Venerdì incontra Robinson

Per un’enunciazione dinamica del potere in economia politica

La novella di Robinson Crusoe che approda sull’isola deserta è spesso ripresa dagli economisti per riferirsi a un contesto di scarsità economica, seppure in assenza di scambi e moneta [1]. Il protagonista del libro di Defoe percepisce la scarsità naturale dell’isola e razionalizza le proprie scelte in accordo con quanto può ottenere con il proprio sforzo fisico dal luogo. Ma è solo con l’arrivo di Venerdì che emergono i primi scambi e i due iniziano a confrontarsi con la scarsità sociale [[2]: se per qualche ragione Venerdì è libero di girare nudo per l’isola, Robinson è soggetto a provare imbarazzo data la propria cultura borghese; viceversa, se per qualche ragione Robinson ha il diritto/libertà a non sentirsi imbarazzato, Venerdì è soggetto a dover indossare degli indumenti. Analogamente se Robinson ha il potere (a seguito della sua capacità persuasiva) di obbligare Venerdì a portare gli oggetti pesanti durante le loro perlustrazioni sull’isola, allora Venerdì è esposto a tale potere. Contestualmente, Robinson è immune alla persuasione di Venerdì, perlomeno per quanto in argomento. Ne deriva che una libertà/diritto/potere/immunità esclude, per definizione, che l’altro soggetto sia dotato di una simile libertà/diritto/potere/immunità nella medesima relazione; ovvero le posizioni giuridiche (anche se in una forma primitiva come sull’isola di Robinson) sono risorse economiche scarse: non possono essere consumate in segno e misura uguale da tutti i soggetti coinvolti.

Ma, in maniera del tutto analoga a quanto dimostrava il Premio Nobel Ronald H. Coase [3] per quanto riguarda le esternalità, anche i diritti/libertà/potere/immunità hanno natura reciproca. In questa prospettiva, il potere di Robinson non vale necessariamente di più o di meno del potere di Venerdì; quel che conta è invece che il primo, come il secondo, costano all’altro in termini di propri doveri e soggezioni. Infatti, Robinson con l’arrivo di Venerdì dovrà considerare non solo la scarsità naturale dei beni che l’isola gli permette di consumare, ma anche la scarsità sociale delle posizioni giuridiche.

Da ciò discende un’enunciazione dinamica del potere [4] che conduce a due risultati tra loro divergenti:

  1. la presenza di un potere può sollecitare la coagulazione di un contro-potere – è questa, ad esempio, la tesi di John Galbraith circa l’emergere delle associazioni dei consumatori e dei sindacati [2].
  2. La presenza di un potere può scoraggiare un ri-equilibrio perché le distanze istituzionali ed economiche tra chi esercita un potere e chi lo subisce possono essere troppo marcate; da questo secondo processo si determina una polarizzazione del potere stesso, almeno fintanto che non ci sia un qualche intervento esogeno a sostegno di un bilanciamento.

Questa dinamica del potere – che gli economisti-matematici definirebbero non-modulare – non ha quindi un esito univoco e, conseguentemente, gli interventi in termini di policy possono essere divergenti. Per questo motivo possiamo rintracciare una distinzione nel pensiero liberale. Da una parte, i PaleoLiberali (tra cui, von Hayerk, von Mises, Rothbard) ritengono che tra soggetti privati il potere non si polarizzi ma tenda a riequilibrarsi; e che invece tra un soggetto privato e un soggetto pubblico (tipicamente lo stato) il potere tenda a polarizzarsi a favore di quest’ultimo [6]. Di visione diversa si pongono invece gli OrdoLiberali austro-tedeschi (tra cui, Eucken, Böhm, Miksch e Großmann-Doert) che ebbero un ruolo centrale nel miracolo economico tedesco nel dopoguerra [7]; come i PaleoLiberali, anche gli OrdoLiberali sono preoccupati dall’arbitrarietà del potere pubblico, ma a differenza dei PaleoLiberali ritengono che pure il potere privato possa polarizzarsi fino a minacciare le libertà politiche ed economiche degli individui.

Gli OrdoLiberali forniscono come testimonianza i tristi eventi che hanno portato all’implosione della Repubblica di Weimar e alla nascita del regime nazista. Perciò il potere dello stato per gli OrdoLiberali deve essere forte nella tutela di un mercato concorrenziale, ma non arbitrario. In virtù di questa impostazione trovano fondamento teorico una parte consistente dell’attuale impianto istituzionale europeo, in particolare quello che riguarda il diritto della concorrenza e l’istituzione di autorità indipendenti [8].

In poche parole, per salvaguardare le virtù e le capacità individuali, di cui il libro di Defoe è un manifesto ben riuscito, è legittimo che Robinson possa acquisire un potere su Venerdì; ma è parimenti necessario costruire una serie di regole in grado di scoraggiare l’abuso del potere mirato a limitare i meccanismi di contendibilità delle risorse.

Massimiliano Vatiero è Professore Assistente di Law and Economics, Università Svizzera Italiana, Lugano. Research Fellow I-Com (Istituto per la Competitività), Roma. Fellow Centro Studi Tocqueville-Acton, Roma.

Note

[1] Varian H.R. (1990). Intermediate Microeconomics: a Modern Approach. New York: W.W. Norton.

[2] Pagano U. (1999), “Is Power an Economic Good? Notes on Social Scarcity and the Economics of Positional Goods”. In Bowles S., Franzini M. e Pagano U. (eds.) (1999), The Politics and the Economics of Power, pp. 116-145. London: Routledge.

[3] Coase R.H. (1960), “The Problem of Social Costs”. Journal of Law and Economics, 3:1-44.

[4] Una formulazione laica (o meglio logica) del potere può essere data con riferimento alla teoria delle relazioni giuridiche come inizialmente sistematizzata dal giurista americano W.N. Hohfeld e di seguito estesa dall’economista istituzionalista J.R. Commons. Per una introduzione sul tema si veda, Vatiero M. (2010), “From W. N. Hohfeld to J. R. Commons, and Beyond? A “Law and Economics” Enquiry on Jural Relations.” American Journal of Economics and Sociology, 69(2):840-66.

[5] Galbraith J.K. (1983), The Anatomy of Power. Boston: Houghton Mifflin.

[6] Cf. Vatiero M. (2009), Understanding Power. A ‘Law and Economics’ Approach. Saarbrucken: VDM-Verlag.

[7] Gerber D.J. (1998), Law and Competition in Twentieth Century Europe: Protecting Prometheus. Oxford: Oxford University Press.

[8] All’interno di questa visione risiede anche il paradigma di economia sociale di mercato.

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