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Classe e mobilitazioni in Iran. Sulle recenti p...

Grazie alle ultime proteste, molti osservatori hanno scoperto che in Iran esiste una classe di lavoratrici e lavoratori che si mobilita, che non è unicamente preoccupata dall’influenza della religione sulla politica e che, per stile e reddito, è diversa dalle ragazze con il trucco pesante e gli occhiali da sole che sono innalzate a simbolo di tutti i/le ribelli del paese.

Elogio della vertigine, o guerra senza fine

Pubblichiamo un estratto di “Elogio della vertigine o guerra senza fine”, il saggio introduttivo di Gianluca Solla al testo di Roger Caillois, “La vertigine della guerra”, edito da Casa di Marrani. Scritto negli anni successivi al secondo conflitto mondiale e tradotto integralmente per la prima volta in Italia, il libro di Caillois non si limita a indagare la mobilitazione totale perpetrata dai regimi del Novecento, ma mostra come, in maniera più inquietante, ogni democrazia rechi con sé, proprio nel suo rapporto con la guerra, il principio comune ad ogni deriva totalitaria.

A due anni dalle arance macchiate di sangue di ...

Vincenzo Romania [*] Sono passati due anni da quando all’inizio del 2010, dopo 3 giorni di violenti riots, la situazione di sfruttamento lavorativo ed abitativo dei 2000 lavoratori immigrati residenti a Rosarno, nel sud dell’Italia, ha conquistato l’attenzione dei maggiori canali dell’opinione pubblica nazionale ed europea. Dopo due anni, quando torno in Calabria dai miei parenti e parlo con qualche piccolo o grande aspirante ’ndranghetista, mi racconta che lì, a 40 km da dove abito, la situazione non è per nulla cambiata. All’inizio è stato assunto qualche rumeno, per evitare le maglie del reato di favoreggiamento della clandestinità e soprattutto per evitare che la forza esplosiva della protesta degli immigrati africani si ripetesse, in forme inedite per chi da sempre è stato abituato al silenzio ed alla soggezione. Poi, come sempre accade nei fatti in cui la mafia e lo stato sono coinvolti, le maglie della repressione si sono allargate, la polizia è tornata a occuparsi di altro, e la raccolta di arance, favorita da piogge abbondanti e temperature alte, è continuata ad essere un commercio fiorente. Il fatto in sé, per chi conosce il contesto non ha creato enormi danni economici alle ’ndrine. La ‘ndrangheta calabrese si occupa, infatti, soprattutto […]

#occupy New York: la parola al cambiamento

di Marianita Palumbo Il 23 novembre, in occasione del Thanksgiving Day, a Zuccotti Park l’atmosfera è di festa. Lo spazio occupato dal movimento Occupy Wall Street per più di due mesi, è stato ufficialmente sgomberato la settimana scorsa ma per questa occasione si sono dati appuntamento tutti qui per festeggiare insieme e dare ulteriore visibilità alla protesta. Un gruppo di volontari si occupa di distribuire i pasti a chiunque lo chieda. Occupy Wall Street ha fatto un appello a ristoranti e benefattori e ha raccolto fondi sufficienti per preparare più di 3000 pasti. Lo sguardo di un osservatore attento cade subito su qualche dettaglio imprevedibile in uno spazio occupato: non solo gli uomini della sicurezza vestiti di giallo che regolano il traffico per accedere all’interno dello spazio transennato, ma anche un altro gruppetto di uomini che all’interno raccolgono ininterrottamente qualsiasi minuscola cartina o rifiuto caduto per terra. Le mie prime 24 ore a New York sono sufficienti a capire quanto Occupy sia ormai diventato uno slogan, un simbolo, un logo, una parola d’ordine che circola per le strade della città ridando significato e spazio ad un modo di essere cittadini, ad un modo di interagire, ad un modo di stare. […]

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