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Digital Humanities: un’opportunità per la semiotica

Lo sguardo semiotico sulla significazione è una risorsa per le scienze sociali e per le ricerche sull’intelligenza artificiale.

Digital Humanities semiotica

Trevor Paglen, Porn (Corpus: The Humans) Adversarially Evolved Hallucination (2017)

Le Digital Humanities rappresentano un terreno promettente per collaborazioni tra Scienze Sociali, Umane, Informatica. Esse si configurano come un campo di applicazione delle tecniche informatiche note come Information Retrieval e Machine Learning. L’identità delle Digital Humanities è proteiforme quanto lo sono le applicazioni e i tipi di intervento che si possono immaginare: la digitalizzazione di un codice miniato e la sua pubblicazione nel web; l’invenzione di un sistema di tag “narrativi” che rendano accessibile a un motore di ricerca la struttura immanente di un racconto.

Il mio percorso di ricerca si è orientato verso la generazione algoritmica di strutture narrative a partire dai concetti di configurazione discorsiva e genere letterario, discusse dal dibattito post-strutturalista in letteratura e nelle scienze umane.1 Una tecnica simile potrebbe tranquillamente trovare impiego nel campo della cybersecurity. È sorprendente come l’anello debole della sicurezza informatica resti sempre l’attore umano. Allo scopo di mettere alla prova gli attori umani delle reti, Laura Bell, AD di SafeStack, ha raccolto un grande corpus di phishing spam: «Ci siamo chiesti come usare l’insieme di queste email per generarne di nuove, e la speranza è che col tempo potremo pubblicare tutte le mail raccolte in modo che le aziende possano integrarle nei loro sistemi di sicurezza e prepararsi meglio alle tipologie di attacco a cui potrebbero essere soggette».2 Nella misura in cui il phishing spam è solo un particolare genere di missiva, può essere considerato come una configurazione discorsiva e generato da una grammatica narrativa appropriata.

Le competenze semiotiche possono dunque essere impiegate utilmente all’interno di un vasto gruppo di temi caratterizzati da un approccio multidisciplinare. Ad esempio, un altro progetto cui mi sono dedicato è l’analisi della formalizzazione della semantica strutturale elaborata da Greimas e Rastier in ambito semiotico, a partire da tecniche che impiegano la geometria quantistica, in un gruppo di ricerca che coinvolge la fisica e l’Information Retrieval.3

Critical Digital Humanities

È interessante il campo delle Critical Digital Humanities, che a Berkeley costituisce materia di corso. Nozioni su cui la semiotica ha ampiamente discusso, quali quelle di rilevanza o di topic, possono essere impiegate tanto per una presa in esame della scientificità delle Digital Humanities; sia per ciò che riguarda il rapporto tra immagini, video e algoritmi di ricerca.

Vorrei proporre un esempio tratto dal lavoro dell’artista Jake Elves, Machine learning porn. L’idea è molto semplice: una rete neurale simile a quelle che un motore di ricerca impiega per identificare le immagini pornografiche – ed eventualmente censurarle – è stata impiegata al rovescio, per generare un video di 12 minuti, una rappresentazione del modo in cui una macchina “vede” il porno. La definizione dei limiti della pornografia, di ciò che è legale o meno dipende in larga misura dalla cultura,4 in parte o del tutto inaccessibile per la macchina. Sarebbe interessante registrare le reazioni al video di sintesi da parte di utenti che appartengono a culture diverse, per discutere quel che avviene quando affidiamo la governamentalità della rete a un algoritmo che decide cosa dovrebbe turbarci.5

