The “Celebration” of Facebook

Willow Campus, la master-planned community costruita da Facebook.

Facebook Inc. costruirà una propria cittadina, Willow Campus, che sorgerà a Manlo Park, dove dal 2011 la compagnia ha la sua sede principale.

Willow Campus
Dettaglio del rendering di Willow Campus. Fonte: Facebook Newsroom

Introduzione

Non è una novità che l’iniziativa di attori privati pianifichi e finanzi la costruzione di spazi urbani privatizzati. Già alla fine del XIX secolo si assiste alle prime forme di urbanizzazione privata con la costruzione delle città funzionaliste. Con la crisi del fordismo (fine degli anni Sessanta del 1900) aumentano le sperimentazioni di modelli urbani privati che si propongono come soluzione alla “crisi della città”1 e che considerano le grandi città occidentali come luoghi di divisione sociale, degrado e criminalità. Le forme urbane privatizzate cambiano il concetto di “urbano” e di “politico”, includendo tutti gli aspetti della vita urbana e arrivando a determinarne l’ordine sociale. Le crisi finanziarie e politiche dell’ultimo decennio hanno riposto al centro del dibattito pubblico il tema dello sviluppo urbano e delle società, sottolineando il rapporto inscindibile tra città e capitalismo globale.2. Tramite un parallelismo con Celebration, master-planned community costruita dalla Disney Company, discuto in questo intervento di come Willow Campus si proponga come soluzione alla crisi della città e del ruolo degli attori privati nello sviluppo, nella produzione e nella gestione degli spazi urbani. Lo scopo è di creare una maggiore attenzione sul processo di privatizzazione delle forme urbane e del processo di normalizzazione che questi esperimenti urbano-sociali hanno nelle società contemporanee.

Celebration – Pianificazione e costruzione

Celebration
Veduta di Celebration nel 2006. Fonte Wikipedia

Celebration è un progetto iniziato dallo stesso Walt Disney negli anni Sessanta, poi accantonato con la sua morte, e ripreso verso la fine degli anni Ottanta riproponendo l’idea della “comunità del futuro”. La Disney Company ha costruito attorno a Celebration un discorso sociale e mediatico suggerendo uno stile di vita altro, che possa essere una soluzione alla crisi delle città contemporanee. Celebration segue i principi del movimento New Urbanism, il quale pone tra i suoi obiettivi quello di contrastare il processo di urban sprawl, con una pianificazione urbana e uno stile architettonico che richiamano le piccole città nordamericane prima della seconda guerra mondiale3. Per questi motivi Celebration offre un’idealizzazione della piccola città nordamericana (che in realtà non è mai esistita4) e si rivolge alle famiglie con bambini che vogliono condurre una vita tranquilla immersa nel verde creando una comunità. Questi argomenti assumono una visione sociale e politica specifica e sono necessari al discorso per attirare potenziali abitanti che condividono lo stesso modo di pensare e lo stesso stile di vita (determinato dall’habitus) e per mostrare l’habitat adeguato costruito per loro5.

Il progetto di Celebration vuole rompere con le pratiche di pianificazione e di governo “tradizionali” offrendo una ridefinizione della vita urbana. Qui non esiste un sindaco eletto, ma una struttura di governance orizzontale formata da un’associazione di residenti, un apparato semi-pubblico e l’influenza decisionale della Disney Company. Questo sistema di governance non è caratterizzato da una maggiore partecipazione da parte degli abitanti, bensì rappresenta un sistema di potere che mira a mantenere l’ordine sociale voluto e controllato dalla Disney Company. La struttura amministrativa riproduce i valori sociali, politici ed economici disneyani con la loro visione dell’“urbano” e del “politico”, trovando nello spazio del governo la sua espressione quotidiana6. A Celebration è stato adottato un regolamento ferreo, le cui infrazioni comportano una pena pecuniaria e i cui conteziosi sono risolti tramite azioni legali. Le richieste sociali della collettività sono ridotte a un livello individualista su base economica, andando così a eliminare ciò che Rancière definisce come «il momento politico»7 dell’ordine di governo, cioè la possibilità di dissentire tramite un conflitto politico. Questa forma di governance è determinata da un sistema manageriale che elimina il dissenso politico ed è tipico del sistema neoliberale.

