No Tav

Dentro e fuori dal cantiere: analisi di un mani...

di Flavio Pintarelli Tra i numerosi momenti di conflitto che negli ultimi anni hanno attraversato il paese, colpito con sempre maggiore durezza dalla crisi economica, il movimento No-Tav della Valle di Susa si è distinto per la sua capacità di radicamento e per la capacità di ampliare la portata delle sue rivendicazioni dalla difesa del territorio (piano locale) alla messa in questione dei meccanismi di governance democratica. All’ostinazione del movimento e al consenso che gli attivisti sono stati in grado di costruire nel paese negli ultimi 10 anni il fronte di soggetti (istituzionali, politici ed economici) interessato alla costruzione della line ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione ha risposto in maniera altrettanto ostinata. Si sono così determinate una riduzione degli spazi del dialogo e una polarizzazione delle posizioni in campo che sono spesso sfociate in duri scontri. All’interno di questa logica conflittuale e di scontro le immagini, come spesso accade, giocano un ruolo importante. Nel luglio di quest’anno (2012) i deputati del PD Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi, insieme all’onorevole Domenico Portas de I Moderati, hanno firmato un manifesto di grandi dimensioni che è stato affisso per le strade di Torino. Il manifesto in questione riproduceva una fotografia scattata durante una […]

Il guardaroba per la Val di Susa: “pecore...

Umberto Pellecchia «Voglio cento pecore, cento pecore e un montone, per poter vivere cento giorni da leone» cantavano nel 1991 gli Üstmamò cercando musicalmente di sintetizzare la necessità di una resistenza ad un mondo che sembrava cambiare troppo velocemente nel delirio post-caduta del Muro. Oggi, che quel mondo pare davvero cambiato, le pecore sono diventate gli agenti antisommossa schierati nelle piazze e stazioni italiane, negli svincoli autostradali e nelle valli piemontesi. E di pecore si parla…mentre il mondo continua a cambiare mettendo sù muri di varia natura, il primo dei quali quello tra cittadini e organismi di delega del potere. L’antisommossa – più che pecore direi montoni, per la bardatura sui loro corpi – stanno a rappresentare uno di quei muri che non sono ancora caduti, quello ad esempio di uno Stato che impone sulla base di discutibili motivazioni economiche opere faraoniche che non apportano nessun beneficio diretto alla popolazione. La polizia in tenuta antisommossa nei luoghi pubblici dove ancora si esprime la contestazione a questi “muri” di ottusità politica non dovrebbe essere interpretato semplicemente come un meccanismo di ripristino delle legalità. Essa è segnale visibile di una crisi della rappresentanza, di uno scollamento tra istituzioni e cittadini, di una […]

Close