scuola pubblica

Sulla circolare ministeriale n. 8. Ovvero “Biso...

Ovvero “Smettiamo di pensare che siano solo incompetenti”. Sara Biscioni spiega i rischi della Circolare MIUR n.8 che allarga l’area dei Bisogni Educativi Speciali dalla disabilità all’area dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale.

L’ora d’italiano

Conversazione con Luca Serianni Luca Serianni storico della lingua italiana e vicepresidente della Società Dante Alighieri ha dedicato negli ultimi quattro anni diverse riflessioni all’insegnamento dell’italiano e delle discipline umanistiche nelle scuole secondarie. Il suo ultimo libro sul tema L’ora d’italiano. Scuola e materie umanistiche (Laterza, Roma-Bari 2010) nasce dall’attività di consulente per il MIUR e l’INVALSI. Il professor Serianni ha infatti fatto parte della commissione che nei lavori della Riforma Gelmini si è occupata della messa a punto dei programmi delle materie umanistiche (italiano, latino e greco) nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Marco Ambra: Premetto che ho trovato L’ora d’italiano una lettura molto convincente, soprattutto perché rispetto ad altri libri sull’argomento rifugge fumose analisi “di sistema” per privilegiare indicazioni pragmatiche, ad uso degli insegnanti. Dal suo libro emergono due aspetti rilevanti dell’insegnamento dell’italiano nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il primo riguarda l’uso della lingua relativamente all’argomentazione: saper scrivere e saper parlare come condizione per l’espressione ordinata e comprensibile del pensiero. L’insegnamento dell’italiano nelle scuole secondarie dovrebbe concentrarsi principalmente sulle competenze argomentative e sulla ricchezza lessicale, e sottrarsi al grammaticalismo dei manuali. A tal proposito lei suggerisce di non sprecare energie sulla classificazione delle forme grammaticali ma, ad […]

Quello che le parole non dicono

La scuola nei programmi elettorali [L’articolo è già apparso su Carmilla] Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi? Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo? Venditore. Si signore. Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo? Venditore. Oh illustrissimo si, certo. (Giacomo Leopardi, Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggero) Premessa [*] Mi sono preso la briga, da conoscitore delle cose di scuola, di leggere i programmi elettorali del centro-sinistra sulla scuola. Ho preso appunti sulle questioni che a me sembrano di maggior rilievo (per un confronto sinottico generale si può vedere qui o qui), e ne ho ricavato questo testo, che spero sia esauriente. Lascio ai lettori interessati il giudizio, senza dare (ci mancherebbe) indicazioni di voto: con chi ha davvero a cuore la difesa della scuola, ci si vede nelle lotte. 0. Introduzione L’esame dei programmi elettorali che possono in qualche modo riguardare gli elettori di sinistra [1] può dare, a una prima lettura, l’impressione di un libro delle favole, dal quale mancano solo le montagne di parmigiano, i fiumi di vernaccia e le vigne legate con le salsicce. A una lettura più attenta, l’impressione di un paese del Bengodi prossimo venturo cede il passo a diversi argomenti di preoccupazione: dietro le […]

Oltre la crisi dell’istruzione

La scuola pubblica e le pratiche del comune La rappresentazione mediatica delle proteste studentesche della scorsa settimana, concentrandosi sulla distinzione tra vittime e carnefici, lascia sullo sfondo gli interrogativi posti dalla protesta stessa, ovvero il problema dello stato della scuola pubblica in Italia. Le immagini delle violenze del 14 novembre offuscano la possibilità di mettere in discussione il frame della crisi della scuola e dell’università: le manifestazioni di piazza vengono percepite nell’immaginario mediatico come effetti di una realtà in uno stato di crisi irreversibile. Questa rappresentazione, cavalcata da certo giornalismo dilettantistico e da qualche nostalgico di metodi educativi più autoritari, diventa in alcuni casi materiale di discussione salottiera. Nel mantra anti-welfare ripetuto sino alla nausea dai think tank neoliberisti, le proteste di questi giorni sono il sintomo di una patologia incurabile: “i giovani protestano perché il merito è soffocato!” tuona l’economista neoindignato da Chicago. Il presunto malato irreversibile, quell’insieme complesso di socialità, idee, uomini e donne che chiamiamo “scuola”, rimane sullo sfondo a tossicchiare imbarazzato. Bisogna fare un passo indietro, guardare alle immagini dei giorni precedenti con la bussola dei numeri, delle statistiche, delle storie che fanno la scuola. Solo a questo punto la rabbia della protesta indica prospettive, fornisce materiale per una discussione più […]

Appello per la scuola primaria statale “G. Lodi...

di Chiara Bettini Pubblichiamo la testimonianza dell’insegnante della scuola primaria di Crevalcore (Bo), colpita dallo sciame sismico che ha recentemente interessato il Nord Italia. Si tratta di una testimonianza emblematica, infatti la metafora del sisma, metafora che il lavoro culturale ha già utilizzato per gettare uno sguardo sulle dinamiche del potere nella contemporaneità, attraverso l’esperienza traumatica del terremoto de L’Aquila in“Sismografie. Ritornare a L’Aquila mille giorni dopo il sisma”, racconta nei suoi accenti più crudi quello che sta succedendo alla scuola pubblica italiana: strutture fatiscenti che richiedono una messa in sicurezza immediata, la sovraresponsabilizzazione degli insegnanti a fronte di uno Stato assente, la competizione tra “poveri” che ministero e parti sociali contribuiscono ad alimentare tra precari storici e contrattisti di ultima generazione, il ruolo cruciale che la scuola gioca per la sopravvivenza del territorio. Come ha già messo in luce Naomi Klein in “Shock economy”, un terremoto è sempre una buona occasione per fare tabula rasa della rete di resistenza locali (fondate sulla cooperazione, sulla relazione tra scuola e territorio) per sostituirvi una rete di strutture private, finalizzate a disciplinare il territorio post sismico con il valore neoliberista dell’autoimprenditorialità. Mi chiamo Chiara e sono un’insegnante precaria di scuola primaria. Quattro […]

Salvate il soldato Rigoni Stern

[L’articolo è già apparso su Carmilla] Questo testo viene pubblicato anche su altri siti accomunati dalla difesa della scuola Lo scorso maggio gli studenti del secondo anno di istruzione superiore (licei e istituti tecnici e professionali) sono stati sottoposti alle prove dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI). Lo scopo di queste prove di “valutazione esterna” in italiano è di “accertare la capacità di comprensione del testo e le conoscenze di base della lingua italiana” (vedremo dopo le finalità più generali dell’INVALSI). Per verificare queste capacità e conoscenze è stato chiesto agli studenti di leggere dei testi e rispondere a un certo numero di “domande a risposta chiusa” [1]. Uno dei testi era il racconto di Mario Rigoni Stern “Sulle nevi di gennaio”, compreso all’interno della raccolta Aspettando l’alba e altri racconti (Einaudi, Torino 2004, in appendice). Il racconto, originariamente pubblicato su “La Stampa” del 19 gennaio 1994 col titolo “Sul Don, quel lontano inverno”, fa parte del “Ciclo del Don”: e infatti nel Meridiano Rigoni Stern è inserito, dopo i romanzi, tra i racconti della seconda guerra mondiale (alle pp. 859-863). In questo testo il Narratore racconta, con lo stile che gli […]

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