Rigenerazione urbana fra natura e cultura. Il caso Ex Snia

Nell’intersezione tra via Prenestina e via di Portonaccio emerge uno spicchio di terra noto come “Ex Snia Viscosa”. Questo triangolo, dall’estensione di quattordici ettari, è suddiviso in tre aree contigue, separate l’un l’altra da barriere di tipo naturale o artificiale.

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Le tre aree, arbitrariamente identificate dai tre punti di accesso distinti, corrispondono al Csoa (Centro sociale occupato autogestito), al Parco delle Energie, e al Lago Sandro Pertini con il terreno circostante e i ruderi della fabbrica Viscosa


Abstract

The green in the city can take many forms: from the “terrains vagues” to the historical villas. Former industrial areas may be involved in processes of regeneration, or remain abandoned, becoming part of metropolitan landscapes. The case study is the Ex Snia area in Rome, which includes three different parts: the Energies’ Park, the Sandro Pertini lake and the occupied Social Centre Ex Snia (self-managed). The morphologies of the space and related social practices highlight emerging forms of activation. Finally, this particular case has stimulated a broad public debate around the dynamics that characterize the transformations of an urban periphery.


L’evoluzione morfologica dell’Ex Snia Viscosa, in netta discontinuità geografica con il territorio romano in cui è inserita, il Pigneto-Prenestino, è strettamente correlata con lo sviluppo degli eventi derivanti dalla spinta di industrializzazione e di urbanizzazione della città, risalente agli anni successivi il termine del primo conflitto mondiale. In quel periodo, furono costruite case popolari per far fronte a un consistente flusso di immigrazione di famiglie provenienti da varie regioni. La promessa d’impiego veniva assolta principalmente nel settore industriale, in ascesa, seppur modesta, agli inizi del Novecento.

Nel 1922 nasce la Viscosa, uno stabilimento di produzione di seta artificiale, il raion. La fabbrica rimase attiva per trentadue anni, fino alla sua definitiva chiusura, nel 1954 ma ancora oggi la destinazione d’uso di quell’area, nella sua estensione globale, è oggetto di controversie e trasformazioni, sotto la pressione di interessi particolari o collettivi in contrasto tra loro.

Fu la società di un noto costruttore romano, Antonio Pulcini, ad assorbire nel 1990 la precedente proprietà immobiliare, fornita di una concessione edilizia per la costruzione di un edificio destinato ad attività produttive. Nel momento presente, la condizione dell’intera area è piuttosto articolata. Il Csoa Ex Snia è un centro sociale occupato dal 1995. Il Parco delle Energie, parco pubblico espropriato alla precedente proprietà, è stato inaugurato nel 1997, ed è completamente autosufficiente energeticamente. Al suo interno è presente uno spazio teatrale polifunzionale, detto “il Quadrato”, la cui gestione è stata affidata a un forum, creato grazie alle sovvenzioni della Comunità Europea. Il Centro di documentazione Maria Baccante, contenente l’archivio storico della fabbrica, è stato dichiarato di interesse storico particolarmente importante con provvedimento della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio del 3 luglio 2012. I ruderi fatiscenti della fabbrica Viscosa, costruita nel 1922, sono tuttora di proprietà del costruttore Pulcini e inaccessibili al pubblico, anche se visibili dall’area del parco. Attiguo agli edifici abbandonati della dismessa area industriale, sorge un bacino dalle acque limpide.

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Quest’ultimo si è formato nel 1992, durante i lavori per la realizzazione di un centro commerciale. Gli scavi condotti per la costruzione dei parcheggi interrati, intercettarono per errore la falda acquifera dell’Acqua Bullicante, che purissima invase la conca artificiale creata per l’edificazione. Per evitare il blocco dei lavori, il flusso dell’acqua venne convogliato nelle fognature dalla società impegnata in essi. Tale espediente, per sovraccarico, causò la rottura del collettore della rete fognaria e il conseguente allagamento di Largo Preneste. L’area del bacino divenne impraticabile per l’edificazione.

I comitati di quartiere, sin dalla sua nascita, si sono impegnati nella salvaguardia di quello che viene definito come unico lago naturale di Roma, che la falda tuttora alimenta, e che è divenuto rifugio per specie faunistiche protette. Le sue acque minerali sono pulite e balneabili e sarebbe quindi possibile svolgervi anche attività natatorie. Più grande di quello di Villa Borghese per superficie, diecimila metri quadri, è lo specchio d’acqua maggiore all’interno dell’anello ferroviario. Il lago si chiama formalmente “Sandro Pertini” e informalmente è detto “Ex Snia”. Espropriato nel 2004, rischia negli ultimi anni di tornare privato, per mancata realizzazione, nel termine di dieci anni, delle opere previste. Gli abitanti si sono quindi attivati perché l’area non torni proprietà di Antonio Pulcini, per scongiurare il prosciugamento del bacino e la massiccia edificazione del terreno con quattro grattacieli. Si vogliono convincere le istituzioni a istituire un Monumento Naturale perché il lago sia tutelato, nel caratteristico contesto di archeologia industriale, che potrebbe essere valorizzato in quanto tale.

