Una nuova frontiera dell’esperienza cinematografica. Per lungo tempo la più giovane delle sette arti ha soltanto potuto fantasticare circa la possibilità di coinvolgere attivamente lo spettatore, possibilità potenzialmente più difficile da attuare rispetto ad altre arti. In realtà, si può dire che già prima del grande passo effettuato negli anni Settanta, autori classici come Ėjzenštejn, attraverso lo scontro tra le inquadrature, o Gance, attraverso l’accostamento di più schermi, stimolavano lo spettatore con una molteplicità di fonti visive, con un tipo di montaggio già interattivo, seppur vincolato alle tecniche e alle tecnologie disponibili allora. Il passo successivo è stato quello del cinema sperimentale che, opponendosi al cinema narrativo, ha scelto di provocare lo spettatore e di costringerlo, anche un po’ sulla scia del teatro epico di Brecht, a non essere più soltanto un utente passivo dell’evento visivo. Nel 1970 Gene Youngblood teorizzava un «cinema espanso», la cui teoria si appoggiava sia sull’utopia di schermi multipli, sferici, avvolgenti, sia su un utilizzo della simultaneità e della metamorfosi continua a livello di: figure di scrittura elettroniche. Opere basate su transazioni invece che su tagli di montaggio, su stratificazioni e sovrimpressioni, sulla rappresentazione di opposizioni armoniche, in grado di creare uno spazio-tempo continuo, una … Leggi tutto Il video a 360 gradi
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