Intervista al rettore Angelo Riccaboni

“Dobbiamo risanare senza desertificare!”

da il Parere

Questa intervista è stata originariamente pubblicata online sul sito de il Parere il 18 marzo.

“Innanzi tutto vi ringrazio per l’intervista perché credo che sia molto importante il rapporto con il mondo dei giovani e degli studenti, e noi siamo qui per gli studenti… È la prima cosa da sottolineare”. Ci troviamo al Rettorato, nell’ufficio del rettore dell’Università di Siena: Angelo Riccaboni. Siamo qui per parlare con lui di università, di cultura, di giovani… A partire dalla spinosa questione di Fieravecchia. In seguito alle rimostranze – nate in seno alla comunità studentesca – a proposito della possibile chiusura della storica sede della facoltà di Lettere e Filosofia, infatti, il nostro giornale si era interessato alla vicenda approfondendola in un articolo pubblicato il 09/03/2011. In breve l’articolo aveva suscitato un grande interesse presso i lettori, divenendo uno degli articoli più cliccati dalla nascita de il Parere. La nostra intervista a Riccaboni parte dunque proprio da una domanda su Fieravecchia…

Come stanno le cose?
“Ci sono tante questioni, iniziamo da questa. È chiaro che siamo in una situazione finanziaria difficile, quindi bisogna trovare le risorse necessarie per uscirne. Per noi è prioritario prima di tutto il mantenimento degli standard qualitativi offerti. Fieravecchia ha dei problemi strutturali non da poco, e quindi non è solo una questione di risparmio sugli affitti ma c’è anche il fatto che sono necessari degli investimenti importanti per riuscire a garantire il funzionamento ottimale della struttura. Non essendo un bene nostro, è difficile in questo momento pensare ad un investimento del genere. Ma vorrei tranquillizzare tutti quanti sul fatto che si sta lavorando al massimo per garantire il livello degli attuali servizi. Conosciamo Fieravecchia e sappiamo bene che è un fiore all’occhiello dell’ateneo: ci sono strutture come il cinema ed il giardino che sono elementi fondanti della nostra identità… Garantisco però che lo sforzo per non perdere qualità è forte. Dateci una mano e vedrete che riusciremo a fare in modo che questo cambiamento, se poi avverrà davvero, non comporterà una diminuzione dei servizi per gli studenti”.

A quanto abbiamo capito la facoltà di Lettere verrà spostata al San Niccolò…
“È una questione molto complessa, potrebbe andare al San Niccolò come altrove. Ci vorranno dei mesi, per ora abbiamo fatto il primo passo – che è stato dare la disdetta – poiché i tempi burocratici sono molto lunghi, ma il percorso non sarà breve. Dovremmo garantire il livello dei servizi e trovare la soluzione più adatta… Non è una cosa che si fa in due giorni. San Niccolò è una struttura interessante, e se dovessimo fare l’accorpamento con la biblioteca di Ingegneria potrebbe anche essere una buona cosa perché a quel punto avremmo nello stesso posto più personale, più risorse e maggiore possibilità di supportare l’utente”.

Parlando con studenti e rappresentanti degli studenti molti mi facevano notare come a loro premerebbe di monitorare la dismissione di Fieravecchia nel tentativo di tutelare alcuni beni prioritari: l’accessibilità al patrimonio bibliotecario, lo spazio cinema… A telecamere spente poco fa mi diceva che l’obiettivo primario del piano di risanamento in atto dovrà essere il mantenimento della qualità, ma come si concilia la qualità con le ristrettezze economiche? E allora, entrando nel dettaglio, in cosa consisterà il piano di risanamento pensato da Riccaboni?
“Dobbiamo risanare senza desertificare! Questo è l’impegno fondamentale, soprattutto nei confronti degli studenti. L’ateneo vive per gli studenti. Noi abbiamo un numero importante di studenti, sui 17.000, dobbiamo non solo mantenere ma accrescere questo numero. Il nostro ateneo attira persone da fuori, ma continuerà a farlo solo se daremo un percezione di qualità. Il risanamento d’altro canto comporta qualche sacrificio, se però questi sacrifici sono compensati da altri vantaggi o da soluzioni alternative valide, allora il discorso è diverso… Fieravecchia è un ottimo centro di servizi ma ha dei problemi strutturali non secondari, se fosse stato perfetto non avremmo mai preso in considerazione di lasciarlo. Più in generale come vedo l’università in futuro? Bisogna proiettarsi avanti ed in questo senso va ‘Unisi 2015’, un progetto condiviso dagli organi di governo che verrà presentato al mondo universitario nelle prossime settimane. Con le integrazioni ed i consigli di docenti, studenti ed altri interlocutori realizzeremo un documento guida per i prossimi anni, un progetto a lungo termine. L’università che vogliamo dovrà essere più internazionalizzata, aperta, meritocratica ed efficiente. Il mio sogno è quello di dare un ruolo sempre più importante ai colleghi più giovani e agli studenti (vera ragione d’essere dell’università)”.