Un parallelismo con Willow Campus: the “Celebration” of Facebook

Mappa di Celebration. Fonte: Celebration web site

La notizia di Willow Campus rilasciata da Facebook Inc. ha riposto l’attenzione sulla costruzione delle master-planned community, mostrando un evidente parallelismo con Celebration. Willow Campus si propone come soluzione a una crisi della città, caratterizzata dall’aumento dei prezzi del mercato immobiliare nella regione di Los Angeles negli ultimi anni. Facebook Inc. si offre come risolutore dell’incapacità delle istituzioni locali di rispondere alla crisi dei prezzi immobiliari della Silicon Valley. Nel comunicato si rileva che la nuova mission dell’azienda è di costruire una comunità concreta e non più solo virtuale. Willow Campus ospiterà diecimila persone, offrirà una serie di servizi al consumatore come un supermercato, una farmacia e un nuovo sistema di mobilità che dovrebbe smaltire il traffico con una ferrovia “intelligente”8. Willow Campus si rivolge sia ai dipendenti di Facebook sia ai non-dipendenti a cui l’azienda di Zuckerberg offre un prezzo agevolato per l’acquisto degli immobili. Questo però riguarderà solo il 15 per cento degli stessi.

Sfruttando la crisi abitativa nella Silicon Valley, il progetto della città di Willow Campus s’inserisce nel dibattito sullo sviluppo urbano, facendosi promotore del suo processo di privatizzazione. La costruzione della master-planned community produce un discorso sociale e mediatico. Con la pianificazione dei valori su cui si basa Willow Campus si costruisce una master-planned community smart, in cui “tecnologia”, “sicurezza”, “controllo” e “mono-comunità” sono le parole chiave. In questo modo si produce un habitat per giovani istruiti, determinando una comunità omogenea lontana dall’eterogeneità delle grandi città, nonostante Facebook si dichiari pro-differences.9 Willow Campus offre inoltre uno spunto di riflessione sulla produzione e l’amministrazione degli spazi urbani privatizzati legati al concetto di smart city10. Attraverso le tecnologie, spesso ritenute apparati amministrativi neutrali, si crea uno spazio tecnocratico che spiana la strada a una condizione post-politica. La tecnologia applicata al concetto di smart city è il mezzo con cui il consenso politico e pubblico è raggiunto, annullando il “momento politico” e il dissenso11.

Il sistema amministrativo di Willow Campus a oggi non è ancora chiaro, ma la costruzione di uno spazio urbano privatizzato dominato da un apparato smart crea preoccupazione per la determinazione di una condizione post-politica, dove la tecnologia scavalca le richieste sociopolitiche della collettività monetizzando ogni aspetto della vita quotidiana. La (ri)produzione di un immaginario urbano stereotipato dalla tecnologia alimenta disuguaglianze socio-spaziali. Inoltre non bisogna dimenticare il ruolo che Facebook Inc. ha avuto sull’aumento degli affitti e dei prezzi delle case della Silicon Valley. Lo stesso è successo nella conurbazione di Orlando con l’apertura di Disneyworld negli anni Sessanta e la conseguente progettazione di Celebration. Le similitudini tra le due master-planned community proseguono negli obiettivi; infatti, la Facebook Inc. e la Disney Company sono produttori di visioni urbane che ridefiniscono la vita urbana attraverso la pianificazione e la diffusione dei loro valori sociali, politici ed economici.

Classical American Style: casa che richiama lo stile architettonico classico americano del XIIX e XIX secolo. Foto di Lidia Monza.

