CaLibro

TweetGlossario – CaLibro 2017

È il terzo anno che il lavoro culturale è ospite e segue il festival CaLibro, giunto quest’anno alla sua quinta edizione. Come l’anno scorso e quello precedente, pubblichiamo il TweetGlossario, circa ad un mese di distanza. Le voci sono state scritte in collaborazione con 404: file not found.

Calibro_2017

 

Adolescenza: «Ogni adolescenza coincide con la guerra» cantava Davide Toffolo qualche anno fa. A dire il vero, chi conosce la sua poetica sa che non ha mai parlato d’altro, che i Tre Allegri Ragazzi Morti sono da quasi un quarto di secolo i cantori di quell’età decisiva e violenta, mitica e mitizzata. E lo sono proprio perché hanno cominciato a suonare e a fare dischi quando adolescenti non lo erano più da un bel po’.
Nel Teatro degli Illuminati, davanti a una platea che copriva svariati decenni e circondato da nove intervistatori informatissimi, Toffolo ha avuto modo di ripercorrere la sua vita e la sua formazione, praticamente raccontando con le parole quello che aveva disegnato in Graphic Novel is Dead. Legando la passione precocissima per il disegno a quella invece adolescenziale per il fumetto, ha raccontato della folgorazione per il punk più eretico d’Italia, a Pordenone, e della straordinaria esperienza alla scuola di fumetto di Andrea Pazienza e Lorenzo Mattotti, a Bologna, negli anni Ottanta.
L’adolescenza, alimentata proprio dal punk, è stata quindi per Toffolo un vero e proprio genere narrativo, un luogo di esplorazione emotivo e anarchico, dove trovano spazio una canzone sul rifiuto del lavoro, un anti-inno al futuro e la «prima e più bella canzone scritta con i Tre Allegri Ragazzi Morti», tutte eseguite in chiusura di un incontro tanto bello quanto sorprendente, in pieno stile CaLibro.


B

ibliopatologie: Se per la prima volta a CaLibro compare una chaise longue, è per farci sdraiare pazienti molto particolari: le loro perversioni sono tutte culturali, la cura demandata a un bibliopatologo d’eccezione come Guido Vitiello. Ci sono la «bovarista della domenica» che i libri non può che fotografarli per pubblicarli su Instagram e un paziente che – ci auguriamo non a CaLibro – non riesce a leggere un libro dopo averne incontrato l’autore, c’è uno che giudica il libro dalla copertina e una sventurata cui l’«ansia da trama» rende necessario leggere il finale prima di tutto – e infine c’è chi, leggere, proprio non ce la fa; armato solo di pipa e umana comprensione, Vitiello dispensa avvertimenti e buoni consigli, come solo i migliori terapeuti.
Di bibliopatologie si intende anche Marco Rossari (suo il Piccolo dizionario delle malattie letterarie), ma è col suo ultimo Le cento vite di Nemesio, che dà vita a qualcosa di più di un semplice reading – uno show. Niente di meno merita la vita straordinaria del suo personaggio, Nemesio, pittore ormai anzianissimo che ha vissuto ogni possibile ganglio del Novecento, dal Futurismo alle guerre al dopoguerra: la lettura scatenata di Rossari ha la forza di calare la platea in tutti questi squarci di Storia e di vita, complici gli interventi musicali, perfettamente intonati, di Matteo Bianchini.
A proposito di musica: a intervallare la serata, le incursioni dei Fuko, che tamburellando sui libri li trasformano in veri e propri synth. Non malattia, ma magia di chi i libri li “suona”, in una serata, l’ultima di questo CaLibro 2017, che proprio all’eccezionale incrocio tra patologia, letteratura, vita – e musica – è dedicata.


