Interviste / Nella Rete

Un contributo alla Torre di Babele. Intervista agli sviluppatori di Ludwig

Ludwig è una piattaforma online che affronta questioni relative all’uso della lingua: una sorta di software “di uso e consultazione” disponibile in rete per navigatori alle prese con problemi di traduzione. Dario Cecchi ha intervistato il team che ha realizzato la piattaforma.

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Dario Cecchi: Iniziamo dal nome della piattaforma, Ludwig: vi siete ispirati al nome del celebre filosofo del linguaggio Ludwig Wittgenstein? E se sì, avete tratto ispirazione dall’autore delle Ricerche filosofiche? E sotto quale profilo nello specifico?

Ludwig: Il Tractatus e le Ricerche Filosofiche, rispecchiano due modi di concepire il linguaggio molto differenti. Ci hanno affascinato per aspetti diversi e di sicuro è difficile capire l’uno senza essere passati dall’altro. Lo splendore della filosofia di Wittgenstein è soprattutto quella tensione che si ritrova al suo interno, sintomo di un genio che è stato capace di mettersi in discussione di continuo.

Del Tractatus abbiamo preso in prestito la celebre frase «i limiti del linguaggio sono i limiti del mio mondo». Ma per il resto ci sentiamo molto più vicini al Wittgenstein delle Ricerche filosofiche. Nel Tractatus, infatti, Wittgenstein lega il significato di una frase alle parole che la costituiscono: se conosciamo il significato della parole, allora dovremmo essere capaci di comprendere il senso di una proposizione, senza che nessuno ce la spieghi. Nella seconda parte della sua vita e carriera, Ludwig Wittgenstein rivede profondamente questo aspetto e restituisce al contesto e alla pluralità dei significati la giusta importanza. La lingua è legata all’uso che se ne fa. Questo assunto ci ha ispirato tantissimo e ancora ci ispira.

D. C.: Restando sullo sfondo filosofico e teorico del progetto, si può dire che una piattaforma come Ludwig ripropone, nel quadro delle nuove tecnologie digitali interattive, due questioni fondamentali, vale a dire: (da una parte) l’uso delle regole del linguaggio come “giochi linguistici” che fanno riferimento a “forme di vita”, prima che a cose o stati di cose determinati, e (dall’altra parte) al ruolo del parlante-lettore-scrittore come cooperante e attualizzatore del senso di un testo (e del linguaggio in genere)?  

L.: Si, il commento è assolutamente appropriato e coglie nel segno. Il ruolo attivo che ha l’utente nell’interpretare i risultati nelle diverse sfaccettature, richiama molto quello del parlante-scrittore-lettore di Wittgenstein. Un dizionario, che mette un’etichetta sopra ogni parola, purtroppo non è abbastanza per chi si destreggia nell’uso di una seconda lingua. Ci piace pensare a Ludwig come ad un dizionario interattivo dove i significati sono fluidi, legati al contesto e al modo in cui le parole e i loro possibili significati interagiscono tra loro.

Ludwig Wittgenstein parla spesso di pluralità delle funzioni del linguaggio, soprattutto nella seconda parte della sua vita. Noi speriamo che (il nostro) Ludwig sia utile agli utenti per districarsi con meno difficoltà all’interno di questa affascinante selva d’infiniti significati.

D. C:: Molti siti e motori di ricerca propongono servizi di traduzione e di consultazione (sul genere del dizionario) in rete: tra i più conosciuti, ricordiamo Google Traduttore e Wordreference. Il vostro sito ha però la pretesa di fare un passo più in là. Volete spiegare qual è l’idea alla base del progetto? Quale finalità vi proponete di raggiungere? Quale servizio intendete offrire e a quale tipo di utente desiderate rivolgervi in particolare?

L.: Fino a quando non esisteranno macchine senzienti e capaci di ragionare, gli algoritmi avranno vita dura nella disambiguazione dei linguaggi naturali (cioè dei linguaggi umani). Quindi, mentre aspettiamo che (e contribuiamo affinché) i futuristici scenari dipinti da Asimov si concretizzino, possiamo solo cercare di ridurre il delta tra l’interpretazione di un testo naturale, fatta da una macchina, e le possibili interpretazioni umane. Questo è un limite che affligge trasversalmente tutti i servizi che hanno a che fare con la componente umana. Se neanche Google, con risorse pressoché illimitate, è riuscita a sviluppare il traduttore perfetto, l’unico contributo che possiamo dare alla costruzione della torre di Babele è mettere l’utente nella posizione di fare più facilmente possibile una scelta informata.