Una direzione simile caratterizza il lavoro di Trevor Paglen, che impiega la tecnica delle Generative Adversarial Networks. In questo caso, abbiamo un confronto tra due reti, la prima delle quali genera l’immagine, la seconda la valuta. L’interazione tra le due genera immagini iperrealistiche. È difficile credere che oggi le competenze richieste a chi si occupa d’arte contemporanea siano complete senza comprendere il nuovo mondo delle tecniche digitali. Occorre una riflessione critica sull’impatto delle nuove tecnologie sulla nostra episteme. Non è certo la prima volta che i semiotici e i loro compagni di viaggio si pongono questo problema. De Certeau per primo ha notato che la disponibilità di dati e il potere computazionale delle macchine ha reso molto meno interessante per gli storici l’individuazione di serie, e ha attratto la loro attenzione sulle anomalie, sui punti singolari che non possono essere interpolati dalla serie stessa, e che necessitano pertanto di una interpretazione.6

Ritardi 

Il libro di de Certeau cui faccio riferimento data agli anni Settanta; così pure gli studi di Lotman sull’intelligenza artificiale collettiva e la nozione deleuziana di macchina astratta; agli anni Sessanta risalgono invece le riflessioni di Greimas sulla traduzione automatica, quelle di Eco sulla Teoria dell’Informazione e i lavori di entrambi sulla nozione di memoria semantica proposta da Quillian. Per quanto oggi datati, si tratta di studi classici che hanno contribuito alla fondazione della disciplina.

Col tempo, i lavori scientifici sul tema si sono diradati; l’attenzione della disciplina è andata ad altri temi. Certamente, negli anni Novanta si sono avuti studi pionieristici sulla rete e sul design dell’interazione7  ma credo che ci sia ancora molto da riflettere sugli algoritmi e sul cambiamento epistemologico segnato dal passaggio ad una nozione indeterministica di significato quale quella attualmente in uso in Information Retrieval e dal Machine Learning.8 Gli studi semiotici sulla rivoluzione informatica in atto, per quanto di qualità, sono ancora relativamente pochi, non tutti improntati alla ricerca di applicazioni pratiche per la semiotica.9

Il mercato e la crisi 

Durante gli anni Ottanta e Novanta le principali applicazioni della semiotica si sono concentrate sulla comunicazione, con una speciale attenzione alle analisi qualitative rivolte al mercato. Gli studi ormai classici di Floch10 hanno aperto la strada ai lavori di Semprini11 e Ceriani12 in Italia, a Denis Bertrand in Francia. Al principio degli anni 2000 non era raro per un laureato in comunicazione trovare una strada nelle attività di consulenza rivolte alle imprese. La professionalità semiotica può trovare posto in un ufficio marketing o in un’agenzia pubblicitaria, ed essere impiegata in campi come l’analisi della concorrenza, la definizione degli obiettivi di comunicazione, la progettazione di nuove campagne, il packaging design e perfino il meta-design.13 La semiotica ha offerto una collezione di strumenti utili ai creativi per sviluppare consapevolezza sul proprio lavoro, fornendo loro un modello di significazione. Perfino l’etnosemiotica, che ha spostato decisamente il luogo dell’indagine sul senso dalla scrivania al campo, è stata utilmente impiegata per comprendere la relazione tra articolazione spaziale, programmazione temporale degli esercizi commerciali, relazioni e soggettività che vengono a determinarsi.14

Il limite dell’investimento nelle ricerche dedicate al settore privato dell’economia si è reso evidente dopo il 2007, quando l’economia occidentale è entrata in crisi e in recessione: la crisi del mercato ha investito anche la semiotica. Non è in discussione la validità scientifica delle applicazioni della semiotica al mercato, quanto il fatto che altri settori di ricerca sono stati trascurati. La semiotica è stata vittima (inconsapevole, si capisce!) di una certa subalternità ideologica al mercato. Non mi riferisco solo agli approcci informatici al problema della significazione, ma più in generale ad altri tipi di committenza che potrebbero utilmente giovarsi delle competenze semiotiche in fase di progettazione e verifica della qualità del loro lavoro: enti locali, associazionismo e volontariato, terzo settore, organizzazioni non governative15: la sfera che esprime la governance dei sistemi sociali contemporanei e che – pur coinvolgendolo – non è riducibile al privato.