In questi giorni si parla molto della candidatura di Siena a Capitale europea della cultura. Noi ci chiedevamo se, oltre ai grandi eventi, non fosse produttivo promuovere un tappeto di eventi di piccolo cabotaggio. Una serie di iniziative – organizzate con le associazioni e i gruppi studenteschi più qualificati – che costerebbe poco e darebbe un grande impulso alla nascita di un vero e proprio polo culturale…
“Questa riflessione si inserisce bene nei progetti di ‘Unisi 2015’. Vale a dire aprire l’ateneo al fermento culturale della città. Noi vorremmo organizzare delle iniziative atte a promuovere attività culturali spontanee, vorremmo far sì che l’università venga percepita come un bene della città ed in tal senso siamo intenzionati a promuovere iniziative dal basso, anche in funzione della candidatura di Siena a Capitale europea della cultura. In questo senso ci organizzeremo con i dipartimenti e le facoltà. Siamo aperti a macro-eventi, utili a migliorare l’immagine della città, e anche a piccoli eventi dal basso dove il ruolo degli studenti – in una piccola città come Siena – può essere davvero determinante”.

Tutto sommato, ciò che manca ai giovani operatori della cultura in città sono solo gli spazi. C’è un gap tra le energie da dedicare alla cultura e i luoghi dove realizzarla… In tal senso l’università cosa può offrire?
“Tra i progetti di ‘Unisi 2015’ c’è quello della Cittadinanza Studentesca. Stiamo cercando di rafforzare l’integrazione tra Provincia, Comune, ARDSU e CUS per fare in modo che lo studente si senta cittadino della città. E stiamo trovando risposte favorevoli. Il contenitore dell’ateneo è molto bello, ossia Siena ed suoi tesori, la qualità dell’università è indubbia (visto che siamo sempre ai primi posti in tute le classifiche di valutazione) dobbiamo fare in modo che lo studente si senta a suo agio nel contenitore affinché renda al meglio anche negli studi. In questo ambito rientra il discorso degli spazi, se ci sono associazioni e organizzazioni che vogliono dar vita a eventi siamo a disposizione a partire dalle nostre aule. Si tratta di mettersi attorno ad un tavolo e pianificare un progetto organico. Dialogando con altre istituzioni cittadine ho potuto verificare che anche loro mostrano apertura e interesse nei confronti del tema degli spazi per la cultura”.

Osservando il tessuto sociale della città si ha talvolta l’impressione che ci siano due mondi separati, da un lato l’universo studentesco e dall’altro tutta un’altra città; con un’altra gestione del tempo e altri spazi vitali…
“È inevitabile che in una città universitaria ci sia questa situazione, è così in qualsiasi città, e in un certo senso è anche giusto. Quello che da noi è positivo è che non c’è tensione tra le comunità. Gli studenti a Siena dimostrano sempre un comportamento rispettoso e corretto, questo lo voglio specificare perché va a loro onore e perché poi quando presentano delle istanze hanno diritto di essere presi in seria considerazione. Di questi tempi sento che la città ha capito le difficoltà e l’importanza dell’università e questa è una buona premessa per ripartire e per coordinare una buona cooperazione tra le varie comunità e le varie istituzioni”.

Per lasciarci con un sorriso… In ambito universitario quando crede che potremmo tirare un sospiro di sollievo e registrare di nuovo un segno +? Metaforicamente e concretamente…
“Finanziariamente ci vorrà ancora qualche anno, se riusciremo a superare dei passaggi importanti credo che le nubi potranno diradarsi, sono i prossimi diciotto mesi quelli decisivi. Se saremo uniti e avremo contezza del contesto attuale potremo uscire da questa situazione, con la consapevolezza che c’è un progetto compiuto per uscire dalle difficoltà. ‘Unisi 2015’ va in questa direzione. Se ognuno, come mi pare stia accadendo, farà la sua parte verremo fuori da queste secche…”.

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