C

ibo: No, non è una voce sul ristorante Il Grottino, che – a questo punto lo confessiamo – è una delle ragioni per le quali andiamo a Città di Castello tutti gli anni. Bensì su I Signori del cibo, il libro di Stefano Liberti che a CaLibro è stato intervistato dai ragazzi dell’ISS Polo Tecnico “Franchetti Salviani”. Concentrata su quattro grandi alimenti – tonno in scatola, carne di maiale, soia e pomodoro concentrato – l’inchiesta di Stefano Liberti è durata due anni, percorrendo la filiera del cibo attraverso le piantagioni, gli allevamenti, i pescherecci a partire dai quali arriva sulle nostre tavole, distruggendo le risorse del pianeta. E se la mobilitazione avvenuta a proposito dell’olio di palma nasce da un problema mal individuato e sovradimensionato (leggasi: una psicosi) è importante tuttavia trarne un insegnamento: cioè che la presa di posizione collettiva su un tipo di consumo alimentare può cambiare non solo le abitudini delle persone ma anche quelle delle industrie produttrici. Perché i modi di produzione alternativi esistono già, è vero, ma nulla possono se non riescono a fare sistema.


D

ietro le quinte: Dietro le quinte del Teatro degli Illuminati Claudia Durastanti, Giorgio Fontana e Paolo Cognetti si preparano per il reading degli passi dei loro romanzi. Oltre le tende si sente il brusio del pubblico in attesa. Buio in sala, inizia lo spettacolo. Si passa dalle voci maschili nella Milano di Un solo paradiso, a Roma dove conosciamo Caterina, la spogliarellista dall’anca rotta e in cerca salvezza di Cleopatra va in prigione, alla montagna della Val D’Aosta delle Otto montagne, dove un ragazzo solitario medita sul di sé destino e su quello degli altri. Le musiche di Matteo Pirola, Laura Mancini e Fuko sono in sinergia assoluta con le letture. Il miracolo del teatro si è compiuto: ci siamo dimenticati di essere seduti sulle nostre comode poltrone, ci siamo fatti cullare dalla musica e le storie si sono intrecciate portandoci nell’altrove.


G

li Sporcelli: Mai assente l’attenzione di Calibro alla letteratura per l’infanzia: quest’anno la scelta è caduta su Gli Sporcelli, il piccolo capolavoro di cattiveria di Roald Dahl. E i lettori… ci portano dritti nella storia, costringendo a farci piccoli mentre attraversiamo le stanze che raccontano la storia, accompagnati dalla voce dei narratori e da immagini, disegni, sensazioni di raccapricciante delizia.


Isgrò: Isgrò Emilio e le sue cancellature hanno ispirato il progetto di Blackout Poetry di Marco Nicotra e BOLO Paper. Blackout Poetry è stato l’evento inaugurale che ha avuto luogo nel cuore pulsante di Città di Castello, il loggiato di Piazza Fanti, che ha accompagnato il festival per quattro giorni. Il laboratorio, aperto a tutti i passanti del centro storico, funziona così: il passante sceglie uno dei libri a disposizione – tra fanzines, libri di zootecnia in inglese, romanzi per adulti, favole per bambini e chi più ne ha più ne metta – strappa la pagina prescelta, da quella pagina cancella le parole di troppo con un pennarello nero fino a comporre una poesia, attacca poi la pagina alla grande bacheca. Ecco un nuovo glossario, un nuovo linguaggio, un nuovo pensiero, una nuova lunga poesia scritta da tutti i partecipanti al festival.


Personaggi: Se facessimo un breve sondaggio tra i nostri conoscenti – come ha fatto Jacopo Cirillo a CaLibro all’inizio dell’incontro Due uomini e un topo, con Tito Faraci – molto probabilmente scopriremmo che, tra Topolino e Paperino, quello di gran lunga più amato è il secondo. Faraci, però (e non solo perché ne ha scritto le storie) difende il forse meno empatico Topolino, ma senz’altro più working class hero, se mai questo termine possa essere applicato a un topo. Paperino è scontroso, senza amici e, diciamocelo, ha la vita resa facile dal fatto di essere il nipote del papero più ricco del pianeta, mentre Topolino è l’eroe della porta accanto, che si imbatte – proprio come i grandi personaggi noir – in storie più grandi di lui, che intrattiene delle relazioni anche complesse con i suoi antagonisti: insomma, a ben guardare, è l’unico dei personaggi Disney con cui si possa davvero riuscire a identificarsi. Sebbene, a detta dello stesso Faraci, tutti i personaggi disneyani «a parte il dettaglio di essere animali antropomorfi, sono un po’ come noi».


