Maria Teresa Grillo

Nostra patria è il mondo intero

Lavorare stanca, diceva il nostro compagno Pavese, no? Non so come lo sapesse lui, ma io lo so per esperienza. Ho sempre lavorato nella vita, sempre in fabbrica! E qui a Massa e a Carrara andare a lavorare in fabbrica per cinquant’anni è stato il sogno di tutti… Vabbè, di tanti… Di sicuro dei signori no! Il mio lo era, non potevo sperare certo più di quello. E però, proprio perché ho sempre lavorato, senti un po’ quel che ti dico” (anche Carlo cominciava a sbiascicare qualche parola), “e però sono convinto che l’uomo non è uomo nel lavoro, no!, l’uomo è uomo nelle cose inutili, quando canti, quando ridi, quando scopi, allora sei come un dio! E poi, pensaci bene, dimmi cosa c’è di più inutile di dio.

Strafatti di acidi e peperonata – “...

Ma lo sai che un ragazzo ha acceso il sigaro a un russo e si è beccato cento euro? Ma lo sai che una russa voleva andare al bar Principe e quello che gli ha detto dov’era si è beccato cento euro? Ma lo sai che una bimba russa ha comprato una bambola con un foglio da cinquecento euro, e per darle il resto hanno dovuto rincorrerla? Un po’ di tempo fa il mio parrucchiere mi ha raccontato di una signora russa che, accompagnata nel suo salone da una cliente abituale, al momento di pagare era rimasta tanto soddisfatta dal suo lavoro da non chiedergli neppure il conto, e da lasciare mille euro sul bancone, così, in contanti, facendolo rimanere tanto sbigottito quanto felice. All’inizio non ci avevo creduto, a questo come a tanti suoi racconti (tipo quello di quando mise l’annuncio sul giornale proponendo acconciature a domicilio, per poi ritrovarsi in camere di attempate signore reggiane in desabillé. Ma non è questo il luogo adatto… un giorno magari ve le racconto tutte, queste storie fantastiche). Comunque: io non ci credevo, alla storia della russa, fin quando ho letto Morte dei marmi di Fabio Genovesi, Laterza, collana Contromano. Avevo già […]

Il berlusconismo non si ammazza con una pallottola

La velocità del buio – Giorgio Fontana Giorgio Fontana è laureato in filosofia, vive a Milano e ha trent’anni. Da trentenne si guarda intorno, ma soprattutto alle spalle, come chi sa di non poter rimpiangere nulla, perché la sua maturità “è cominciata con una crisi”. E da filosofo ha scritto La velocità del buio (176 pagine, 16 euro, Editrice Zona), un libro che dal titolo potrebbe sembrare un thriller psicologico, ma che in realtà è, come lui stesso lo definisce, “un saggio su berlusconismo, crisi degli ultimi vent’anni e identità italiana – ma non solo”. Silvio Berlusconi costituisce un dato di fatto drammatico non in quanto singolo individuo, ma in quanto rappresentazione e realizzazione di una degenerazione politica e culturale. Questo è ormai assodato, e non basta il felice risultato della consultazione referendaria per decretarne la fine. Qualche giorno fa mi sono imbattuta in una frase di Giorgio Gaber: “Io non temo Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me”. Ecco, Fontana indaga il Berlusconi in agguato in ognuno di noi: nel pressappochismo quotidiano, nell’edonismo deresponsabilizzato, nell’egoismo narcisistico. Applicando la massima einsteniana secondo la quale non c’è nulla di più pratico di una buona teoria, Fontana si chiede a cosa sia […]

Assedio alla toga di Loris Mazzetti e Nino Di M...

Se non vogliamo che tutto rimanga com’è Pubblichiamo di seguito, in anteprima nazionale, un estratto del libro-intervista (uscito per i tipi di Aliberti editore) di Loris Mazzetti, giornalista, regista e dirigente di Raitre, a Nino Di Matteo, magistrato antimafia da anni impegnato nelle indagini sulla presunta trattativa tra Stato e mafia e presidente dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo. Un libro per molti aspetti illuminante, per la sua chiarezza e lucidità, in cui Di Matteo parla – e lo fa perché sa: cosa non comune, di questi tempi – di mafia, politica, istituzioni, P2, Riforma della giustizia, dipanando il filo che intreccia le une alle altre. È tutto davanti ai nostri occhi: come abbiamo fatto a non accorgercene prima? LORIS MAZZETTI: All’inizio di questo nostro dialogo hai introdotto il rapporto tra mafia e politica. Mi ricordo quello che disse il pentito Buscetta a Falcone quando questi aveva iniziato a indagare sul rapporto tra Cosa nostra e politici: «Decidiamo chi di noi deve morire per primo». Questa frase il boss l’ha così motivata: «Se già è un problema parlare di Cosa nostra perché non ci sono prove, perché non esistono tessere, perché non esistono atti di notaio, se già è una difficoltà […]

patrimonializzazione

Per una riflessione critica sulla patrimonializ...

“Chi è senza patrimonio scagli la prima pietra”.   L’incandescente mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un’imperiosa agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al timore, notai che le armature di ferro di Plaza Constitución avevano cambiato non so quale pubblicità di sigarette; il fatto mi dolse, perché compresi che l’incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo di una serie infinita. Cambierà l’universo ma non io, pensai con malinconica vanità; talora, lo so, la mia vana devozione l’aveva esasperata; morta, potevo consacrarmi alla sua memoria, senza speranza ma anche senza umiliazione. Jorge Luis Borges, L’Aleph

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