Conclusioni

 Il principale motivo per cui la ricerca semiotica è utile a discipline come il Machine Learning consiste nel fatto che la teoria dell’Informazione è dichiaratamente asemantica: non si cura del significato dei messaggi scambiati.16 Per questo motivo non è possibile ridurre il problema della significazione a quello della comunicazione. Il problema della significazione caratterizza la semiotica tra le altre scienze umane e costituisce la principale risorsa che un semiotico può mettere a disposizione della società. Perché ciò accada, tuttavia, è indispensabile costruire una credibilità della disciplina basata su una letteratura di studi. Occorre quindi diversificare le ricerche perché non si limitino solo al marketing. Oltre a campi politicamente sensibili come quello del design dei servizi sociali e del contatto tra diverse culture a mio parere è sempre più attuale il tema della governamentalità algoritmica della società, per ragioni teoriche, applicative, e per i suoi effetti reali o presunti sulla società.

Digital Humanities semiotica

Trevor Paglen, A Man (Corpus: The Humans) Adversarially Evolved Hallucination (2017)

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Note

  1. Cfr. ad es. F. Galofaro, M. M. Kubas,  Dei Genitrix, A Generative Grammar for Traditional Litanies.
  2. L. Bell, “Sicurezza gente”, intervista in Ubuntu facile, manuale extra n. 3, Febbraio-Marzo 2018, pp. 90-93.
  3. Cfr. ad es. F. Galofaro, Z, Toffano, Bich-Liên Doan, (2018) “A quantum-based semiotic model for textual semantics”, Kybernetes, Vol. 47 Issue: 2, pp.307-320.
  4. Cfr. C. Attimonelli e V. Susca, Pornocultura: viaggio in fondo alla carne, Mimesis, Milano 2016.
  5. A. Rouvroy, T. Bernes, “Gouvernementalité algorithmique et perspectives d’émancipation”, Reseaux 177, n. 1, 2013.
  6. M. de Certeau, L’operazione storica, Urbino, Argalia 1973.
  7. A. Zinna, Le interfacce degli oggetti di scrittura, Roma, Meltemi 2004; S. Diamanti, L’interazione in pratica, Milano, Franco Angeli, 2004.
  8. F. Galofaro, “Dell’osservatore. Realismo e indeterminazione del senso”, in G. Ferraro e V. Santangelo (a cura di), Narrazione e Realtà, Roma, Aracne, pag. 203-224.
  9. Cfr F. Rastier, M. Cavazza, A. Abeillé, Semantics for Descriptions: From Linguistics to Computer Science, CSLI, Stanford 2002; M. Treleani, Mémoires audiovisuelles, Canada, PUM 2014; V. Del Marco, Pezzini, Nella rete di Google. Pratiche, strategie e dispositivi del motore di ricerca che ha cambiato la nostra vita, Milano, Franco Angeli 2017.
  10. J.-M. Floch, Bricolage. Analizzare pubblicità, immagini e spazi Milano, Franco Angeli 2013.
  11. Cfr. ad es. A. Semprini, La marca postmoderna. Potere e fragilità della marca nelle società contemporanee, Milano, Franco Angeli 2006.
  12. Cfr ad es. G. Ceriani, Cavalli al galoppo e pomodori. Riflessioni metodologiche, esercizi di analisi e pratiche sociali, Milano, Franco Angeli, 2018.
  13. Cfr. AA.VV.  La semiotica e il progetto, voll. I e II, Milano, Franco Angeli 2010.
  14. F. Marsciani, Tracciati di Etnosemiotica, Milano, Franco Angeli 2007.
  15. Cfr. R. Pellerey, Semiotica e decrescita, Milano, Franco Angeli 2015.
  16. La cosa è dichiarata apertamente da Warren Weaver in C. E. Shannon, W. Weaver, The mathematical theory of communication, Chicago, University of Illinois Press 1963 e costituì uno dei motivi della “conversione’”di Eco alla semiotica in seguito alle critiche di Emilio Garroni: cfr. “Postilla 1966” in Opera aperta, Milano, Bompiani, 2a ed. 1966.
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