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Su “In viaggio con Alex” di Fabio L...

[Proseguiamo il nostro approfondimento sul pensiero e l’opera di Alexander Langer, rileggendo la recensione del libro di Fabio Levi (In viaggio con Alex, Feltrinelli 2007); qui e qui gli articoli precedenti] di Maria D’Asaro Undici anni dopo il suo tragico commiato, seguito dalle numerose e accorate riflessioni di amici e conoscenti, dopo le preziose e postume pubblicazioni di tanti suoi scritti e discorsi, dopo la nascita, a Bolzano/Bozen, della Fondazione a lui dedicata, dopo le lucide e dolorose parole dell’amico Edi Rabini e la comprensibile richiesta di silenzio da parte della moglie, si poteva ancora dire qualcosa su Alex Langer? Fabio Levi ha dimostrato che era possibile. E anche necessario. Se è giusto, infatti, rispettare il silenzio che l’Alex privato ci ha chiesto, è altrettanto doveroso non coprire di oblìo l’Alex pubblico, fondatore dei Verdi in Italia, strenuo difensore delle minoranze, parlamentare europeo, costruttore di ponti e operatore di pace. Perché c’è il pericolo che Alex venga dimenticato, visto che nemmeno la sua Bolzano – trincerandosi dietro il pretesto della diseducatività del suicidio – ha ritenuto opportuno dedicargli una strada. Il libro del prof. Levi ci aiuta a tenere viva la memoria di Alex uomo e soprattutto dell’Alex politico, che ci piace immaginare […]

Il piacere della conversione ecologica – ...

[Seconda puntata dell’approfondimento su Alexander Langer, curato da Grazia Barbiero (Comitato scientifico della Fondazione Alexander Langer-Stiftung)] di Grazia Barbiero Nel marzo del 1994, Alexander Langer scrive Il tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica. Dieci punti che indicano modalità teoriche e pratiche capaci di consentire alla compresenza sullo stesso territorio di etnie, lingue, culture, religioni e tradizioni diverse di farsi riconoscere e rendersi visibile nella propria dimensione plurietnica a svantaggio degli esclusivismi etnici. Per Langer, esplosioni di nazionalismo, sciovinismo, razzismo, fanatismo religioso sono tra i fattori dirompenti nella convivenza civile più minacciosi delle tensioni sociali, ecologiche o economiche perché implicano tutte le dimensioni della vita collettiva. Cultura, economia, vita quotidiana, abitudini, oltre che la politica e la religione. Scrive su questi temi mentre scorre il sangue nella ex Yugoslavia e nel ’94 ogni soluzione al conflitto appare lontana. La convivenza a cui pensa non è prescrittiva. Al contrario è in grado di dissolvere la conflittualità etnica solo nel caso sia soggettivamente voluta e agita da mediatori, costruttori di ponti, traditori della compattezza etnica ma non da transfughi. Esclude quindi ogni operazione tesa alla forzatura delle inclusioni, dei processi di assimilazione, dei divieti di lingua e religione. Allo stesso modo, stigmatizza le […]

Nuovi linguaggi: twitter e #storify

[Pubblichiamo l’audio della seconda giornata (17 maggio) dei Seminari del Lavoro Culturale:#beni comuni, scienze umane e agire politico , in collaborazione con 404-file not found, ospiti Flavio Pintarelli e Jumpinshark] di seguito, lo Storify utilizzato da Jumpinshark per il suo intervento: [View the story “Nuovi linguaggi e nuove pratiche di narrazione” on Storify] Infine, il video analizzato da Flavio Pintarelli nel suo intervento:

