui confini del Libano è un esercizio che richiede l’adozione di una lente d’analisi accurata e attenta: nel corso del tempo questi sono stati infatti spesso reclamati, modificati, occupati e militarizzati fino a quando, prevedibilmente, non sono stati sbarrati mettendo in luce la violenza intrinseca alle pratiche di frontiera. E come è successo anche a molti stati nordafricani, il Libano ha finito per rappresentare molto bene le procedure ad esse collegate, trasformandosi da paese di transito di mobilità (forzate) a terra di mezzo senza via d’uscita, serrato da nord a sud da frontiere in fiamme e da uno dei mari più pericolosi d’Europa. D’altronde, come ricorda Shahram Khosravi, la frontiera non agisce mai in maniera unidirezionale: se da un lato i suoi dispositivi impongono l’immobilità, dall’altro obbligano i soggetti ad una costante mobilità forzata (Khosravi 2019). Eppure, in questo contesto, i confini fisici e i dispositivi materiali rappresentano solo una minima parte di un più complesso sistema fatto di spazi che sfidano – o riproducono – l’ordine pubblico e di intrecci di soggettività subalterne spesso ignorate dai discorsi contemporanei. Quali viaggiatori? Quando si parla di Libano, l’argomento predominante è, senza dubbio, quello relativo alla crisi […]

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