Visitare il lago richiede un’intenzione e una volontà specifica. L’ingresso poco invitante, sito su via di Portonaccio, è raggiungibile solo percorrendo diverse centinaia di metri a piedi dalla via Prenestina. L’area del lago e della fabbrica non sono visibili ai passanti, per via di alte mura con filo spinato, volte a segnalare la proprietà privata della fabbrica e a interdirne l’accesso. Ma se la curiosità supera gli ostacoli, ci si immerge immediatamente in un luogo che si potrebbe definire un altrove, dove la vegetazione spontanea regna incontrastata. La concrezione di elementi visivi, acustici ed olfattivi in contrasto tra loro, genera un evidente senso di estraniamento, e restituisce alla percezione soggettiva la consapevolezza di trovarsi in città. Oltre il lago, la ferrovia Roma-Pescara cinge il confine dello sguardo, e le residuali, fatiscenti rovine delle torri commerciali non terminate si bagnano nell’acqua del lago, come a testimoniare ciò che le trasformazioni ambientali hanno impedito. Per accedere al Parco delle Energie si va sulla via Prenestina, dove un largo viale ed una pineta annessa rassicurano i passanti sulla trasparenza delle intenzioni del luogo, pari alle attese che ci si creano quando si pensa di visitare un parco.

Allo stato attuale, è possibile avere una visuale del luogo nel suo complesso, l’Ex Snia, solo consultando mappe e immagini satellitari. Le barriere che segnano la cesura fra le aree frammentano il territorio nella sua totalità, ma alcuni indizi pongono in dialogo i luoghi distinti e garantiscono la coerenza di un’area globale. La struttura della Casa delle Energie, è circondata da elementi di writing con soggetti che richiamano la popolazione lacustre.

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L’accesso al territorio del lago dal Parco delle Energie è impedito da alte recinzioni metalliche con delle siepi attorniate, ma un varco nella vegetazione permette allo sguardo la visuale dall’alto del lago, ricordando l’adiacenza delle due aree. Quest’area è stata da meno di un anno aperta quotidianamente, dalle 10 alle 20, e restituita al pubblico grazie al “Forum”, che ne coordina e sovvenziona la tutela. Una rete metallica separa la zona del lago da quella della fabbrica, territorio sorvegliato privatamente e inaccessibile. L’unica concessione per l’occhio è rappresentata da un lungo viale, intorno al quale si stagliano gli edifici della fabbrica, in discreto stato di conservazione, nonostante l’incuria e l’impronta del tempo trascorso.

Questo spazio così segmentato riconduce i propri elementi narrativi a un attore principale, la fabbrica, le cui vicende, hanno gettato un’impronta sostanziale sull’identità del quartiere circostante. Riflettere sulla storia di un luogo significa innanzitutto individuare una porzione di passato in vista di un futuro che potrà riconoscerlo, che potrà legittimarlo col termine di memoria.

La fabbrica Viscosa vede quest’operazione assolta dall’archivio storico del “Centro di documentazione Maria Baccante”, inaugurato il 21 febbraio 2015, ospitato dalla “Casa del Parco delle Energie”; i documenti in esso contenuti, che riguardano principalmente le schede del personale della fabbrica Viscosa, sono stati rinvenuti e catalogati a opera di volontari, professionisti e non. Ogni scheda riporta principalmente i dati anagrafici dell’assunto, insieme a paga, religione di appartenenza, e un modulo a parte riguardante le punizioni subite. I documenti furono rinvenuti e preservati nel 1995 dagli occupanti del centro sociale, i quali, resisi conto dell’importanza delle carte ritrovate, fondarono il “Centro culturale Ex Snia”, evolutosi poi nell’archivio storico. Il materiale presente, dettagliatamente descrittivo circa la vita degli operai della fabbrica, getta un ponte tra il quartiere e le proprie origini. In sede d’archivio, aperto ogni mercoledì dalle 16 alle 18, molti abitanti del territorio hanno trovato nei documenti tracce del proprio passato.

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Per concludere, ci interessa qui proporre alcune riflessioni sul lago, su cui tanta attenzione viene recentemente posta, su come possa essere definito naturale e si trasformi in un simbolo di rivincita della natura sulla cementificazione. Situato in pieno contesto antropico, caratterizzato da una forte urbanizzazione, il lago diviene baluardo per la difesa dell’ambiente, contro la speculazione edilizia. È nato fortuitamente durante processi di edificazione, e quindi potrebbe per questo essere considerato come artificiale.

Esso vive però perché continuamente alimentato da una falda, perché divenuto habitat naturale, perché per esso ci si attiva con impegno, e di tale continuo impegno diviene anche allegoria. Il suo essere collocato in un paesaggio che definiremmo come urbano, e non naturale, in un’area ex industriale, crea una sintesi mitica fra i due termini contrari natura e cultura, che gli conferisce valenza mitica e poetica. Visibile dai pertugi di un terrain vague, che negli anni ha ospitato differenti pratiche dell’abitare, il lago diviene, nella sua eccezionalità, se non elemento di rigenerazione, addirittura di rinascita, con tutta la carica simbolica che l’acqua porta con sé.

[Gli studenti Pasquale Amato, Ilenia Di Curzio, Valentina Di Mauro, Francesco Fortunato del corso di semiotica della città e dei luoghi del consumo hanno visitato con noi il luogo, e insieme abbiamo elaborato alcune riflessioni qui proposte].

 

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