Riflessioni conclusive

Le master-planned community, di cui Willow Campus e Celebration sono esemplificative, rappresentano un’iperrealtà12 urbana in cui la produzione di spazi e la loro gestione creano narrazioni che rafforzano il dibattito sulla crisi della città. Esse limitano l’eterogeneità sociale, politica ed economica controllando ogni aspetto della vita degli abitanti; sono determinate da una condizione post-politica, dove il senso del comune lascia spazio a una crescita del privatismo e la commercializzazione del sé, aumentando le disuguaglianze socio-economiche che influenzano la fruizione di determinati spazi. La costruzione delle master-planned community è spesso assecondata dalle istituzioni pubbliche, che dagli anni Ottanta hanno dovuto cercare risorse finanziarie private per gestire la costruzione di case e infrastrutture. L’impegno da parte di attori privati è un aiuto per le amministrazioni, le quali però perdono potere decisionale. La propensione delle istituzioni ad accettare forme di urbanità privata conduce a un processo di normalizzazione, causando il consolidamento e la diffusione di condizioni post-politiche, segregazione sociale, etnica ed economica, aumentando il paradosso del sistema neoliberale. È per questo motivo che il dibattito sui processi di privatizzazione sulle nuove forme di urbanità deve essere continuamente portato all’attenzione dei vari attori civili e istituzionali.

Lidia Monza ha conseguito un dottorato di ricerca in Geografia Umana presso la Goethe Universität Frankfurt. Il suo lavoro di ricerca finora si incentra sui processi di privatizzazione urbana e sulle politiche urbane. Precedentemente ha studiato a Francoforte all’Istituto di Geografia Umana e a Milano presso l’Universitá degli Studi di Milano Statale.
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Note

  1. Con “crisi della città” s’intende un discorso mediatico e politico in cui la maggior parte delle città sono considerate come luoghi pericolosi, insani, decadenti a livello architettonico ed economico e non adatti a una vita famigliare. Questi discorsi sottolineano la percezione negativa dei cambiamenti sociali, in termini di differenze di classe, etniche ed economiche. I discorsi sulle “crisi delle città” sono specifici per ogni luogo e società e quindi inscindibili dall’organizzazione politica, sociale ed economica di un determinato Stato. D. Harvey 2007, Kleine Geschichte des Neoliberalismus, Zürich: Rotpunktverlag, 2007.
  2. Si veda U. Rossi, Cities in Global Capitalism, Polity Press, Cambridge, 2017
  3. Si veda A. Duany e E. Plater-Zyberk, The Second Coming of the American Small Town, «The Wilson Quarterly», anno 16, volume 1, 1992.
  4. Si veda A. Roost, Die Disneyfizierung der Städte. Grossprojekte der Entertainmentindustrie am Beispiel des New Yorker Times Square und der Siedlung Celebration in Florida, Opladen Leske + Budrich, 2000.
  5. Si veda anche L. Monza, Urbanen Visionen als Leitbilder der neuen Sozialordnungen: Milano 2 und Celebration, Münster, Westfälisches Dampfboot Verlag, in stampa, autunno 2017.
  6. Si veda C. Mouffe, On the political, Routledge, London, 2005.
  7. Si veda J. Rancière, Disagreement, University of Minnesota Press, Minneapolis, 1999
  8. Si veda N. Rupert, Facebook village? Social media giant to build “social housing”. «The Guardian», 9 luglio 2017.
  9. Si ricordi la campagna di Facebook Inc. contro la politica del presidente Donald Trump nei confronti degli immigrati e dei loro figli.
  10. R. Kitchin, The real-time city? Big data and smart urbanism, «GeoJournal» anno 79 (2014): pp. 1-14.
  11. Si vedaS. Zizek, Revolution at the gates. A selection of writings from February to October 1917, Verso, London, 2002.
  12. Si veda U. Eco, Dalla periferia dell’impero. Cronache da un nuovo Medioevo, Tascabili Bompani, Bologna, 2004.
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