Una delle componenti principali di Ludwig è la possibilità di scegliere e di imitare da fonti attendibili. Proprio la facoltà di scelta permette di superare l’oracolarità delle risposte di un servizio come Google Translate. Ludwig si appoggia per le traduzioni a Google Translate, ma permette a valle di contestualizzare le traduzioni che riceve, mettendo in atto il processo virtuoso d’imitazione e scelta informata appena descritto. Wordreference al contrario è squilibrato nel carico cognitivo assegnato all’utente che sarà costretto a spigolare tra risposte, a volte di dubbia autorità, per trovare la risposta al suo dubbio.

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D. C.: Uno dei maggiori problemi che presentano i siti di traduzione potrebbe riassumersi con una battuta, rovesciando un’affermazione di Umberto Eco, il quale definiva il testo una “macchina pigra”. Un sito è un “lettore pigro”, particolarmente refrattario a risolvere problemi di contestualizzazione del testo da leggere, interpretare e tradurre. Più in generale una piattaforma online non sembra ancora capace di cooperare all’attualizzazione del significato o del senso di un testo: non sa maneggiare la pragmatica necessaria a far lavorare in modo efficace la semantica che i designer hanno inserito nel programma e che dovrebbe sostenere l’interazione dell’utente. Una piattaforma capace di operare un’autentica cooperazione interpretativa nell’interazione con un testo, in tutto e per tutto simile a quella di un lettore umano, rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione. Sarebbe qualcosa che contribuirebbe in modo significativo a riportare in auge il sogno del “web 2.0” (che non a caso era concepito dal suo teorico Tim Berners-Lee come un “web semantico”). L’idea – o l’utopia, se si vuole – del web semantico ha in qualche modo ispirato il vostro lavoro?

L.: La cooperazione uomo-macchina e l’approccio semantico alla costruzione (scrittore) o disambiguazione (lettore) dei testi, sono i due perni fondanti del progetto di Ludwig. Se si osserva con attenzione il meccanismo di funzionamento, gli spunti sulla testualità e sulla semantica sono pressoché infiniti. A partire dai big data, e grazie ad un algoritmo che sviluppiamo costantemente, cerchiamo di portare l’utente nelle condizioni di interagire con la macchina nel modo più semplice possibile. È un carico che, con il prosieguo dello sviluppo, sarà inevitabilmente sempre più nel campo della macchina e sempre meno nel campo dell’utente. Però, e qui c’è una sorta di manifesto d’intenti, Ludwig cercherà sempre di spingere l’asticella in avanti. Immaginiamo ad esempio che nel giro di pochi mesi i nostri utenti possano scegliere tra vari database tematici, a seconda del dominio di scrittura col quale devono misurarsi, e che potranno salvare le frasi che preferiscono, per costruire pezzo dopo pezzo il proprio stile. Man mano che la macchina perfezionerà la sua capacità di interpretare le query dell’utente, si aprirà la prateria del miglioramento stilistico, della personalizzazione e del gusto. In estrema sintesi, della libertà espressiva. Una cooperazione uomo-macchina efficace può portare dove l’uomo, da solo, e la macchina, da sola, non possono arrivare.

Tornando alla testualità, Ludwig nel suo funzionamento descrive un doppio movimento. Da un lato scavalca l’ottusità della macchina, offrendo esempi in contesto di una parola, o di un nucleo di parole. Tenta cioè di uscire dalla gabbia delle entrate da dizionario, e dal tentativo (mai soddisfacente) di queste ultime di collocare definizioni in contesti specifici. Dall’altro, però, Ludwig pone un freno al possibile rimando infinito di interpretazioni, contesti e scriventi. E lo fa servendosi di un altro elemento cruciale: quello della credibilità. Ludwig offre solo testi linguisticamente credibili. Sbircia nella lingua di scriventi qualificati, da cui si può imitare senza rischi. Porta per mano l’utente in mondi di senso sconosciuti, ma dandogli contemporaneamente i riferimenti per non perdersi.

D. C.: Il sito sembra pensato per chi conosce già la lingua straniera di cui si serve a un livello più che elementare, ma non si è ancora impadronito di espressioni idiomatiche, di sfumature di senso delle parole, che non sa evitare i falsi amici o ha bisogno di impratichirsi con la terminologia e la fraseologia tecniche di un determinato linguaggio specialistico. Si può dire che il tipo del vostro utente ideale è il ricercatore universitario, il professionista o il dirigente aziendale, in un contesto di crescente, anzi galoppante, internazionalizzazione dei circuiti scientifici e professionali?

