società

“Fondamentalismo: attenzione ai concetti-...

Per la sua estrema attualità, pubblichiamo un dialogo di Francesco Di Donato con Pierre Bourdieu, risalente al 1991 e apparso per la prima volta su Reset (n. 73, settembre-ottobre 2002). La trascrizione dal cartaceo è a cura di Lorenzo Coccoli e Matteo Santarelli.

“Una società di lavoratori e consumatori&...

Il 4 dicembre del 1975 si spegneva, a New York, Hannah Arendt. La redazione de il lavoro culturale ricorda il suo pensiero e la sua opera rileggendo un brano tratto dal capitolo “Il lavoro” di Vita activa. La condizione umana, del 1958.

Elogio della vertigine, o guerra senza fine

Pubblichiamo un estratto di “Elogio della vertigine o guerra senza fine”, il saggio introduttivo di Gianluca Solla al testo di Roger Caillois, “La vertigine della guerra”, edito da Casa di Marrani. Scritto negli anni successivi al secondo conflitto mondiale e tradotto integralmente per la prima volta in Italia, il libro di Caillois non si limita a indagare la mobilitazione totale perpetrata dai regimi del Novecento, ma mostra come, in maniera più inquietante, ogni democrazia rechi con sé, proprio nel suo rapporto con la guerra, il principio comune ad ogni deriva totalitaria.

La cultura come bene comune

Il dibattito politico e culturale degli ultimi anni cerca nella categoria di bene comune delle risposte a diverse problematiche che la nuova società globale impone.

VHS: Ai tempi dello schermo a tubo catodico

(Ovvero: quando la televisione sapeva raccontare il contemporaneo) di Silvia Jop Oggi la televisione, svanito l’intento originario che l’aveva partorita con il corpo e lo spirito di mezzo/strumento di formazione, informazione, approfondimento, analisi e comunicazione, si è trasformata in una sorta di sostanza stupefacente utile a riempire di vuoto gli angoli delle nostre teste e spesso strumentale per un’azione di rimozione forzata (indolore per via della potenza ipnotica dell’oggetto in questione) del carico quotidiano che ognuo di noi si trova a dover gestire nell’economia delle proprie giornate. All’accensione della televisione corrisponde, nella maggior parte dei casi, lo spegnimento di quella parte delle strutture cognitive utili all’esercizio dei processi elaborativi che ci consentono di trasformare in esperienza le cose che osserviamo e che viviamo. Come se, paradossalmente, all’evoluzione delle tecnologie che hanno portato l’oggetto “TV” – nato ingombrante e profondo come uno scatolone per i traslochi (quelli importanti, quelli di una vita), e diventato magro come una sottiletta (quasi senza corpo, come rinunciando allo spazio necessario a contenere la prospettiva di corpi fisici e concettuali) – fosse corrisposta un’involuzione delle sue prospettive e di conseguenza dei suoi contenuti. La televisione, per quanto riguarda la gran parte dei materiali che vi circolano […]

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