Nanni Moretti

Essere più uguale degli altri. Veggenz...

[in concomitanza con i recenti fatti di cronaca politica e giudiziaria – nel tentativo di leggere in profondità le immagini e le notizie che provengono dal tribunale di Milano – pubblichiamo alcuni passi dedicati al Caimano di Nanni Moretti dal libro di Francesco Zucconi, Sopravvivenza delle immagini nel cinema. Archivio, montaggio, intermedialità, in stampa per Mimesis]. Come poter elaborare un racconto della presa del potere di Silvio Berlusconi e delle sue immagini che non sia legittimante o, in ogni caso, connivente con il sistema rappresentativo che lo identifica in quanto leader acclamato dal popolo? […] Moretti sceglie di rimettere in scena, con gli attori e con i mezzi a disposizione, alcuni momenti importanti della vita mediatica di Berlusconi: sequenze televisive e dichiarazioni pubbliche fortemente presenti nell’immaginario e tuttavia incapaci di trasformarsi in memoria, in esperienza. L’iconografia della discesa in campo, il testo degli interventi parlamentari e le deposizioni processuali costituiscono i riferimenti di partenza per un lavoro di riconfigurazione interamente a carico della drammaturgia e della composizione filmica. […] Le strategie di montaggio intermediale già rilevabili nei precedenti film di Moretti non bastano più: «D’Alema, dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà. D’Alema, […]

L’immigrazione ai tempi dell’immagine

il caso di Aprile di Nanni Moretti Il fatto che l’Italia non disponga di una disciplina organica in materia di asilo ha contribuito in modo consistente alla sovrapposizione della figura del richiedente protezione internazionale e del rifugiato a quella del migrante tout court. In questo processo di identificazione tra due soggettività tanto differenti, hanno giocato un ruolo altrettanto determinante i mezzi di comunicazione di massa. L’uso delle immagini infatti – che a partire dalla metà degli anni novanta ha gettato le basi per una vera e propria narrazione della storia delle im-migrazioni nel nostro paese – ha fatto sì che i cittadini, sempre più spettatori, acquisissero una percezione monolitica e invasiva delle persone che hanno cominciato ad approdare sulle nostre coste, qualsiasi fosse il motivo che li aveva spinti a mettersi in viaggio. Si è quindi sviluppato un dispositivo narrativo dagli estremi paradossali tra i quali si giocano le strategie che regolano i rapporti tra i fenomeni migratori ed i mezzi di comunicazione che di questi ci forniscono un racconto. Dispositivo che alterna massima visibilità e radicale invisibilità, massima copertura e minimi riferimenti. Ma quali sono gli elementi che vengono taciuti, mantenuti nell’oscurità anche quando i racconti delle emigrazioni riempiono […]

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