Sorci verdi: una cartolina razzista dalla spiaggia

di Alberto Prunetti [Pubblichiamo uno dei racconti che compongono il libro Sorci verdi: storie di ordinario leghismo, opera collettiva e militante che “restituisce con mirabile precisione quella cultura quotidiana, spesso metodica e paziente, che ha imbarbarito le relazioni sociali e umane e modificato il tessuto civile di questo paese.”] L’uomo ha un tatuaggio e i capelli quasi rasati. È magro, alto, muscoloso ma con un po’ di pancetta. Colpa della sedentarietà del lavoro d’ufficio. Se ne sta sotto un ombrellone. È incazzato. La moglie, una donna minuta, culla la bambina avvolta in un asciugamano da spiaggia. Non vuole dormire e piange. E il pianto lo fa incazzare sempre di più. Che cazzo, sono iniziati gli allenamenti della sua squadra e lui deve starsene qui perché lei vuole che la piccola respiri iodio. Un posto di merda, questa spiaggia toscana. Per strada ha incontrato una festa del Pd, una di Liberazione, una Internazionalista o come cazzo si dice e una per la libertà di drogarsi. Cazzo di posto, la Toscana. Andrebbe decomunistizzato per bene, come hanno fatto su verso Sondrio. Fa sempre più caldo e intorno i vicini mangiano la panzanella che puzza di cipolla e sono patiti della Fiorentina. Lui […]

Una risata li seppellirà. O forse no.

Note di lettura a L’idiota in Politica, Antropologia della Lega Nord di Michele Bianchi Il testo di Lynda Dematteo L’idiota in Politica. Antropologia della Lega Nord, uscito nel 2011 per la casa editrice Feltrinelli, catapulta il lettore direttamente all’interno del fenomeno Lega Nord che, tra scandali, investimenti in Tanzania e pulizie di Pasqua in salsa padana, oggi più che mai costituisce un oggetto di riflessione estremamente attuale. L’antropologo, in genere, si occupa di alterità, di flussi migratori, delle nuove forme del vivere la socialità in un contesto dove la differenza è pane quotidiano. L’antropologo analizza le condizioni socio-politico-culturali di coloro che Pasolini chiamava gli ultimi, e prima Antonio Gramsci e poi Alberto Mario Cirese hanno descritto ed analizzato in quantoclassi subalterne. Difficilmente però questi scritti vengono letti dalle masse o quantomeno conosciuti da un pubblico che vada oltre lo specialismo accademico. Il piatto in gioco non è in questo caso la ricerca di sbocchi lavorativi che legittimino “l’essere antropologo” ma nello specifico la mancanza di un riconoscimento condiviso della propria figura di analista sociale. La grande distribuzione della macchina editoriale Feltrinelli e la presentazione del libro in diretta TV all’interno del programma di Gad Lerner (oltre ad essere suo sponsor, ha firmato […]

Il guardaroba per la Val di Susa: “pecore...

Umberto Pellecchia «Voglio cento pecore, cento pecore e un montone, per poter vivere cento giorni da leone» cantavano nel 1991 gli Üstmamò cercando musicalmente di sintetizzare la necessità di una resistenza ad un mondo che sembrava cambiare troppo velocemente nel delirio post-caduta del Muro. Oggi, che quel mondo pare davvero cambiato, le pecore sono diventate gli agenti antisommossa schierati nelle piazze e stazioni italiane, negli svincoli autostradali e nelle valli piemontesi. E di pecore si parla…mentre il mondo continua a cambiare mettendo sù muri di varia natura, il primo dei quali quello tra cittadini e organismi di delega del potere. L’antisommossa – più che pecore direi montoni, per la bardatura sui loro corpi – stanno a rappresentare uno di quei muri che non sono ancora caduti, quello ad esempio di uno Stato che impone sulla base di discutibili motivazioni economiche opere faraoniche che non apportano nessun beneficio diretto alla popolazione. La polizia in tenuta antisommossa nei luoghi pubblici dove ancora si esprime la contestazione a questi “muri” di ottusità politica non dovrebbe essere interpretato semplicemente come un meccanismo di ripristino delle legalità. Essa è segnale visibile di una crisi della rappresentanza, di uno scollamento tra istituzioni e cittadini, di una […]

Perché parlare di tendopoli a L’Aquila dopo due...

