Hanno spopolato sul web, tra i blog, sui quotidiani. In poche ore hanno ottenuto moltissime condivisioni su Twitter e Facebook. Squadrati fin’ora è un blog con un solo post: la fotografia di un tovagliolo di carta dove si raccolgono le tendenze giovanili di Milano. Squadrati è il “prodotto distratto delle menti di due semiotici cacasenno, ha grandi ambizioni enciclopediche e un accento che non si sa dove cade”. Quella che segue è un’intervista a Diletta Sereni e Daniele Dodaro, i due autori del Quadrato semiotico del divertimento milanese.

Cosa è squadrati? Se non sbaglio, il nome è una parodia del quadrato semiotico , un modello di analisi sviluppato dalla semiotica per studiare e mappare i valori profondi che sono alla base di ogni racconto. Voi lo avete trasportato dalla letteratura ai comportamenti quotidiani.
Esatto, è uno Squadrato: a partire dalle relazioni logiche del quadrato semiotico, cerca di fare ironia sul quotidiano, ma anche su se stesso. La semiotica è una materia straordinariamente complessa e affascinante, Squadrati non vuole imbastire un discorso di metodo, cerca al più di mostrare come la semiotica possa leggere il quotidiano e soprattutto vuol mostrare al quotidiano che può leggere la semiotica. Il nostro logo è una fetta di pan carré, come prenderci sul serio?
Il vostro “Quadrato semiotico del divertimento milanese” ha spopolato in poco tempo sulla rete, raccogliendo apprezzamenti sui social network e sulle pagine dei quotidiani. La vostra mappa in 4 quadranti spiega l’efficacia degli stereotipi? Perché in tanti hanno mostrato curiosità nei confronti di una griglia, di un modello che classifica le tendenze della Milano nightlife?
Abbiamo iniziato a intuire che si trattava di un fenomeno virale quando abbiamo raggiunto le 7 mila visite a due ore dalla pubblicazione. Ci servirà del tempo per capire meglio cosa è successo e perché, ma crediamo che la popolarità del quadrato su Milano dipenda almeno in parte dal fatto che è una città ricca di diversità che vogliono esibirsi e divergere, quanto a stile di vita, estetiche e scelte dei locali da frequentare, appunto. Poi certo, dove interviene lo stereotipo fa razzia delle sfumature, ma è il prezzo da pagare per essere raccontati da uno schema. Uno schema la cui efficacia sta nel mettere in relazione “orizzontale” delle categorie, non tanto nell’approfondirle in “verticale”: è una nozione di base della semiotica, basti pensare al concetto di valore in Saussure. Più che curiosità verso le tendenze della Milano nightlife (alla fine non si tratta qui di tendenze, ma di classificazioni che, a differenza delle tendenze, sono poco volubili nel tempo) ci è sembrata una curiosità in parte verso le “tribù” metropolitane, in parte verso il modello in sé, la sua immediatezza e la sua potenziale esportabilità in altri contesti. Ma vogliamo credere che sia stata anche una curiosità verso lo strano incontro tra uno schema logico e un tovagliolo di carta, questo riassume in modo più efficace lo spirito di squadrati: il pensiero e la creatività si liberano meglio se restano immersi nella quotidianità concreta e tangibile.
Non basta scegliere uno stile di vita notturno, bisogna anche praticarlo attraverso la scelta oculata dei locali da frequentare. Ma una mappa di Milano non può accontentarsi solo dei locali! A quando uno squadrato dei negozi?
Qui entriamo nel delicato, già la scelta dei locali non è stata proprio facile e oggetto di varie critiche. Raccontare la città attraverso un quadrato dei negozi, soprattutto considerato il boom social mediatico del primo post, vorrebbe dire fare pubblicità. Sarà dura non inserire i nomi delle marche, che come sappiamo raccontano atteggiamenti e pratiche, più che le aziende in sé, ma cercheremo se possibile di evitarlo. Diciamo piuttosto che ci piacerebbe alternare i toni: da quello più frivolo del primo quadrato a un’ironia più radicata nell’attualità, cittadina e nazionale.