L.: Non credo che la discriminante principale risieda tanto nella conoscenza della lingua, quanto nel bisogno di scrivere correttamente. Se l’avere scritto in maniera sgrammaticata o scorretta non produce all’utente nessun disagio, probabilmente sarà sufficientemente soddisfatto con una traduzione da Google Translate. È implicito che la conoscenza della lingua inglese aiuti, ma nell’equazione non trascurerei neanche la capacità di formulare una domanda in modo che la macchina possa restituire il risultato che l’utente desidera. Andare incontro alla macchina e capirne alcune logiche aiuta molto. Se quest’idea risultasse oscura, basta chiedere a Siri (l’assistente vocale dell’iPhone) dove si trovi il bar più vicino usando il dialetto e biascicando le parole. Il risultato non sarebbe in nessun modo utile e pertinente alla richiesta. Per restare tra le citazioni di Wittgenstein, «dimmi come cerchi e ti dirò cosa cerchi». La nostra base di utenti è molto varia. Effettivamente sono tanti i ricercatori, ma c’è anche un buon numero di giornalisti, blogger, studenti di lingua e studenti di scuola.

D.C.: Si può dire che l’idea alla base di Ludwig non è quella di sostituire il lavoro di traduzione da parte dell’utente umano, ma di fornire un valido, ampio e duttile sussidio al traduttore non professionista?

L.: Hai centrato nel segno di un aspetto fondamentale, ma aggiungo che ci sono anche tanti traduttori professionisti che usano il nostro servizio per essere più rapidi nel loro lavoro e per aiutarsi con espressioni tecniche o scientifiche.

D.C.: Come pensate di sviluppare il progetto? Avete in mente di rafforzare la componente “educativa” e “formativa” del sito? Pensate a Ludwig come a una piattaforma che si propone di far crescere il suo utente? Quale genere di rapporto pensate di istituire con i vostri utenti? In che modo intendete fidelizzarli?

L.: Ludwig si basa su imitazione e learning by doing. L’utente si auto-corregge grazie al processo di imitazione e tramite lo stesso processo apprende. Sarebbe bello se un utente imparasse tutto quello che gli serve per scrivere correttamente e autonomamente grazie a Ludwig, al punto da non averne più bisogno. Possiamo testimoniare che da quando usiamo Ludwig il nostro inglese è migliorato sensibilmente, ma ne avremo tutti bisogno ancora per un po’. Per quanto riguarda i nostri utenti, il dialogo è importantissimo per capire le loro esigenze e modellare il prodotto sulla base dei loro feedback. Ne riceviamo tanti e molti sono complimenti, ma apprezziamo anche le critiche perché sono quelle che ci aiutano di più a migliorare. Abbiamo deciso delle policy molto precise: se ci contattano rispondiamo più rapidamente possibile, ma evitiamo come la peste le campagne email pressanti. Siamo convinti che questa strategia di rispetto nei confronti dei nostri utenti ci aiuterà a costruire un rapporto di fiducia. La nostra comunità sui social media sta crescendo e i nostri utenti sono anche molto attivi. Anche sui social media cerchiamo di condividere solo contenuti di qualità e rilevanti ed evitiamo di infestare il newsfeed dei nostri utenti con contenuti non rilevanti o acchiappa-like (gattini, auguri di festività et similia).

D.C.: Qual è il prossimo passaggio già pianificato per sviluppare Ludwig? In quale direzione vi state muovendo?

L.: Abbiamo appena iniziato a testare l’app per computer che porterà un grande miglioramento dell’esperienza utente. Infatti, invece di interrompere il proprio flusso di pensieri per eseguire una ricerca su Ludwig, con l’app sarà possibile eseguire una ricerca da qualsiasi editor di testo dentro il computer.

Durante il prossimo anno andremo progressivamente rilasciando nuove funzioni, come la possibilità di fare ricerche mirate per area linguistica, di salvare delle frasi in playlist e di caricare i propri documenti in modo che ogni utente possa avere accesso al proprio piccolo database di testi in inglese, in aggiunta a quelli presenti sul database.

Lavoriamo costantemente al miglioramento dell’algoritmo e all’arricchimento del database, che conta già 100 milioni di frasi.

LONDON, ENGLAND - NOVEMBER 29: Robotics student Gildo Andreoni interacts with a Dexmart robotic hand built at the University of Bologna in the Robotville exhibition at the Science Museum on November 29, 2011 in London, England. The Science Museum's Robotville exhibition showcases 20 unique and cutting-edge robots from European research laboratories, it is free to enter and runs from December 1-4, 2011. (Photo by Oli Scarff/Getty Images)

 

Il team di Ludwig

Fondatori

  • Antonio Rotolo CEO (ha realizzato le ultime due illustrazioni che accompagnano questo post)

  • Roberta Pellegrino. Design Manager

  • Federico Papa. Legal Manager

Team

  • Francesco Aronica. Sviluppatore backend

  • Francesco Giacalone. Sviluppatore e designer UX

  • Salvatore Monello. Sviluppatore backend

  • Antonino Randazzo. Capo del team di sviluppo

  • Daniele Tagliavia. Communication manager

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