Uno studio di caso. Area di accoglienza “provvisoria” Collemaggio di Rita Ciccaglione [*] 11 novembre 2011 Nelle modalità di azione della Protezione Civile per la gestione della fase di emergenza, la tendopoli può essere intesa come un’istituzione totale. Essa, infatti, rispecchia le caratteristiche fondamentali di questo tipo di organizzazione: l’allontanamento ed esclusione dal resto della società dei soggetti, l’organizzazione formale e centralmente amministrata del luogo e delle sue dinamiche interne, il controllo operato dall’alto sui suoi membri. Uno sguardo nel campo Lo spazio L’analisi del modello organizzativo dello spazio è quella che più mette in evidenza gli elementi distintivi dell’istituzione totale. La tendopoli come conglomerato abitativo “provvisorio” si costituisce come spazio imposto, “agito” dall’alto che tende a protrarre uno status di precarietà. La tendopoli Collemaggio, sul fondo dietro le impalcature la basilica L’area di accoglienza di Collemaggio viene allestita due giorni dopo la scossa, l’8 Aprile 2009, nel prato antistante l’omonima basilica, al limite del centro storico della città de L’Aquila e conseguentemente della zona rossa. A gestirla è la Croce Rossa Italiana, sezione Toscana, che sotto le direttive della Protezione Civile, e nella fattispecie del DI.COMA.C. [1], smantellerà progressivamente l’area fino all’ammainabandiera del 22 novembre 2009. La tendopoli prende forma rispettando […]

…chi parte per Beirut e ha in tasca un mi...

Le rivolte in Egitto e in Tunisia, la protesta ancora viva in Yemen, il centesimo anniversario della Campagna di Libia ben festeggiato con tanto di bombardamenti, la repressione feroce in Siria: dall’inizio di questo 2011, come tutti sanno, in alcune parti del mondo arabo avvengono cambiamenti di cui è difficile scorgere gli esiti e cogliere il valore profondo, e su cui a nostro parere sarebbe utile spostare la nostra attenzione e interrogarsi. Perciò prendiamo un piccolo spazio per segnalare ai lettori de “Il lavoro culturale” un sito a nostro parere utile: www.sirialibano.com Come evidente dal suo stesso nome, questo sito focalizza l’attenzione su due paesi limitrofi, il Libano e la Siria. Esso si presenta come una ricca piattaforma che fornisce bibliografia, link ad altri siti e fonti utili per comprendere. La ricchezza maggiore però, a nostro parere, sta proprio nell’abbondanza del materiale prodotto e curato dai collaboratori al sito, tutti o quasi stanziati tra Siria e Libano, e nella quantità di articoli di giornale che ci vengono proposti in italiano, arabo, inglese, francese. Questo ci permette di cogliere non solo, eventualmente, un punto di vista maggiormente “locale”, ma soprattutto i dettagli degli avvenimenti (a volte curiosi o banali) che risultano […]

Palestina. Non fare finta di non sapere

Dal 5 al 13 novembre a Siena due percorsi fotografici per raccontare la storia e la cronaca di un’identità negata Locandina Clicca sull’immagine per ingrandire Sabato 5 novembre con una giornata seminariale aperta a tutta la cittadinanza, si inaugurano presso la Sala Italo Calvino del Santa Maria della Scala di Siena due mostre fotografiche dedicate al Popolo palestinese e alla sua storia. Un atto di denuncia su una situazione troppo spesso dimenticata dalla politica e dai media, ma anche un’occasione per conoscere e approfondire quella che Edward Said, in uno dei suoi più celebri studi, definì “la questione palestinese”, ovvero “la tragedia di essere vittime delle vittime”. La Palestina della convivenza: la storia palestinese dal 1880 al 1948 è un percorso espositivo fatto di immagini d’epoca . Organizzata dall’associazione “Hawiyya-onlus”, la mostra raccoglie documenti riguardanti la vita in Palestina dall’impero Ottomano al mandato britannico, dalla Grande rivolta araba tra il 1936 e il 1939 fino alla “Nakba”, l’espulsione dalla propria terra avvenuta nel 1948. Per non far finta di non sapere è un reportage dai campi profughi palestinesi in Libano, promosso dall’associazione culturale “Un altro mondo è possibile”. Cinquanta fotografie, un DVD con circa 100 immagini in slide show accompagnate […]

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