Redazione

Il sangue verde

Andrea Segre – Il sangue verde

Il quarto appuntamento de il lavoro culturale si situa al centro dell’attualità politica. Egitto, Tunisia, Libia: la caduta dei regimi dittatoriali nordafricani sta producendo stravolgimenti politici ed economici di portata internazionale. Intanto, il mondo politico italiano si dichiara spaventato dall’esodo biblico di migliaia di persone verso le coste italiane.

Contro i falsi profeti: un’ora di intelligenza

di Silvia Jop e Davide Gangale Erano i primi anni Settanta quando Franco Rotelli e Mariagrazia Giannichedda incontravano Trieste, il manicomio e Franco Basaglia. Con l’arrivo in Friuli, dopo essersi imbattuti nell’architettura e nelle prassi criminali dell’istituzione totale che agiva un’azione coattiva e violenta sui soggetti che vi erano reclusi, avevano cominciato a contribuire ad un processo di liberazione che avrebbe cambiato radicalmente il volto di questo paese. Mentre le pareti del manicomio venivano abbattute, si cominciava a restituire alle città e alla società nel suo complesso l’altro sé. Si svelava quindi il volto della contraddizione che era stato relegato al di là del muro, racchiuso tra inferriate e mattoni. Alle prese con la distruzione di quel grande carcere eretto per contenere le persone che erano state marchiate a vita come “irrecuperabili”, si sovvertivano anche i principi primi di una cultura che aveva fatto dell’assolutizzazione del concetto di salute e di quello di normalità il suo mito fondativo. Superati i primi anni del duemila, Franco Rotelli e Mariagrazia Giannichedda continuano ad incontrarsi scontrandosi con i residui di quell’istituzione totale e praticando, nello spazio delle loro quotidianità, visioni del mondo alternative. Neutralizzando con grande eleganza i rischi di un facile amarcord, […]

Dieci parole che hanno confuso l’Italia

di Omar Calabrese Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo questo articolo, già edito nel testo curato da Federico Montanari Politica 2.0. Nuove tecnologie e nuove forme di comunicazione, Carocci, Roma, 2010. Molti hanno osservato, recentemente, che da circa quindici anni il linguaggio della politica italiana si è decisamente trasformato. Una volta esistevano una voluta oscurità e una ambiguità generalizzata, utile al puro effetto di presenza sulla scena pubblica da parte degli uomini politici, all’occultamento del significato per gli ascoltatori e i lettori, e alla possibilità di volgere il senso delle parole secondo le tattiche dell’occasione [1]. Italo Calvino, ad esempio, scriveva nel 1965: “Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono pensano parlano nell’antilingua” [2]. Il fenomeno era, d’altra parte, conosciuto in tutto il mondo, e aveva dato luogo, fin dagli anni Trenta (soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra) a un movimento per un corretto uso del linguaggio nell’amministrazione della cosa pubblica, detto comunemente plain language, che ha ottenuto molti successi a […]

Wu Ming (ancora) sulla strada: calendario marzo...

Riportiamo di seguito il calendario degli incontri di Wu Ming per il bimestre marzo-aprile 2011. L’articolo originale, postato il 2 marzo da Wu Ming 1, si trova qui. Wu Ming 1 e Wu Ming 2 parteciperanno al seminario “il lavoro culturale” l’1 giugno, con un intervento dal titolo Il racconto della rivoluzione. A noi (si sarà capito) andare in giro piace. Incontrare i lettori, discutere con questo e quello, raccogliere spunti e suggestioni, ascoltare pareri, critiche e rimbrotti (e anche complimenti, su!). Ci piace conoscere le persone e i gruppi, le realtà che in Italia continuano a resistere e farsi il culo. Ci piace tornare in alcuni posti che ci accolgono da anni, ritrovarci con piccole comunità solidali da cui abbiamo imparato molto. Ci piace fare i reading. Ci piace sentire la gente inveire contro Moretti e Trenitalia. Può essere stancante, ma c’è ben di peggio: c’è la catena di montaggio, c’è l’immensa rottura di cazzo del call center, c’è la raccolta dei pomodori… Insomma, a noialtri stare on the road è una roba che ci piace. Ci piace anche stare in rete, curare Giap, usare Twitter… Lavorare al podcast… [Ci pensate? Questo sito è on line da 11 (undici!) […]