R

eportage: Che il reportage narrativo sia fra tutti i generi quello oggi più praticato è cosa nota, ma che sia anche il più camaleontico è cosa invece perlopiù misconosciuta. Il dialogo tra Giorgio Vasta e Daniele Rielli nella Sala degli Specchi del Circolo degli Illuminati ha avuto quindi come primo merito quello di metterci di fronte a due modi radicalmente opposti di concepire e scrivere il racconto di un viaggio e di un luogo: con tanta o pochissima fiction, con più o meno coinvolgimento diretto dell’autore, con una lingua più analitica oppure più ironica. Eppure, che ad essere attraversati siano i deserti e i luoghi abbandonati del profondo Ovest americano di Absolutely Nothing, o (fra gli altri) il Südtirol tutt’altro che pacificato di Storie dal mondo nuovo, assistiamo in entrambi i libri a un reporter-scrittore che viene cambiato dall’esperienza che fa e che di questo cambiamento fa un mezzo (anche etico) di conoscenza del mondo e di critica del presente. In tempi in cui, in Italia come all’estero, ci si straccia le vesti per le fake news e la post-verità su internet, ma in cui il giornalismo cartaceo è ai minimi storici per credibilità e presa sulla realtà, si avverte la necessità di un ripensamento radicale delle strutture produttive e ricettive del giornalismo di inchiesta: qualità e investimenti vanno insieme, e con loro il tanto dibattuto stato di salute della nostra democrazia.


Stanza profonda: Se davvero «Il nemico non è il gioco di ruolo: il nemico è l’idea del gioco di ruolo nella mente femminile», chi meglio di tre ragazze per dialogare con Vanni Santoni del suo ultimo La stanza profonda? Si parte da varie definizioni di gioco di ruolo – la più interessante quella in negativo: «Non è una roba al computer, non è una roba di soldatini, non è una roba di carte, non è una roba in cui ti vesti da elfo» – per arrivare al vero nucleo della questione, e del libro: i giochi di ruolo come avanguardia di un tempo non più presente, quando rinchiusi in una cantina, dotati solo di manuali, dadi a venti facce e tanta fantasia, si poteva inventare qualcos’altro, mentre fuori, la provincia, svaniva in un Nulla spaventoso.
La stanza profonda è un ibrido tra saggio e romanzo, ma dei giochi di ruolo non vuole fare una – impossibile – storiografia: vuole invece restituire la loro capacità demiurgica, a ogni livello. Avevano, innanzitutto, il potere di creare gruppo, e infatti il libro è (anche) la storia di un’amicizia che, cresciuta intorno al gioco, viene messa alla prova dal trascorrere di vent’anni. È a partire da questo potenziale che i GdR erano un modo per connettere le menti in un’immaginazione condivisa, un modo per creare altri mondi dove non c’è posto per vincitori o vinti ma solo per infinite possibilità. Di tutti i mondi possibili, non a caso, si intitola la raccolta di nove saggi sul fantasy a cura di Silvia Costantino, una di noi intervistatrici, dove compare, tra gli altri, anche un intervento dello stesso Santoni: in comune ai due libri il rifiuto dell’accusa, tutta pregiudiziosa, di escapismo, e la rivendicazione di una dignità sempre troppo rinnegata.


Versi: Come ogni anno, CaLibro riserva uno spazio importante a quel genere ormai quasi di nicchia che è la poesia. A questo giro coinvolgendo il pubblico in due diversi modi: con il laboratorio attivo Blackout Poetry, e portando i poeti in un luogo importante di Città Di Castello, la bellissima Villa Montesca, per un omaggio a Leopoldo Franchetti, filantropo e animatore della vita culturale della città. In occasione delle celebrazioni per il centenario della morte (1917), CaLibro omaggia la figura di Leopoldo Franchetti con un percorso di poesie attraverso le stanze della sua residenza. E così abbiamo sentito e visto alcuni dei più interessanti autori del panorama contemporaneo leggere versi, i propri e, in un gioco di dialogo e suggestioni, i loro preferiti del periodo di vita del Barone. Le buone cose di pessimo gusto.

[Le voci del TweetGlossario sono state realizzate da Carolina Coriani, Silvia Costantino, Maria Teresa Grillo, Marco Mongelli e Giulia Romanin Jacur]

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