L’ingegner Gadda a Siena

Una questione di qualità di Giulia Romanin Jacur Non capita spesso di vedere uno spettacolo di alta qualità, che permette di distinguere tra quello che è veramente il teatro, e quello che ne è solamente una caricatura. Uno spettacolo che, oltre ad un godimento immediato, oltre cioè a riportare in vita il mondo fantasmagorico di Gadda e del suo compagno Shakespeare, porti l’attenzione sul teatro, sulla letteratura e sulla nostra Italia contemporanea. Il teatro che coglie nel segno è quello che nell’immediato suscita delle emozioni, può far ridere, animare, anche sconvolgere, e poi, nei giorni successivi, lascia in sospeso una serie di riflessioni. Perché dunque valeva la pena di non rimanere a casa comodamente seduti sul divano, e al contrario di andare al Teatro dei Rinnovati a Siena il 23 febbraio, ossia poco meno di una settimana fa a vedere lo spettacolo L’ingegner Gadda va alla guerra? In scena c’erano solo un attore, una sedia, e nient’altro. Fabrizio Gifuni, instancabile, per quasi un’ora e mezza ha alternato la presenza in scena di vari personaggi, supportato soltanto da cambi di luci e brevi istanti di buio. Il ritmo risultava sostenuto dall’inizio alla fine, grazie al forte apporto dato dall’espressione del corpo: […]

La Neolingua del Reale

di Vincenzo Idone Cassone La maestra di scuola non si informa quando interroga un allievo, né informa quando insegna una regola di grammatica o di calcolo. In-segna, dà ordini, comanda. Gli ordini del professore […] non derivano da significati originari, non sono la conseguenza di informazioni […] la macchina dell’insegnamento obbligatorio non comunica informazioni, ma impone al bambino coordinate semiotiche attraverso le basi duali della grammatica (maschile-femminile, singolare-plurale…) G. Deleuze e F. Guattari, Mille piani Nell’Italia d’oggi l’invocazione del ritorno dei fatti è una richiesta che giunge da più parti e non può essere ignorata, ma piuttosto inquadrata all’interno cambiamenti che sono intercorsi negli ultimi quaranta anni: periodo in cui muta radicalmente la struttura mediatica dell’informazione e della diffusione dei contenuti. È forse necessario ripetere qualche considerazione sui linguaggi umani e soprattutto su quella che chiamiamo la Lingua. In 20 novembre 1923. Postulati della linguistica (all’interno di Mille piani) i due autori francesi si pongono in una dimensione del linguaggio particolarmente cruda: «l’unità elementare del linguaggio – l’enunciato – è la parola d’ordine […] il linguaggio non è fatto nemmeno per essere creduto, ma per obbedire e far obbedire». La parola d’ordine non è qui semplicemente l’esplicitazione di un comando […]

Seminario: Politiche della commemorazione, tra ...

L’incontro Politiche della commemorazione, tra etnografia e semiotica, organizzato dal Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna e il Centro TraMe, si terrà giovedì 3 marzo presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna (via Marsala, 26). L’obiettivo del seminario è quello di far incontrare studiosi di discipline diverse attivi nel campo dei “memory studies” per discutere attorno all’ultimo numero (3/10) della rivista «Etnografia e ricerca qualitativa» dedicato alle “Politiche della commemorazione”. Il seminario riunisce alcuni degli autori della rivista (il curatore del numero Andrea Cossu e Gianmarco Navarini), antrolopologi (Caterina Di Pasquale) e semiotici (Anna Maria Lorusso e Daniele Salerno). Adottando diverse e peculiari prospettive disciplinari, gli studiosi si propongono nell’incontro seminariale di dialogare attorno al tema della memoria, a partire dalle riflessioni proposte nel numero monografico della rivista. Introdurranno Pier Paolo Giglioli e Patrizia Violi. Visita qui la pagina web del seminario, con presentazione e programma da scaricare. Visita qui la pagina evento su Facebook.

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